GIUSTIZIA

Csm e nomine “politiche”: Davigo contro tutti

Csm e nomine “politiche”: Davigo contro tutti

In alto, i gruppi dirigenti dell’Associazione nazionale magistrati e delle correnti che la compongono mantengono bollente la temperatura della polemica contro Piercamillo Davigo e il suo gruppo. In basso, magistrati di tutte le correnti non nascondono la loro sintonia con le posizioni dell’ex presidente dell’Anm. L’oggetto del contendere: le nomine del Consiglio superiore della magistratura. Fatte “a pacchetti”, spartendo i posti direttivi tra correnti, “uno a me, uno a te, uno a lui”, dice Davigo, che su questo rompe l’unità della giunta Anm facendone uscire il suo gruppo, Autonomia & Indipendenza.

Reagisce duramente il presidente dell’Anm succeduto a Davigo, Eugenio Albamonte (di Area): “Una scelta irresponsabile e sleale, giustificabile solo con la scadenza tra un anno del Csm”. Insomma, Davigo ha aperto la campagna elettorale, usando un tema su cui sa di poter raccogliere ampi consensi tra i magistrati. “Evidentemente avevano già pensato di prendere la massima visibilità per poi abbandonare al primo momento utile”, conclude Albamonte. Lo sostiene Luca Palamara (di Unicost e oggi membro del Csm) che accusa Davigo di “delegittimare, sparando nel mucchio, tutta l’attività del Csm”, di cui oggi è vicepresidente il pd Giovanni Legnini.

“Criticare il Csm si può”, aggiunge Luca Poniz (di Area, già vicepresidente Anm durante la presidenza Davigo), “ma non è pensabile che l’Anm costituisca, come vorrebbe Davigo, un sistematico monitoraggio delle sue scelte, una sorta di tribunale permanente sulle nomine decise dal Consiglio superiore della magistratura. È una proposta evidentemente irricevibile. Dunque ritengo che sia stata fatta come pretesto per rompere, preparandosi per tempo alle elezioni del Csm, dove oggi Autonomia & Indipendenza ha un solo eletto. Naturalmente non è uno scandalo criticare il Csm”, continua Poniz, “tanto che lo fanno tutti e tre i documenti approvati dai tre gruppi che restano a sostenere la giunta Anm – Area, Magistratura indipendente e Unicost – ma andarsene alla prima occasione mi sembra proprio una scelta politica strumentale”.

Dietro le polemiche astratte, le nomine concrete. Andrea Fanuli è stato bocciato dal Csm come consigliere di Cassazione e poi è stato nominato presidente del Tribunale di Pesaro. “Ma si possono usare i posti direttivi come risarcimento?”, protestano i sostenitori di Davigo. Ancor più delicata la posizione di Lanfranco Tenaglia, che dopo aver fatto il parlamentare (per il Pd, ala renziana) oggi è stato proposto come presidente del Tribunale di Pordenone.

“L’hanno premiato per il suo ruolo politico, facendolo passare avanti a una collega che meritava almeno quanto lui”, protestano i sostenitori di Davigo. “E questo dopo che hanno votato (tutti tranne Magistratura indipendente) un documento che chiede al Parlamento una legge per non assegnare più incarichi giurisdizionali ai magistrati che tornano dopo aver fatto politica. È vero che la legge non c’è ancora, ma perché chiedono una cosa e poi fanno il contrario? Ecco, questa incoerenza è insopportabile”.

Sullo sfondo, anche la nomina di procuratore a Napoli, contesa tra Gianni Melillo (Area, già capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando) e Federico Cafiero de Raho (Unicost).

L’area che fa riferimento a Davigo allinea altre supposte incoerenze: “La giunta guidata proprio da Palamara nel 2011 fece un attacco durissimo al Csm, dopo che il Consiglio assegnò quattro posti su nove in Procura generale della Cassazione a ex membri del Csm. Oggi invece Palamara smentisce quello che fece sei anni fa”. Unicost replica scrivendo nero su bianco in un documento tre nomi di uomini di Autonomia & Indipendenza “premiati” dal Csm: Alessandro Pepe, promosso alla Procura generale della Cassazione; Giuseppe Marra, arrivato con i “pacchetti” al Massimario della Cassazione dopo essere stato per anni fuori ruolo; e lo stesso Davigo, nominato presidente di sezione della Cassazione.

“Ma i tre documenti critici con il Csm li hanno votati solo dopo che noi siamo usciti dalla giunta Anm”, replicano i sostenitori di Davigo. Che aggiungono: “Se le altre correnti pensano che criticare le nomine correntizie del Csm, come facciamo noi con coerenza, porti voti, perché non fanno la stessa cosa anche loro?”.

Il Fatto quotidiano, 11 luglio 2017
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