AFFARI

Appalti e corruzione, la grande torta. Parla Luca Beltrami Gadola

Appalti e corruzione, la grande torta. Parla Luca Beltrami Gadola

Luca Bertrami Gadola oggi è direttore di Arcipelago Milano, il giornale online più vivace nella discussione sulla città, dopo essere stato per 46 anni costruttore edile.

È tornato a scrivere di corruzione. Perché?

Per lo scoppio dello scandalo Verdini. È l’ultimo episodio del malaffare in materia di appalti che conferma quello che vado dicendo e scrivendo da quasi quarant’anni.

Oggi è tornata un’emergenza corruzione come ai tempi di Tangentopoli?

È un’emergenza che non è mai cessata ma che ha visto gli operatori muoversi con strategie diverse, quasi sempre più raffinate: non circolano più mazzette ma “altre utilità”, ossia favori, scatti di carriera, assunzioni. O commercio di influenze. L’abolizione del delitto di abuso d’ufficio e la riformulazione del traffico di influenze illecite sono ovviamente il cavallo di battaglia del governo Meloni: il liberismo corruttivo.

Sono servite le norme varate in questi anni, dalla Legge Merloni al Codice dei contratti pubblici?

No, non sono servite a nulla, solo a far capire agli operatori disonesti quali fossero gli anelli deboli della filiera definita dal Codice degli appalti pubblici: sono previste commissioni di valutazione che non devono giustificare pubblicamente le loro scelte, in definitiva scelgono il vincitore. Chi cerchereste di corrompere?

Nel suo ultimo intervento su Arcipelago Milano accenna a una “chiavetta” e a un bando “sartoriale”.

È la prima volta che io vedo comparire in un caso di corruzione una chiavetta Usb: un “pizzino tecnologico” che non lascia tracce e che può essere bloccato con password. Può contenere un bando di gara con tutti i suoi allegati. Averlo in anticipo dà un enorme vantaggio, perché le stazioni appaltanti danno pochissimo tempo tra la pubblicazione e il termine di consegna delle offerte. Quella del “bando sartoriale” è una bella locuzione inventata dall’Autorità nazionale anticorruzione: si riferisce a gare che prevedano condizioni possedute da una sola impresa, come il tipo di lavori fatti o il possesso di tecnologie particolari, sapendo che ve n’è una sola o quantomeno poche che possiedano i requisiti richiesti. Gli appalti del 2022 sono stati banditi da 3.300 stazioni appaltanti. Controllarle tutte è assolutamente impossibile.

Servono le gare al “massimo ribasso”?

Sono quelle che richiedono alle imprese soltanto uno sconto sul prezzo indicato nel bando: sono state accusate di spingere le imprese a offrire sconti spropositati, con conseguente uso furibondo di subappalti in danno sia dei lavoratori sia delle norme di sicurezza e della qualità dei lavori. Ma gli altri sistemi previsti dal Codice dei contratti non hanno affatto contrastato questo fenomeno. Con il sistema oggi più in vigore – quello “dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, sistema complesso che dovrebbe proprio ovviare ai ribassi eccessivi – l’impresa Mantovani con lo sconto del 41,8% si è aggiudicata i lavori di Expo 2015. Lo stesso che se fosse stato applicato il banale tanto deprecato “massimo ribasso”. Che dire?

È grande la torta in ballo? Di quanti soldi parliamo?

L’Autorità anticorruzione nel 2022 parlava di 290 miliardi di euro di cui in opere edili 108 miliardi. La cifra esatta è comunque difficile da definire perché oltre ai fondi del Pnrr vi sono quelli spesi autonomamente da tante altre stazioni appaltanti per servizi e finalità diverse.

E ora che cosa succederà con la valanga di appalti del Pnrr?

Difficile dirlo, se non che la storia della corruzione non cambierà. Non dimentichiamoci che al momento di presentare i progetti da candidare ai fondi Pnrr molte amministrazioni, colpevolmente colte alla sprovvista, si sono limitate a tirare fuori dal cassetto vecchi progetti mai realizzati non essendo in grado di formularne di più adatti a questi fondi.

E le olimpiadi Milano-Cortina del 2026? A che cosa servono le regole se poi i commissari straordinari decidono in deroga (come fu per Expo 2015)?

La risposta sta già nelle domanda, ci sarà un ricorso massiccio ai commissari e a loro saranno assegnati tutti i poteri di deroga fino al limite dello scandalo, dimenticando che esiste una Procura europea che ha competenze specifiche sugli appalti legati ai fondi Pnrr, per controllarne la regolarità.

Ci sono ricette tecniche possibili per il sistema degli appalti?

Sì, molte e siamo in molti a conoscerle. Ma certo non saremo interpellati perché né le imprese, né i partiti politici, né la burocrazia hanno un qualche interesse a che le cose cambino.

Il Fatto quotidiano, 15 gennaio 2024
To Top