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Il Sistema Becciu. Dal Vaticano all’Angola, fino a Londra

Il Sistema Becciu. Dal Vaticano all’Angola, fino a Londra

C’è ben altro che i piccoli favori ai fratelli, in questa storia che comincia in Angola e finisce a Londra. Giovanni Angelo Becciu, ormai ex cardinale per intervento di papa Francesco, è stato al centro di una rete di affari e di speculazioni finanziarie che hanno fatto perdere al Vaticano milioni. Certo, le poche centinaia di migliaia di euro finite ai fratelli Becciu hanno pesato sulla decisione del papa, perché provano un comportamento che Bergoglio ha ritenuto scorretto e familistico. Al fratello Tonino, titolare in Sardegna di una onlus di Ozieri che collabora con la Caritas locale, nel 2017 sono arrivati 100 mila euro (non ancora impiegati) per la realizzazione di una “cittadella della carità”.

Ma già nel 2009, quando Becciu era nunzio apostolico in Angola, aveva utilizzato l’azienda di un altro fratello, Francesco, per ristrutturare la nunziatura di Luanda. Un paio d’anni dopo, il gioco si era ripetuto alla nunziatura dell’Avana, dove il prelato era stato trasferito. Il business di un terzo fratello, Mario (produttore con la società Angel’s della birra Pollicino), sarebbe stato poi “sponsorizzato” dall’influente famigliare vaticano così ricco di relazioni. Ma sono altri, e ben più consistenti, i giri di soldi che coinvolgono l’ex cardinale e su cui stanno indagando i pm del papa, i promotori di giustizia Giampiero Milano e Alessandro Diddi.

È in Angola, quando era nunzio, che Becciu stringe i rapporti che scatenano la scintilla da cui nascerà l’incendio. Il cardinale rientra a Roma e passa dalla carriera diplomatica all’incarico di sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana. Lo nomina, nel maggio 2011, papa Benedetto XVI e nell’agosto 2013 lo riconferma papa Francesco. Il suo nuovo mestiere è gestire i denari della Santa Sede, compreso l’Obolo di San Pietro.

Per questo si fa vivo un suo vecchio contatto angolano, l’imprenditore e petroliere Antonio Mosquito Mbakassy, che gli propone un investimento nel settore petrolifero. Lo Stato africano, a corto di capitali per valorizzare le sue ricchezze naturali, cerca investitori internazionali da coinvolgere nel business del petrolio e propone l’affare all’ex diplomatico diventato manovratore di capitali consistenti. Mosquito si accredita con Becciu investendo 1 milione e mezzo (800 già versati) nel birrificio del fratello Mario.

Nell’affare petrolifero viene coinvolto Enrico Crasso, allora funzionario di Credit Suisse, che è il collegamento tra la banca svizzera e il Vaticano. Crasso a sua volta coinvolge – è il 2014 – un finanziere italiano basato a Londra: Raffaele Mincione. Questi entra in contatto con Becciu e gli sconsiglia d’immobilizzare centinaia di milioni nell’affare angolano: è un investimento ad alto rischio, in un mercato, quello petrolifero, molto complesso e con tempi di remunerazione molto lunghi e con un partner difficilmente controllabile.

Propone al cardinale un’alternativa che sostiene essere più semplice, meno rischiosa e più remunerativa: impiegare 200 milioni in un fondo regolato in Lussemburgo che investe al 55 per cento in immobili e al 45 per cento in azioni e obbligazioni. Un buon “bilanciamento tra rischio immobiliare e rischio azionario e obbligazionario”, ricostruiscono oggi gli uomini di Mincione in una memoria che hanno presentato alla giustizia vaticana. E la Santa Sede non deve sganciare una lira, perché i 200 milioni vengono anticipati da Credit Suisse.

L’affare si fa. Ma non va come previsto. L’immobile proposto da Mincione è l’ormai famoso palazzo al numero 60 di Sloane Avenue, a Londra, ex sede dei magazzini Harrods. Gli investimenti finanziari sono quelli che il finanziere realizza in società in cui aveva interessi diretti (Bpm, Carige, Fiber, Retelit…). Risultato: un bagno di sangue, secondo quanto ricostruiscono i promotori di giustizia. Il Vaticano perde decine di milioni, forse anche più di cento.

Nel 2018, la svolta: il 15 agosto Becciu viene rimosso dal suo incarico finanziario e mandato a pensare ai beati, come prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Lo sostituisce agli affari generali della Segreteria di Stato l’arcivescovo venezuelano monsignor Edgar Peña Parra. Nel novembre del 2018, il nuovo arrivato mette alla porta Mincione, sostituito con un altro finanziere italiano con base a Londra: Gianluigi Torzi.

Si apre la fase più delicata della vicenda. Entra in scena la giustizia vaticana, i promotori di giustizia aprono un’inchiesta e contestano a vario titolo accuse di estorsione, peculato, truffa aggravata, autoriciclaggio. Indagano, tra gli altri, due responsabili dell’amministrazione vaticana, monsignor Alberto Perlasca e Fabrizio Tirabassi. Fanno sospendere cinque funzionari, tra cui il direttore dell’Aif (l’autorità antiriciclaggio vaticana) Tommaso Di Ruzza e arrivano a monsignor Mauro Carlino, il fedele segretario di Becciu.

Indagano anche i due finanzieri coinvolti, Mincione e Torzi. Questi viene addirittura arrestato e rinchiuso per una decina di giorni nella cella vaticana con vista su San Pietro. A Mincione, il 15 luglio, sequestrano cellulari, computer e tablet. I due si difendono accusandosi a vicenda. Mincione sostiene di avere concordato ogni sua mossa con la Segreteria di Stato (cioè con Becciu e Perlasca). E di non avere niente a che fare con ciò che ha combinato, dal novembre 2018, il suo successore, Torzi, che lo ha chiamato proponendogli di uscire dall’investimento londinese, in cui lo sostituisce con la sua finanziaria lussemburghese Gutt sa.

Non la pensano così i pm del papa, che ritengono che i due facciano il gioco delle parti e abbiano concordato tra loro ogni mossa. Mincione, il braccio finanziario di Becciu, resterebbe dietro Torzi a muovere i fili dell’affare – secondo i promotori di giustizia – anche dopo l’arrivo di Peña Parra. I promotori avanzano accuse di peculato, per sottrazione di fondi dell’Obolo di San Pietro, e di corruzione, per aver pagato tangenti su conti all’estero. Sono queste le vere preoccupazioni che attraversano gli uomini del Vaticano, ben oltre le mance ai Becciu Brothers.

 

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giannibarbacetto.it, 28 settembre 2020
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