SEGRETI

Scandalo Eni, così è nato il depistaggio

Scandalo Eni, così è nato il depistaggio

di Antonio Massari e Giorgio Meletti |

Il 26 febbraio 2018 il pm milanese Isidoro Palma ha chiesto la condanna a 6 anni e 4 mesi per l’ex amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni. L’accusa è di corruzione internazionale per aver fatto arrivare tangenti, attraverso la Saipem (controllata di Eni), all’allora ministro dell’Energia algerino Chakib Khelil in cambio di appalti petroliferi. Pene pesanti sono state chieste anche per gli ex manager di Saipem Pietro Tali, Pietro Varone e Alessandro Bernini. Lunedì scorso è iniziato a Milano un altro processo per corruzione internazionale a carico dei manager Eni. Il pm Fabio De Pasquale ha portato alla sbarra 15 persone tra cui ancora Scaroni, l’attuale ad dell’Eni Claudio Descalzi, i due manager Eni Roberto Casula e Vincenzo Armanna. il presunto intermediario Luigi Bisignani e l’ex ministro nigeriano Dan Etete. L’accusa è di aver pagato una tangente di 1 miliardo e 92 milioni di dollari per l’acquisizione, nel 2011, dell’ormai celebre giacimento petrolifero Opl 245.

Nel frattempo, il 6 febbraio scorso si sono mosse tre Procure con una manovra coordinata. Quella di Messina ha arrestato il pm di Siracusa Giancarlo Longo, quella di Roma ha arrestato l’avvocato Piero Amara e quella di Milano ha ordinato la perquisizione di casa e uffici dell’ex capo degli affari legali dell’Eni Massimo Mantovani, oggi alla guida di attività industriali nel campo del gas. Longo è accusato di associazione a delinquere, corruzione e falso. Mantovani è indagato per associazione a delinquere “finalizzata a intralciare l’attività giudiziaria”. Amara, avvocato di Siracusa che ha lavorato molto per l’Eni ed è buon amico di Mantovani, sarebbe l’ufficiale di collegamento tra l’Eni e la procura di Siracusa. Tutti insieme sono accusati di aver cercato di depistare e far saltare l’inchiesta milanese sull’Opl 245.

Tra le attività mirate a proteggere gli uomini dell’Eni dall’azione della giustizia c’è una sorta di persecuzione giudiziaria ordita contro Luigi Zingales e Karina Litvack, due consiglieri d’amministrazione e membri del Comitato controllo e rischi. Fin dal giorno dell’insediamento (maggio 2014) sono entrati in conflitto con Descalzi, con la presidente Emma Marcegaglia e, soprattutto, con Mantovani proprio sul tema della trasparenza rispetto alle operazioni in Algeria e in Nigeria finite nel mirino dei magistrati milanesi, ma anche delle autorità britanniche e americane.

Zingales si è arreso dopo un anno e si è dimesso. Litvack nell’estate 2016 è stata silurata dal Comitato di controllo grazie a un’inchiesta priva di fondamento aperta a carico suo e di Zingales proprio da Longo, che anche per questo è stato arrestato. La vicenda è quasi ignorata dai grandi media italiani. I casi sono due. O siamo davvero di fronte a uno degli scandali più gravi della storia nazionale recente, oppure si tratta di un errore giudiziario in cui sono incorsi i magistrati di tre Procure. Per aiutare i lettori a farsi un’idea proponiamo nelle prossime tre pagine una ricostruzione rigorosamente cronologica della vicenda, basata solo su documenti ufficiali.

Fermate Zingales, Litvack e la Procura di Milano. Le date del finto complotto

8 maggio 2014. L’assemblea dell’Eni elegge il nuovo cda, con Emma Marcegaglia presidente e Claudio Descalzi amministratore delegato.

28 maggio 2014. Cda Eni. Dal verbale: “Il Consigliere Luigi Zingales fa presente che Eni potrebbe incorrere in responsabilità negli Stati Uniti per la vicenda Saipem-Algeria. (…) Ritiene opportuno che venga effettuata un’approfondita analisi all’interno del gruppo per verificare se vi sono altri rischi analoghi”.

2 luglio 2014. La Guardia di Finanza di Milano chiede a Eni gli atti sulla vicenda Opl 245 (giacimento in Nigeria per il quale si sospetta sia stata pagata una tangente) e notifica a Eni l’avviso di garanzia per la legge 231 (responsabilità civile per reati compiuti da suoi esponenti).

5 luglio 2014. Mail del consigliere Zingales al consigliere Andrea Gemma (con Karina Litvack fanno parte del Ccr, Comitato controllo e rischi presieduto da Alessandro Lorenzi): “Ritengo che si debba togliere subito la responsabilità della difesa Eni a [Massimo] Mantovani (capo degli affari legali di Eni, ndr) che è parte in causa”. Risposta di Gemma a Zingales: “Su Mantovani non sarei per la soluzione suggerita, troppa conflittualità con la struttura”.

18 luglio 2014. Cda Eni. Dal verbale: “Il consigliere Lorenzi segnala che nel Comitato Controllo e Rischi è stato dibattuto il tema del conflitto di interessi di Mantovani, in relazione alla vicenda Opl 245 (il giacimento nigeriano per cui oggi Descalzi è a processo per corruzione internazionale insieme al presidente della controllata Versalis Roberto Casula, ndr), per il suo coinvolgimento diretto nella stessa. È stato quindi chiesto, da due componenti del Comitato, che Mantovani non prenda parte alle riunioni dell’Organismo di Vigilanza che trattano il tema e gli sia precluso di seguire la relativa strategia legale.

(…) Il consigliere Zingales fa presente che quando Saipem fu coinvolta nella vicenda algerina, il legal counsel (capo degli affari legali, ndr) della società fu esautorato, anche se non era coinvolto nelle indagini. In secondo luogo, in base alle buone pratiche di business, un dirigente che viene messo in discussione per quanto ha fatto dovrebbe ritirarsi in buon ordine; si aspetta quindi che l’amministratore delegato inviti Mantovani a fare un passo indietro, avendo egli gestito in prima persona la vicenda Opl 245. (…) L’Ad risponde che non intende sospendere nessuno, non essendoci nessun procedimento nei confronti di nessuno, né un avviso di garanzia. Dichiara di garantire lui per quelle persone e quindi risponde lui per loro. (…) Ritiene che non si possa continuare ad attaccare in questo modo il personale, perché si rischia di compromettere la stabilità della struttura interna. (…) La presidente (…) ritiene che chi ha lavorato per le aziende o al loro interno sa quanto è importante che la struttura possa lavorare contando sulla fiducia del Consiglio(…) L’Ad fa presente che avere fiducia in lui vuol dire avere fiducia nella struttura, che lui stesso ha scelto e senza la quale non avrebbe la possibilità di gestire la società. (…) Il Consigliere Zingales fa presente che non ha mai rivolto accuse alla struttura. Quando dice che è buona prassi separare la difesa della società dalle situazioni personali, non è un’accusa a Mantovani e l’opinione che ha espresso non gli deve essere riferita.

L’Ad fa presente che conosce da molti anni le persone in questione. Casula non ha avuto alcun avviso di garanzia. Sono comunque persone che lavorano in azienda da trent’anni, non hanno mai avuto una macchia e non si sente di criminalizzarli e di mandarli via. Sono persone rette e non criminali. (…) Le insinuazioni, senza la conoscenza e la verifica dei fatti e delle persone non sono accettabili, perché offendono la dignità delle persone. Il Consigliere Zingales precisa che non ha fatto nessuna insinuazione, ha solo rappresentato un fatto e cioè che vi sono, nella prima linea della struttura, persone indagate e ha espresso l’opinione che ciò nuoce all’azienda”.

11 settembre 2014. Il Corriere della sera dà notizia che Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni, Casula e il mediatore d’affari pregiudicato Luigi Bisignani risultano indagati dalla Procura di Milano per corruzione internazionale per l’affare Opl 245.

16 settembre 2014. Mantovani a Zingales: “Ritengo che il tuo, oggi, sia stato l’epilogo di un atteggiamento altamente diffamatorio nei miei confronti protratto negli ultimi mesi. Peccato sia finita così”.

21 settembre 2014. Email di Zingales alla presidente Marcegaglia: “Cara Emma, (…) all’ultimo comitato di controllo, cui tu non sei riuscita a partecipare, ho chiesto a Mantovani quali erano le procedure Eni per firmare un confidentiality agreement con un intermediario di una controparte. Mantovani si è rifiutato di rispondermi, dicendo che su questi temi c’era un’indagine in corso. (…) Dopo il comitato, Mantovani mi ha mandato questo email (…). Nel migliore dei casi può essere solo uno sfogo, ma in questo contesto sembra quasi una minaccia. In ogni caso non è il modo appropriato in cui un manager si rivolge a un membro del consiglio”.

26 settembre 2014. Risposta di Marcegaglia a Zingales: “Luigi, (…) provvederò ad approfondire quanto avvenuto con i presidenti del Ccr e del Collegio Sindacale (…) Osservo peraltro, da quanto leggo, che il tono dei rapporti tra Te e l’Avv. Mantovani non appare in linea con quanto prevede il Codice etico di Eni”.

23 gennaio 2015. Alla Procura di Trani giunge il primo anonimo. Lo scritto denuncia il complotto ai danni di Descalzi. “L’opera di destabilizzazione secondo l’anonimo – annota la Gdf – si sarebbe realizzata attraverso Zingales mediante… interventi in cda… e diffusione di informazioni riservate all’esterno”. L’anonimo cita anche Marco Carrai: “Volpi (Gabriele, noto uomo d’affari che l’anonimo accusa di far parte del complotto, ndr) incontra in Toscana tale Marco Carrai: noto imprenditore vicino al premier Renzi. Il signor Carrai controlla uno dei consiglieri di amministrazione Eni Spa che è funzionale allo scopo. Si tenga conto che i consiglieri di nomina governativa sono Zingales, Fabrizio Pagani e Gemma”.

10 febbraio 2015. Il procuratore della Repubblica di Trani Carlo Capristo si fa consegnare dall’Eni i verbali dei cda.

13 febbraio 2015. Mail di Zingales a Marcegaglia e Descalzi: “Claudio ed Emma: non passa giorno che non ci sia sui giornali una notizia sui difetti delle procedure interne di Eni e Saipem. Lasciamo agli avvocati risolvere di chi siano le responsabilità passate, ma queste notizie (vere o meno) devono metterci sull’allerta (…) abbiamo un serio problema di responsabilità futura. Se non facciamo nulla e un nuovo scandalo dovesse scoppiare, non avremmo nessuna scusante. (…) Non voglio fare polemiche, sfiduciare nessuno della struttura, o indebolire lo sforzo titanico che Claudio sta facendo per ristrutturare la società (e di cui gli sono infinitamente grato). Anzi voglio metterlo nelle condizioni di lavorare al meglio, senza doversi preoccupare di altre cose al di fuori del business. Non voglio creare tensioni nel board, per questo sollevo la richiesta privatamente a voi, per trovare un modo non conflittuale di procedere”. Descalzi a Zingales: “Luigi grazie per il messaggio ne parlo con Emma e poi approfondiamo insieme. Claudio”. Zingales a Descalzi: “Ti ringrazio molto. Non posso non notare una differenza tra il tuo atteggiamento conciliante e quello di Emma che gira a tutti senza spiegazione un email chiaramente personale”.

20 febbraio 2015. La Procura di Trani chiede all’Eni di esibire tutti i verbali del cda a partire dal primo gennaio 2014.

4 maggio 2015. Email di Zingales a Marcegaglia: “Cara Emma, come ha riferito Alessandro, nel Ccr del 28 aprile abbiamo esaminato il rinnovo delle licenze in Congo, una questione che era stata sollevata da un articolo del Times di Londra e portata all’attenzione del Consiglio da Karina. Il Times specula che ci sia stato un do ut des tra il rinnovo delle nostre licenze a la concessione di una parte di queste licenze a una società molto vicina al dittatore congolese. Date queste insinuazioni, le domande di chiarimento che Karina e io abbiamo sollevato, sia prima che durante il Ccr erano dovute. Non è compito dei consiglieri investigare la società. Ma quando dei consiglieri vengono a conoscenza dalla stampa di fatti che possono mettere a rischio la reputazione (e il portafoglio) della società, non vedo come possano esimersi dal chiedere chiarimenti (…) Come nel caso di Malabu (la società intermediaria per l’affare Opl 245, ndr), di cui ti ho ampiamente scritto a luglio, anche in questo caso il flusso informativo al Consiglio sembra insufficiente”.

7 maggio 2015. Email di Marcegaglia a Zingales: “Caro Luigi, sono fermamente convinta, oltre a esserne garante, del pieno diritto-dovere dei consiglieri di fare domande per agire in modo informato e adempiere ai loro doveri di diligenza, purché non si trasformi in un’attività di indagine di tipo inquisitorio. (…) Credo che il Consiglio debba analizzare i fatti per quello che sono, senza dare eccessivo rilievo a circostanze non comprovate dalle evidenze documentali. Diversamente rischiamo di accreditare sul piano della verità fattuale delle mere congetture giornalistiche. Emma”.

Risposta di Zingales a Marcegaglia: “Cara Emma, (…) Non era mia intenzione sollevare il dubbio che l’operazione effettuata in Congo fosse corrotta. Volevo solo chiedere una migliore informativa su una questione legale, che Karina aveva sollevato in Comitato, e a cui non era stata data una risposta. Il fatto che il nostro partner sia scelto dal governo locale solleva la nostra responsabilità nel caso in cui il partner risulti corrotto? Con questo non voglio affermare che il partner sia corrotto, vorrei solo capire se in un caso come quello dobbiamo fare una dettagliata due diligence o no”.

10 maggio 2015. La Procura di Trani riceve un secondo esposto anonimo. “Rilevato che si reputa necessario (…) esaminare i contenuti degli interventi di Zingales in sede di Comitato di Controllo”, ordina all’Eni, nella persona di Mantovani, di consegnare i verbali. Annota la Guardia di Finanza di Bari: alcune informazioni dell’anonimo non possono che provenire “da ambienti interni alla stessa Eni” poiché le indicazioni sui “comportamenti tenuti dal consigliere Zingales nel corso delle riunioni” erano a conoscenza di un ristrettissimo numero di persone di Eni Spa”.

3 luglio 2015. Zingales si dimette dal cda dell’Eni “per non riconciliabili differenze di opinione sul ruolo del consiglio nella gestione della società”. Al suo posto il governo designa Alessandro Profumo.

10 luglio 2015. L’Agenzia Repubblica del giornalista novantenne Lando Dell’Amico dà notizia dell’inchiesta di Trani su Zingales che non è neanche indagato: “Complotto ai danni di Descalzi”.

22 luglio 2015. Arriva alla Procura di Trani il terzo esposto anonimo.

13 agosto 2015. Si apre a Siracusa un nuovo fronte giudiziario. L’imprenditore Alessandro Ferraro si presenta in procura denunciando il suo sequestro di persona e collegandolo a informazioni in suo possesso. Ferraro dice al pm Longo: “Mi è stato riferito che esiste una organizzazione (…) diretta da elementi stranieri che ha come obiettivo quello di colpire Descalzi. L’organizzazione conta sull’appoggio di Zingales e Litvack”.

22 settembre 2015. Mantovani trasmette al pm di Siracusa Giancarlo Longo, che gliel’ha richiesto, l’indirizzo di Litvack. Nello stesso giorno il procuratore di Trani Capristo chiede sempre a Mantovani, come capo dell’ufficio legale Eni, l’identificazione di Karina Litvack per “il proseguo dell’attività investiva”.

9 ottobre 2015. L’Agenzia Repubblica torna sull’argomento: “Eni Gate: proseguono le indagini sui tentativi di delegittimazione esterna dei manager di Eni spa. L’inchiesta si estende a macchia d’olio lungo diverse Procure, da Trani a Siracusa”.

Ottobre 2015. Ferraro consegna alla procura di Siracusa un report firmato da Massimo Gaboardi che ricalca gli argomenti dell’anonimo di Trani.

21 dicembre 2015. Il pm di Milano Fabio De Pasquale sente Zingales che a verbale gli dice: “Descalzi in qualche caso mi disse che era d’accordo con me, mi riferisco in particolare alla opportunità di un avvicendamento all’ufficio legale, poi però non ha messo in atto i suoi propositi”.

13 gennaio 2016. A Siracusa Longo interroga Litvack: “Sa se altri componenti del cda abbiano formalmente richiamato l’attenzione delle competenti funzioni di Eni spa in relazione alla segnalazione di operazioni sospette che pervenivano alla società in forma anonima? Sa, in particolare, se lo ha fatto Zingales?”. Risposta: “Tutti noi abbiamo ricevuto la raccomandazione di far girare sempre all’Ufficio segnalazioni le e-mail sospette; credo che lo abbia fatto anche Zingales e anche gli altri consiglieri”. Per aver inoltrato queste mail Longo iscriverà Litvack e Zingales nel registro degli indagati per la diffamazione di Eni e Descalzi.

29 gennaio 2016. Longo comunica a Eni che è in corso un’inchiesta per “corruzione di pubblici funzionari italiani e stranieri finalizzata a destabilizzare e delegittimare i vertici Eni”. Chiede di acquisire atti interni a partire dalle mail criptate ricevute.

9 febbraio 2016. Eni deposita le mail e spiega: “A far corso dal marzo 2014 top manager di Eni hanno ricevuto numerose mail inviate a un numero elevato di persone, fra le quali dirigenti Eni, giornalisti politici e magistrati… Le comunicazioni riportano presunti comportamenti illeciti, molti dei quali riferiti alla Nigeria”.

1 marzo 2016. Longo sente Gaboardi, l’uomo che avrebbe firmato il dossier consegnato da Ferraro, il quale dichiara: “Sono al corrente che esiste in Italia un gruppo di persone che ha come obiettivo destabilizzare Eni e Telecom”. Cita Carrai e Andrea Bacci, altro imprenditore amico di Renzi e di Luca Lotti, come persone a conoscenza dei fatti. Poi fa i nomi di Zingales e Litvack, con i quali “i servizi corrotti nigeriani avevano un canale di collegamento”.

30 marzo 2016. Longo chiede a Capristo di trasmettergli – “direttamente per evitare fughe di notizie” – il fascicolo sul complotto Eni.

15 aprile 2016. La Gdf di Bari scrive alla procura di Trani: “Non si ravvisano fatti penalmenti rilevanti a carico di Zingales o altri soggetti in ordine ai comportamenti posti”.

29 aprile 2016. Longo, ricevuti gli atti da Trani e istruisce un fascicolo autonomo.

6 maggio 2016. Nuovo scoop dell’Agenzia Repubblica: “Clamorosi sviluppi sul complotto internazionale per destabilizzare i vertici Eni: ecco le prime ammissioni”.

10 maggio 2016. Vincenzo Armanna (ex dirigente Eni oggi a processo per la tangente nigeriana) scrive alla procura di Siracusa: “Ill.mo dottor Longo ho appreso dalla lettura del lancio Agir di offerte di denaro fatte al sottoscritto per rendere pubbliche informazioni riservate potenzialmente pregiudizievoli per Eni”. Chiede di essere sentito.

6 giugno 2016. Mantovani incarica l’avvocato Carlo Federico Grosso di difendere l’Eni a Siracusa.

7 giugno 2016. Il pm De Pasquale chiede alla procura di Siracusa copia degli atti che riguardano Armanna poiché, nel fascicolo su Opl 245, è “indagato per corruzione e ha reso numerose dichiarazioni di segno confessorio chiamando in causa importanti esponenti Eni…”.

23 giugno 2016. De Pasquale incontra a Siracusa il procuratore capo Francesco Paolo Giordano per “collegamento indagini”.

28 giugno 2016. Bacci viene sentito in procura a Siracusa dove conferma di aver incontrato un imprenditore siriano che aveva mostrato interessi sulla nomina del futuro ad di Eni. Contattato dal Fatto mesi dopo, l’imprenditore smentirà la versione di Bacci.

6 luglio 2016. Milano chiede a Siracusa copia degli atti. Nello stesso giorno Armanna viene sentito a Siracusa dove racconta anche di un presunto complotto contro Renzi.

8 luglio 2016. Longo iscrive Litvack, Zingales e Umberto Vergine nel registro degli indagati. Si legge nell’ordine di custodia cautelare di Longo, arrestato il 6 febbraio scorso: “Nonostante fosse stata disposta la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Milano in data 5 luglio 2016, Longo continuava a compiere atti nell’ambito del procedimento”.

14 luglio 2016. Il Copasir chiede gli atti di Siracusa per il presunto complotto contro Renzi.

15 luglio 2016. Il procuratore capo di Siracusa trasmette il fascicolo a Milano.

28 luglio 2016. Descalzi rilascia una procura speciale a Mantovani per sporgere querela a Siracusa contro i responsabili del complotto e della diffamazione. Lo stesso giorno il cda Eni può così escludere Litvack dal Comitato controllo e rischi, “alla luce delle indagini in corso su ipotesi di cospirazione ai danni della società riportate anche dalla stampa. Decisione presa al solo fine di assicurare la massima tutela alla società dai rischi derivanti da possibili conflitti di interesse, ferma restando la presunzione di estraneità di Litvack, fino all’accertamento da parte della magistratura”.

Fine agosto 2016. Il procuratore di Siracusa Giordano accusa Longo in Cassazione sotto il profilo disciplinare per la gestione del fascicolo.

20 ottobre 2016. La procura di Milano interroga Gaboardi che si avvale della facoltà di non rispondere.

26 ottobre 2016. L’indagato Gaboardi chiede di riportare il fascicolo a Siracusa. La Corte di Cassazione respinge la richiesta.

17 agosto 2017. Zingales e Litvack archiviati dalla procura di Milano.

20 dicembre 2017. Descalzi, Scaroni, Bisignani e Casula rinviati a giudizio.

6 febbraio 2018. La procura di Messina arresta Longo, quella di Roma l’avvocato Piero Amara. La procura di Milano perquisisce Mantovani, indagato come capo di un’associazione a delinquere “finalizzata ad intralciare l’attività giudiziaria”.

5 marzo 2018. Si apre a Milano il processo Opl 245.

 

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di Antonio Massari e Giorgio Meletti | Il Fatto quotidiano, 7 marzo 2018
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