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Popolare di Bari. L’operazione maltese di Vincenzo De Bustis

Popolare di Bari. L’operazione maltese di Vincenzo De Bustis

Sarà un’assemblea burrascosa, quella della Banca Popolare di Bari, domenica prossima, 21 luglio 2019. Perché i soci azionisti hanno visto i loro titoli scendere da 9,5 euro (il valore a cui sono stati collocati all’ultimo aumento di capitale) a poco più di 2 euro. Perché i bilanci sono negativi e il rosso è di oltre 420 milioni. Perché la Procura di Bari ha in corso inchieste che stanno facendo emergere tutto il repertorio della cattiva gestione già visto nelle banche venete e nelle altre “saltate” negli ultimi anni: fidi milionari assegnati senza garanzie, prestiti concessi purché una parte fosse usata per comprare azioni della banca, valore delle azioni gonfiato, titoli a rischio venduti a ignari pensionati, bilanci aggiustati, crediti deteriorati nascosti, comunicazioni alle autorità di vigilanza “abbellite”.

Non è ancora emersa l’ultima operazione fatta nel tentativo di salvare la banca, con un oscuro fondo maltese e una sponda in Lussemburgo. Protagonista: Vincenzo De Bustis, banchiere che un tempo aveva la patente di dalemiano, regista in passato di operazioni discusse come quella di Banca 121, poi a Montepaschi e infine a Deutsche Bank. Arriva alla guida della Popolare di Bari come direttore generale, chiamato dal padre-padrone dell’istituto, Marco Jacobini. Ne esce nel 2016, per essere poi richiamato, a fine 2018, come “consigliere con deleghe”.

È l’unico che potrebbe spiegare ai soci la grande operazione maltese. Parte nel dicembre 2018, quando De Bustis, appena tornato in banca, avvia le trattative per emettere un titolo (uno strumento di rafforzamento del capitale chiamato Additional Tier 1, At1) per portare a casa almeno 30 milioni di euro. A sottoscriverlo si candida una società maltese, la Muse Ventures Ltd. Dai registri delle società dell’isola risulta diretta e rappresentata da un finanziere italiano residente a Londra, Gianluigi Torzi. La Muse è nata nell’ottobre 2017 e ha un capitale di soli 1.200 euro.

A fine 2018, De Bustis informa dell’operazione il consiglio d’amministrazione della banca, dandola per fatta. Ma l’istituto di credito coinvolto nell’emissione dei titoli, Bnp Paribas, rileva problemi di compliance, cioè di trasparenza e rispetto delle regole, e di Alm, ossia di gestione dei rischi finanziari. Così blocca il regolamento dell’operazione. Comincia ad apparire evidente, anche dentro la Popolare di Bari, “la sproporzione tra i mezzi propri del sottoscrittore” (la Muse) “e l’importo della sottoscrizione dei titoli At1”.

A inizio gennaio 2019, De Bustis rassicura il cda: è tutto regolare. Intanto emerge un’altra operazione, sempre promossa dal “consigliere con deleghe” Vincenzo De Bustis: la Popolare di Bari s’impegna a sottoscrivere quote di un fondo lussemburghese, Naxos Sif Capital Plus, per 51 milioni di euro. Qualcuno dentro la banca comincia a sospettare, ma senza evidenze, che si tratti di un’operazione circolare, in cui la banca stessa finanzi in Lussemburgo, con 51 milioni, il fondo di Malta che prometteva di portarne 30 a Bari.

Il meccanismo s’inceppa. Muse non sgancia un euro, in compenso Naxos fa causa alla Popolare di Bari per 51 milioni. Si muove il Servizio antiriciclaggio interno alla banca. Rileva che “l’anagrafica e l’identificazione della società in discorso”, cioè la maltese Muse, “risultano incomplete, essendo carenti le informazioni relative al titolare effettivo e al codice fiscale”. Dopo qualche approfondimento, emerge che l’amministratore di Muse, Gianluigi Torzi, insieme al padre Enrico, è nelle liste nere.

È presente “nelle liste mondiali di bad press (WorldCheck) per diverse indagini a suo carico avviate dalle Procure di Roma e Larino per reati di falsa fatturazione e truffa”. Risulta che anche la Procura di Milano abbia chiesto informazioni e documentazione su di lui. Risultato: l’operazione con questo personaggio è classificata “ad alto rischio” e con “evidenza antiriciclaggio negativa”. L’ufficio antiriciclaggio della banca fa partire una segnalazione all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia.

Chissà se De Bustis sarà in grado di spiegare tutto ciò agli azionisti, domenica prossima.

Questa la replica dell’avvocato Biagio Sole, per conto di Naxos:
Con riferimento all’articolo pubblicato il 19 luglio 2019 a firma di Gianni Barbacetto e dal titolo: “De Bustis e l’operazione maltese della Pop Bari” si precisa che Naxos SCA SICAV SIF non è legata in alcun modo a Muse Ventures Ltd, e nemmeno ha investito o mai preso in considerazione un investimento in obbligazioni emesse dalla Popolare di Bari stessa, smentendosi categoricamente l’esistenza di qualsiasi ipotesi di “operazione circolare”. Risulta invece corrispondente al vero che Banca Popolare di Bari si è obbligata a sottoscrivere le azioni del comparto “Capital Plus” ed il mancato versamento dell’importo corrispondente ha dato effettivamente luogo all’instaurazione di un giudizio civile innanzi all’autorità giudiziaria lussemburghese, teso appunto all’accertamento del diritto in capo a Naxos alla corresponsione del dovuto. Con ogni riserva in ordine ai danni già arrecati e quelli che dovessero ulteriormente occorrere a Naxos SCA SICAV SIF, in conseguenza dei fatti riportati nell’articolo nella loro concreta connotazione. Con ulteriore riserva circa i danni arrecati a causa della propalazione della medesima notizia, riportata on line da altre testate giornalistiche, che citano quale fonte “il fatto quotidiano”. Cordiali saluti. Avv. Biagio Sole

Il Fatto quotidiano, 19 luglio 2019
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