GIUSTIZIA

Sala, secondo processo chiesto per i 6 mila Spelacchio di Expo

Sala, secondo processo chiesto per i 6 mila Spelacchio di Expo

E due. È arrivata al sindaco di Milano Giuseppe Sala la richiesta di rinvio a giudizio anche per il secondo reato per cui è stato indagato dalla Procura generale: abuso d’ufficio, dopo il falso ideologico e materiale. Con dure reazioni del suo avvocato: “Deriva surreale”, “spirito persecutorio”.

L’annuncio è stato dato nella mattinata di ieri (16 gennaio 2018) dall’Ansa, nel pomeriggio la richiesta è stata depositata nella segreteria della Procura generale. Riguarda l’appalto dei 6 mila alberi di Expo, che Sala, quando era commissario e amministratore delegato della società che ha gestito l’esposizione universale del 2015, ha dato in affidamento diretto, senza gara, alla Mantovani spa che già aveva vinto, pur con un ribasso da brivido, la gara per la “piastra”, cioè l’infrastruttura di base su cui sono stati costruiti i padiglioni di Expo.

La Procura generale aveva avocato l’indagine sulla “piastra”, rilevando un’inerzia investigativa della Procura di Milano allora retta da Edmondo Bruti Liberati. A Sala il sostituto procuratore generale Felice Isnardi aveva contestato, in un primo tempo, il reato di turbativa d’asta, per aver scorporato la fornitura delle piante (del valore di circa 5 milioni) dal mega-appalto della “piastra” (base d’asta 272 milioni), “cedendo alle pressioni di esponenti politici della Regione Lombardia” (leggi: l’allora presidente Roberto Formigoni). Per poi tornare ad assegnare la fornitura alla Mantovani, in affidamento diretto: pagando gli alberi 4,3 milioni (716 euro l’uno), benché questi siano stati poi comprati dalla Mantovani in un vivaio a 1,6 milioni (266 euro l’uno). Così Sala ha concesso un “ingiusto vantaggio patrimoniale” alla Mantovani.

Dopo alcuni mesi d’indagini, i due sostituti procuratori generali Enzo Calia e Massimo Gaballo hanno archiviato la turbativa d’asta e contestato invece l’abuso d’ufficio, a Sala in concorso con il suo manager Angelo Paris. I poteri speciali di commissario Expo e l’ampia discrezionalità ottenuta in quel ruolo, secondo l’accusa salvano Sala dall’imputazione di turbativa d’asta (quando cedendo alle pressioni politiche scorpora la fornitura di piante dall’appalto della “piastra” senza rifare la gara), ma non da quella di abuso d’ufficio (quando concede in affidamento diretto la fornitura delle piante alla Mantovani, concedendo all’azienda un “ingiusto vantaggio patrimoniale” di ben 2,7 milioni dall’affare).

La Procura generale aveva già contestato al sindaco di Milano il falso ideologico e materiale, per aver messo una data falsa su un documento che nominava due membri della commissione di gara della “piastra”: l’atto era stato retrodatato per non dover rifare la gara, con il rischio di non riuscire ad aprire in tempo i cancelli dell’esposizione, visto il ritardo già accumulato.

Per questo reato, Sala ha chiesto di saltare l’udienza preliminare e di andare a giudizio immediato: prima udienza il 20 febbraio. Ora vedremo se il giudizio immediato sarà chiesto da Sala anche per l’abuso d’ufficio, con la possibilità di unificare le due contestazioni in un unico processo, o se sarà la giudice dell’udienza preliminare Giovanna Campanile a dover fissare la data in cui deciderà se rinviare a giudizio Sala o proscioglierlo per questa seconda imputazione. La data potrebbe essere il 2 febbraio, giorno in cui è già fissata l’udienza preliminare per gli altri imputati del processo “piastra”, tranne Sala che ha appunto chiesto il giudizio immediato.

Intanto, l’avvocato difensore Salvatore Scuto ha stilato un comunicato in cui protesta con il metodo e il merito dell’imputazione al suo assistito: “Che la vicenda processuale che riguarda il sindaco Sala fosse tanto anomala al punto da poter sembrare mossa da uno spirito persecutorio, lo si era capito da tempo. Non si avvertiva però, francamente, l’esigenza di una sua deriva surreale. Avevamo assistito per ben due volte all’anticipazione di notizie sensibili per le indagini attraverso gli organi di stampa. Oggi abbiamo assistito non alla notizia che anticipa la conoscenza ufficiale di un atto, ma alla notizia che con capacità divinatoria prevede una decisione della Procura generale, coperta dal segreto e per la quale non è neanche prevista la notifica alla difesa e alla persona indagata”.

Scuto ipotizza che i magistrati abbiano inseguito nel pomeriggio la comunicazione della notizia già diffusa la mattina da un’agenzia di stampa, l’Ansa: “Ne è conseguita, almeno così si ricostruisce dalle stesse agenzie di stampa succedutesi in queste ultime ore, l’affrettata rincorsa della Procura generale a far sì che quella notizia delle 11.04 trovasse il suo riscontro. Difficile credere alle capacità divinatorie di un’agenzia di stampa, assai semplice verificare come si sia in presenza di una continuata violazione di norme che prima che tutelare l’indagato, tutelano gli equilibri del processo un tempo denominato giusto”. Anche il sindaco Sala ha reagito: “Nessuna novità”, ha detto ai cronisti. “Non è nuovo neanche il metodo. Come sempre, rispetto istituzionale poco: queste cose si sanno dai media. Ma non è certo una cosa inattesa”.

Leggi anche:
L’inchiesta della Procura generale sulla piastra Expo

Il Fatto quotidiano, 17 gennaio 2018 (versione ampliata)
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