SISTEMA MILANO

Niente sequestro del cantiere: la colpa è tutta del Comune

Niente sequestro del cantiere: la colpa è tutta del Comune

Non è una buona notizia per il Comune di Milano. Ieri un giudice ha deciso di dissequestrare un cantiere, ma con una motivazione bruciante per l’amministrazione del sindaco Giuseppe Sala. Il progetto era sì fuori legge, ma la colpa è tutta degli uffici comunali, che hanno “fuorviato il privato”, cioè il costruttore e il progettista, i quali hanno agito “in buona fede”.

È l’ultimo paradosso del Sistema Milano. Ieri la giudice delle indagini preliminare (gip) Sonia Mancini non ha convalidato il sequestro del cantiere di via Papiniano 48, come avevano chiesto le pm Giovanna Cavalleri e Luisa Baima Bollone, che il 12 novembre avevano disposto il sequestro preventivo d’urgenza, in attesa della convalida di un giudice. Questa non è arrivata. Ma non perché il cantiere fosse regolare. Tutt’altro: stava procedendo alla costruzione di una torre di 8 piani, da far sorgere al posto di un magazzino-deposito di 2 piani completamente demolito.

La gip riconosce la “assoluta antigiuridicità dell’intervento” edilizio, che non prevede un piano attuativo (cioè la pianificazione dei servizi necessari ai nuovi abitanti che arriveranno in zona). L’operazione era stata autorizzata dagli uffici comunali con una semplice Scia alternativa al permesso di costruire ed era stata considerata una “ristrutturazione edilizia”. Era invece “nuova costruzione”, in un’area oltretutto sottoposta a vincolo (vincolo Naviglio Grande e vincolo regionale Nucleo rurale di interesse paesaggistico).

La gip ha però riconosciuto anche la “buona fede” dei due indagati che “hanno creduto ai criteri descritti dal Comune”, il costruttore palermitano Salvatore Murè e il suo progettista Mauro Colombo (già a processo anche per un’altra operazione urbanistica, il palazzo nel cortile di via Fauchè, il cui sequestro è stato invece confermato in via definitiva dalla massima istanza della giustizia amministrativa, il Consiglio di Stato. Muré è lo stesso che a maggio ha chiesto lo sfratto del centro sociale Cantiere, da abbattere per realizzare un’altra operazione immobiliare).

Sono stati i “comportamenti dello stesso Comune di Milano” a “fuorviare il privato” costruttore, sostiene la giudice nel suo dispositivo, in cui offre anche indicazioni per il futuro: “Da questo momento in poi”, la situazione “non potrà più dirsi sorretta dalla, fin qui riconosciuta, buona fede” ed è “auspicabile l’adozione di un piano attuativo in sanatoria per ricondurre alla piena legalità l’intervento edilizio” e “riportare a sistema l’interesse pubblico” della città di Milano.

Il Fatto quotidiano, 22 novembre 2025
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