GIUSTIZIA

Il libro-riscossa del sindaco che infanga l’impiegata whistleblower che lo aveva denunciato

Il libro-riscossa del sindaco che infanga l’impiegata whistleblower che lo aveva denunciato

Più che un libro, è una rivincita. Titolo: Storia di un sindaco, da San Vittore all’assoluzione. Autore: Simone Uggetti, che nel 2016 fu arrestato con l’accusa di aver truccato la gara per la gestione delle piscine comunali di Lodi, nel 2018 fu condannato in primo grado a 10 mesi, ma poi al secondo appello, nel 2023, fu ritenuto non punibile per “la particolare tenuità del fatto”: la turbativa d’asta c’era stata, la gara era stata scritta su misura per chi la doveva vincere, ma il fatto era particolarmente leggero.

Ora ha scritto il suo libro della riscossa, con prefazione di Aldo Cazzullo, postfazione di Gian Domenico Caiazza, contributo di Gaia Tortora e applausi pubblici di Michele Serra. L’unica a rimanere senza parole è Cateria Uggè, la whistleblower, l’impiegata comunale che nel 2016 segnalò alla Guardia di finanza che il bando di gara era stato scritto da quello che poi la vinse. “Parlo per la prima volta dopo dieci anni. Ma ora non ce la faccio più. Nelle pagine di quel libro ho trovato un ritratto di Caterina Uggè deformato, ridicolizzato, gravemente diffamatorio. Il mio nome viene ripetuto 74 volte. Ho timore per la mia reputazione, per il mio nuovo lavoro di insegnante. Ho già incaricato il mio avvocato di intraprendere tutte le azioni legali necessarie a tutelare la mia persona. La Uggè Caterina del libro è una funzionaria limitata professionalmente, che capisce poco, inventa numeri, è responsabile di una deposizione ai magistrati piena di errori e falsità. Una donna manipolata, priva di competenze, capacità e autonomia personale”.

Eppure la sentenza finale lo dice chiaro: “Deve pertanto confermarsi la sussistenza del fatto, la sua illiceità penale, la sua corretta qualificazione giuridica, nonché l’accertamento che gli imputati lo hanno commesso”. Uggè sorride: “Sì, questa non è un’opinione, è la verità processuale. Ma Uggetti getta ombre su di me. Nel libro scrive: ‘Restano cose che non sapremo mai (c’è qualcuno che ha ispirato Uggè nella costruzione del suo film?)’. Io ho solo fatto il mio dovere di funzionario pubblico, in completa autonomia. L’ho fatto per rispetto di me stessa e dei miei valori. Un atto di libertà, di rottura rispetto a quello che si aspettavano da me. Come dice il mio amico Andrea Franzoso, ho scelto di essere una disobbediente”.

Destino ingrato, quello dei whistleblower. “Sì, sono costretti a cambiare vita. Io mi sono licenziata dal Comune di Lodi sei anni dopo il mio esposto. Anni emotivamente duri. Mi sono rimessa a studiare, ho preso una seconda laurea per potermi costruire una nuova vita professionale. Non volevo andarmene: non mi sembrava giusto che passasse il messaggio che chi sceglie l’onestà deve sempre poi pagarne il prezzo. Ma alla fine ho ceduto e ho voltato pagina. Non sono fuggita: ho cercato di restituire senso a ciò che mi aveva ferito. Oggi insegno Diritto ai ragazzi delle scuole superiori. Sto bene con loro. Mi sento, dopo anni difficili, finalmente al sicuro”.

Nel suo libro, Uggetti (Pd) confessa che non era la prima volta che pilotava una gara, ma sempre per il bene del Comune (il giudice del bene e del male? Sempre lui). “Ma la cosa che più mi ha amareggiata è vedere che un giornalista come Aldo Cazzullo ha firmato la prefazione di questo libro che scredita in modo sistematico la figura della whistleblower. Una testimone di giustizia che gli stessi magistrati hanno descritto come ‘attendibile’, ‘rigorosa nella sua rettitudine morale e nella correttezza espositiva’. Le mie dichiarazioni sono state definite di ‘una credibilità generale, fondata su una serie di conferme documentali e inconfutabili del suo narrato’. Mi ha sorpreso ugualmente Michele Serra che lo ha presentato con tutti gli onori proprio a Lodi, la mia città. E Arianna Ravelli che lo ha co-firmato, precisando che non erano stati scritti nomi di magistrati perché non si voleva ‘cercare il colpevole da additare’. Il mio nome invece è stato ripetuto 74 volte. Non comprendo nemmeno il patrocinio al libro di Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e di Ali (Autonomie locali italiane): il whistleblowing è uno strumento istituzionale, regolato da una legge specifica, che tutela chi segnala irregolarità e sanziona ogni forma di ritorsione”.

Ma ora chi tutela Caterina Uggè?

 

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Il Fatto quotidiano, 9 novembre 2025
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