MILANO

L’arcangelo Gabriele scenderà a richiamare Albertini sindaco?

L’arcangelo Gabriele scenderà a richiamare Albertini sindaco?

A Milano c’è il Candidato Unico; e c’è il candidato che c’è e non c’è. Il primo, si sa, è Giuseppe Sala, che ci ha messo un sacco per decidere di gettare il cuore oltre l’ostacolo, ma dopo un lungo, ciclistico surplace – in cui si è guardato in giro per vedere se c’erano posti migliori in politica, al governo o ai vertici di una bella azienda pubblica o privata – ha infine deciso che quello di sindaco “è il mestiere più bello del mondo” (per quanto malpagato).

Il candidato che c’è e non c’è, invece, è Gabriele Albertini. A lui hanno pensato, disperati, i leader del centrodestra che non sanno chi diavolo contrapporre a Sala, che da un lustro occupa la scena mediatico-politica milanese tra applausi e squilli di trombe e trombette, senza un’increspatura, una critica, non dico un fact-checking, ma almeno una domandina indiscreta.

Il centrodestra non ha uno straccio d’uomo o di donna da contrapporgli, forse anche perché lo spazio del centrodestra lo occupa già lui. In questi chiari di luna, Albertini è l’usato sicuro, l’ex sindaco che ha iniziato i progetti che Sala ha portato verso il compimento e che è perfettamente in grado di concludere, magari con qualche rigore morale in più. Non è leghista, ma Matteo Salvini – che sa che nessun leghista potrebbe oggi vincere a Milano – l’ha corteggiato e proposto come candidato sindaco.

Il corteggiamento è stato lungo, ma alla fine Albertini ha detto no: perché ha sentito, da una parte, che l’entusiasmo di Giorgia Meloni per lui è simile a quello che prova un valdostano che non sa nuotare e soffre il mal di mare costretto alla traversata a vela dell’Atlantico sotto una bufera nel triangolo delle Bermude; dall’altra, ha sentito pure il calore del suo amico Silvio Berlusconi, simile a quello riservato a Veronica Lario quando gli chiese 3 milioni al mese di alimenti. Niente da fare: quell’Albertini lì, da sindaco la prima volta, era diventato troppo amico del procuratore Francesco Saverio Borrelli per poter piacere davvero a Silvio. Certe cose non si dimenticano, nemmeno con l’età.

Ad Albertini, che si sente un generale – seppur di condominio – non hanno fatto granché effetto le reazioni dei colonnelli di Fratelli d’Italia (Ignazio La Russa e Daniela Santanché) che lo conoscono come troppo autonomo per portarselo nei salotti dei loro amici o al Billionaire: lui, se deve mettersi in mutande, lo fa in proprio. Ma comunque anche i colonnelli hanno contribuito a creare un clima generale in cui è diventata determinante la volontà della moglie, Giovanna, che dice: “Gabriele, no: hai già dato”.

E lui ha detto no. Dal centrodestra – senza alternative se non Maurizio Rolex Lupi – hanno provato a insistere. Lui ha risposto cominciando a esibire toni biblici: “La mia decisione non è modificabile neanche se i tre re magi vengono a propormi di rifare il sindaco. Se anche si mettono d’accordo tra di loro, sono cose loro”. Ma che doni potrebbero portare, stavolta, i tre re magi Salvini, Meloni e Berlusconi?

Sempre con toni biblici, riapre uno spiraglio, ma invocando direttamente il soprannaturale: “Se il mio omonimo Arcangelo Gabriele mi apparisse in sogno e mi dicesse di candidarmi per il bene di Milano, chissà, magari mia moglie Giovanna si convincerebbe e io con lei, ma in assenza di questo intervento soprannaturale credo sia molto difficile un ripensamento”. Poi fanno saltar fuori un sondaggio (Eumetra) in cui – udite udite – Albertini sarebbe tre punti avanti rispetto a Sala: 50 a 47. E lui, sornione, a chi gli chiede se il suo no è definitivo, risponde: “Di definitivo c’è solo la morte”. Ma la Bibbia insegna: dopo la morte c’è la resurrezione. Ci sarà anche per Albertini?

Il Fatto quotidiano, 13 maggio 2021
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