POLITICA

I soldi nascosti nella scrivania dell’Imperatore della Vallé

I soldi nascosti nella scrivania dell’Imperatore della Vallé

L’occhio racchiuso nel triangolo del Grande Architetto dell’Universo, stampato su documenti con il compasso massonico, era accanto a 25 mila euro in contanti e una tessera bancomat scaduta. In un vano in fondo a un cassetto della scrivania del presidente della Regione Valle d’Aosta, nell’ufficio al secondo piano del palazzo regionale di piazza Deffeyes. Chissà di chi sono i soldi e l’occhio che tutto vede. Di certo il bancomat è di Augusto Rollandin, visto che c’è il suo nome scritto sopra.

Gli amici lo chiamano “Guste”, traduzione in patois franco-provenzale-valdostano del suo nome Augusto. Per gli avversari è “l’Empereur”, l’imperatore. Per tutti è “Rolly”. Ha dovuto lasciare quella scrivania il 10 marzo, quando la sua giunta è stata soppiantata da una nuova, con presidente Pierluigi Marquis. Il guaio è che Marquis è alto, più di un metro e novanta. Stava proprio scomodo, in quella vecchia scrivania di legno del suo Augusto predecessore. La voleva sostituire con un piano di vetro, modernità e trasparenza. Così ha svuotato per bene il vecchio scrittoio, il 22 giugno, e ha trovato i 25 mila euro e tutto il resto.

Ad Aosta è cominciata la caccia al Mister X: chi ha lasciato i soldi? Quelli che conoscono la proverbiale prudenza di “Rolly” sono pronti a giurare che non è certo tipo da dimenticare denaro e materiale imbarazzante nella sua vecchia scrivania presidenziale. Ma l’alternativa è anche peggiore: c’è qualcuno che vuole incastrare l’uomo più potente della Valle d’Aosta? In attesa di scoprire Mister X, la Procura di Aosta ha aperto un’inchiesta, pm Luca Ceccanti, ipotesi di reato corruzione, per ora nessuno iscritto nel registro degli indagati. I poliziotti della Digos stanno analizzando le banconote – alcune sono da 500 euro – per risalire alla data di emissione e magari alla provenienza.

Lui, Rollandin, zitto: “Non faccio commenti di niente”, ha risposto secco a chi glieli chiedeva appena rientrato dal Lussemburgo, dove ha partecipato all’assemblea parlamentare della francofonia. Certo che quella scrivania la conosce bene. L’ha occupata per 15 anni, dal 1984 al 1990 e poi dal 2008 al marzo 2017, come presidente della Regione autonoma della Valle d’Aosta. Prima, a partire dagli anni Settanta, è stato sindaco del Comune di Brusson, poi assessore regionale. La sua irresistibile carriera politica si dipana tutta dentro il partito-Stato, anzi partito-Regione, l’Union Valdôtaine, da sempre al potere in Valle e da sempre filogovernativa, basta che nessun governo, di destra o di sinistra, si permetta di toccare i fondi pubblici che arrivano in Valle.

Ma la gloriosa carriera politica di “Rolly” è indistricabilmente intrecciata con la sua complicata storia giudiziaria. Esordisce con un’accusa di turbativa d’asta per l’appalto del compattatore di rifiuti del Comune di Brusson. Dalla vicenda giudiziaria esce condannato in via definitiva, ma per un reato più leggero, l’abuso d’ufficio. Poi negli anni Novanta è implicato nello scandalo dei “trasporti d’oro”, contributi illegittimi erogati alle autolinee valdostane: lo si sospetta di essere socio occulto di una azienda di trasporti, la Parval. La Procura di Aosta non ha mai brillato per rapidità, tanto che il processo si è concluso con la provvidenziale prescrizione.

La Corte dei conti gli ha comunque chiesto di risarcire 480 mila euro. Risultato: la legge elettorale valdostana, più severa di quella nazionale, gli ha impedito di candidarsi in Valle. Niente di male: nel 2001 si presenta alle politiche e viene eletto senatore. Poi incassa una riabilitazione per la vecchia condanna e restituisce i 480 mila euro, prelevandoli – con mossa sublime – dalla sua futura pensione di consigliere regionale. Nel maggio 2008 si ripresenta alle elezioni regionali e porta a casa 14 mila preferenze (il secondo si ferma a 5 mila). Torna così a fare il presidente della Valle. Nel 2013 viene indagato anche per il parcheggio dell’ospedale di Aosta, ma poi prosciolto.

Il gioco s’inceppa nella primavera 2017. L’eterno imperatore Augusto viene fatto fuori dagli stessi partiti autonomisti che si scompongono e ricompongono a seconda delle stagioni. Si forma una nuova maggioranza con Stella Alpina, Alpe, Union Valdôtaine progressiste, presidente l’altissimo Marquis, mentre l’Union Valdôtaine viene ricacciata all’opposizione insieme al Pd eterno alleato di Rollandin.

In Valle si è rotto l’incanto arcadico del territorio tutto bellezze alpine e buone tradizioni. Il procuratore di Aosta facente funzioni, Pasquale Longarini, ora è agli arresti domiciliari; una delle aziende più importanti della regione, il Casinò de la Vallée, è sull’orlo di una bancarotta che ha fatto mettere sotto inchiesta 22 politici locali, tra cui l’immancabile Rollandin; i clan locali della ’ndrangheta imperversano e quel Giuseppe Nirta che è stato ucciso a giugno in Spagna era in affari con il Caseificio valdostano di Gerardo Cuomo, grande amico del procuratore Longarini.

Ora la scoperta dei soldi nella scrivania del presidente. “È segno di un grande cambiamento”, dice il nuovo presidente Marquis, “è l’atto finale di una politica che distribuiva risorse e che ora è finita”. I valdostani sperano che sia vero.

Il Fatto quotidiano, 12 luglio 2017
To Top