GIUSTIZIA

Assolto Uggetti: la gara era truccata, ma i fatti “tenui”

Assolto Uggetti: la gara era truccata, ma i fatti “tenui”

Assolto  l’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, imputato a Milano nel secondo processo d’appello per il reato di turbativa d’asta. L’accusa era quella di aver truccato la gara per la gestione di due piscine scoperte a Lodi. I giudici della Corte d’appello lo hanno ritenuto non punibile per la particolare tenuità del fatto: la turbativa c’è stata, ma il fatto è particolarmente leggero. Con lui sono stati assolti i suoi coimputati, l’avvocato Cristiano Marini (il vincitore della gara confezionata su misura) e il dirigente comunale Giuseppe Demuro, che aveva partecipato a confezionare la procedura.

Assolto sulla base dell’articolo 131 bis del codice penale: per la “lieve entità”. È l’articolo introdotto nel 2015 per salvare chi ruba una mela perché ha fame

Alla lettura della sentenza, Uggetti ha commentato commosso: “Dopo sette anni di sofferenza è emersa la verità: abbiamo agito nell’interesse pubblico”. Il rappresentante dell’accusa in aula, il sostituto procuratore generale Massimo Gaballo, ha comunicato che la Procura generale non impugnerà la sentenza, perché questa assoluzione non è motivata da “questioni di legittimità. Inoltre, il fatto è stato accertato, ma è stato ritenuto tenue”.

La vicenda Uggetti era iniziata nel maggio 2016, quando il sindaco Pd di Lodi era stato arrestato – tra forti polemiche politiche – con l’accusa di aver scritto il bando della gara insieme con chi era stato prescelto per vincerla: Marini, il rappresentante della società Sporting Lodi. Una gara costruita su misura.

Il Tribunale di Lodi lo aveva poi processato e nel 2018 condannato in primo grado a una piccola pena, 10 mesi. Ma poi la Corte d’appello di Milano nel maggio 2021 lo aveva assolto. A questo punto la polemica politica era esplosa, con Uggetti che aveva preteso le pubbliche scuse da parte di chi lo aveva accusato, ricevendo quelle dell’allora leader dei Cinquestelle, Luigi Di Maio.

Poi però la Cassazione aveva ribaltato la situazione, tirando un tratto di penna sull’assoluzione, ordinando un nuovo processo d’appello e bacchettando i giudici che avevano assolto.

Nel ricorso in Cassazione del sostituto procuratore generale Gaballo si ricordava che la turbativa d’asta è “un reato di pericolo dal momento che per la configurazione del reato non si richiede che alla lesione della libertà di iniziativa economica consegua necessariamente la lesione effettiva dell’interesse economico della Pubblica amministrazione. Ne consegue che il reato in esame si consuma anche con il solo ‘turbamento’ della gara a prescindere dall’effetto pregiudizievole o meno che ne sia conseguito per la Pubblica amministrazione”.

La Cassazione aveva accolto il ricorso e annullato l’assoluzione sostenendo che non erano solo mere irregolarità formali, quelle commesse dal sindaco, perché fu “consentito a un soggetto terzo, il principale soggetto interessato a quel procedimento, di incidere, di condizionare, di determinare il contenuto del bando, di mutare in più occasioni le bozze”, “di quantificare i punteggi dei singoli criteri presi in considerazione”.

Per la Cassazione c’era stata “una lesione dell’interesse tutelato” dalla legge, e cioè la libertà di iniziativa economica; e “non solo una sorta di consulenza da parte di Marini e un legittimo ascolto da parte di Uggetti”. Per questo la Suprema corte aveva ordinato un nuovo appello, che si è concluso ieri, con una nuova assoluzione: i fatti sono confermati, la gara era confezionata su misura, ma i fatti erano particolarmente tenui.

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Sono davvero stufo di perdere altro tempo dietro il caso Uggetti. Ma mi tocca rispondere alle balle che alcuni giornali diffondono. Non c’è stata alcuna “persecuzione giudiziaria” ai suoi danni. Ieri la sentenza del secondo processo d’appello ha corretto il primo appello, che aveva assolto con motivazioni che farebbero bocciare uno studente al primo anno di Giurisprudenza e ha invece confermato i FATTI per cui l’allora sindaco di Lodi era stato condannato in primo grado: ha truccato una gara (per la gestione di due piscine), facendo scrivere il bando direttamente a chi doveva vincere la gara. Poi però ieri i giudici hanno deciso di assolvere, sulla base dell’articolo 131 bis del codice penale: per la “lieve entità”. È l’articolo fatto nel 2015 per salvare chi ruba una mela perché ha fame. Qui il valore dell’appalto per le piscine non era proprio lieve (3-400 mila euro), ma vabbè, le giudici sono state di manica larga. Sia contento Uggetti e ringrazi la buona sorte. Ma smetta di far finta di essere stato perseguitato: ha truccato una gara, con un bando scritto su misura per chi aveva deciso lo dovesse vincere.

 

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Il Fatto quotidiano, 21 giugno 2023
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