MILANO

Questo amore è una camera a gas

Questo amore è una camera a gas

Il racconto di Milano – lo storytelling, dicono quelli bravi – dipinge una città bella e in miglioramento, in cui si vive bene e che se la gioca con le grandi metropoli europee. Noi che a Milano ci viviamo e ne siamo da sempre innamorati lo sappiamo bene. Ma proprio perché innamorati persi ne conosciamo anche i lati neri, come un amante conosce della sua amata anche le oscurità, le debolezze, i comportamenti palindromi, i tradimenti. E ci risultano insopportabili l’enfasi e la retorica con cui viene raccontata, che non aumentano la sua bellezza, ma anzi la macchiano e la sfibrano.

Così dobbiamo riconoscere, e ammettere, e ripetere che Milano è una delle città più inquinate d’Italia, anzi d’Europa. Far finta di niente, in nome del momento di grazia che sta vivendo, non l’aiuta. Come non l’aiuta la buona stampa di cui gode, che sempre e solo la incensa (più che buona stampa, diremmo semmai informazione pigra e conformista). Milano se la gioca con Torino, ci ha raccontato la classifica 2017 stilata da Legambiente su dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. La concentrazione massima media annuale di polveri sottili (Pm10) è a Torino 39 microgrammi per metro cubo e a Milano 37. In questa brutta classifica battiamo Siviglia, Marsiglia e Nizza, dove la concentrazione media annuale di Pm10 è di 29. Roma, per dire, si piazza alla pari di Parigi, al settimo posto, con 28 microgrammi per metro cubo.

Ci consola poco sapere che tutte le città italiane incluse nel rapporto superano ampiamente il valore limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità per la salvaguardia della salute umana, che è di 20 microgrammi per metro cubo, come media annua di Pm10. Anche perché Milano, che se la tira tanto, non soltanto è inquinatissima, ma proprio non dà segni di miglioramento. La media annuale di Pm10 è stata di 35 microgrammi nel 2014, di 41 nel 2015, di 36 nel 2016. A Torino è passata, nei tre anni, da 35 a 39 a 36. Altalenante, ma non in un trend che indichi che stiamo andando verso la soluzione del problema.

Il confronto con le città europee, che noi milanesi facciamo sempre dandoci arie di essere l’unica metropoli italiana veramente europea, questa volta non ci fa fare bella figura: Stoccarda, Barcellona, Dortmund e Berlino registrano 24 microgrammi, Glasgow 23, Bordeaux, Londra e Leeds 22, Monaco 21, Madrid 19, Valencia 17 e Liverpool 14. Greenpeace, tanto per non farci mancare niente, ha reso nota una sua ricerca sull’inquinamento da biossido di azoto (No2) che non ci migliora l’umore: Milano e Torino hanno valori superiori agli 80 microgrammi per ogni metro cubo d’aria, più che doppi rispetto all’obiettivo sanitario indicato dall’Oms.

Per completare il quadro, l’Unione europea ha convocato i più asini della classe, invitando a Bruxelles, al cospetto del commissario all’ambiente Karmenu Vella, i nove Paesi che hanno infrazioni aperte per i livelli eccessivi di smog: l’Italia è in compagnia di Repubblica ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito. E Milano, città-europea-dove-si-vive-bene-diventata-bellissima-dopo-il-grande-successo-di-Expo che cosa fa per migliorare? S’impegna, s’impegna. Cerca di ridurre il traffico, tenta di migliorare la qualità delle caldaie per il riscaldamento, prova a disincentivare la circolazione dei vecchi motori più inquinanti.

Ma per ora i risultati non si vedono. Sta perdendo anche l’occasione di aumentare le aree verdi: ha in ballo la riqualificazione di oltre 3 milioni di metri quadrati di città, tra area Expo, Scali Fs, ex caserme, Città della Salute… Ma è più conveniente costruire, costruire ancora. I parchi migliorano l’aria, ma non fanno Pil.

Il Fatto quotidiano, 2 febbraio 2018
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