SISTEMA MILANO

Don Burgio: «Con i decreti sicurezza non salverete Milano dalla rabbia»

Don Burgio: «Con i decreti sicurezza non salverete Milano dalla rabbia» Via Broletto 44, Presentazione del libro - Ragazzi Cattivi - di Don Claudio Burgio con i ragazzi della sua comunita'

È il cappellano del Beccaria, il carcere minorile di Milano. È il fondatore di Kairòs, la comunità che dal 2000 accoglie ragazzi in situazioni di disagio. Ma don Claudio Burgio è noto tra gli adolescenti soprattutto per aver fondato un’etichetta discografica, Kayròs Music, che promuove e diffonde la musica rap e trap dei suoi ragazzi. “È il loro modo di esprimersi, di buttar fuori le loro emozioni e anche la loro rabbia. Usano spesso parole forti, come bitch, ma è uno slang, una narrazione. Non è la causa della diffusione della rabbia e della violenza, semmai è la descrizione di un disagio. Invece di reprimerli, noi adulti dobbiamo aiutarli a verbalizzare, a esprimersi. Altrimenti reagiranno solo con azioni che a volte diventano violente”.

Come quelle dei ragazzi che hanno dato l’assalto a qualche negozio durante le manifestazioni del 17 e del 18 ottobre. “Erano una piccola minoranza dei manifestanti. Sono ragazzi che si sentono discriminati, vivono nelle periferie, sono dentro una logica consumistica. Non hanno le motivazioni politiche della maggioranza dei ragazzi che manifestano. Hanno reagito con azioni di tipo predatorio per prendersi le merci che non si possono permettere di comprare. Il loro malessere serpeggiava da tempo e andava compreso prima”.

Quegli episodi non si sono ripetuti ieri, 24 ottobre, nel corteo che ha sfilato per le vie di Milano, ingrossandosi via via che si dirigeva verso Porta Venezia. Don Burgio ha incontrato tutti i ragazzi fermati il 17 e 18. “Sono perlopiù ragazzi di famiglie di origine magrebina, ma anche italiani figli di italiani. I gruppi sono misti. Tutti portatori di una rabbia che dobbiamo essere in grado di decifrare. Se rispondiamo soltanto con la repressione, fermandoli, rinchiudendoli, processandoli dopo aver inasprito le pene a colpi di decreto, allora rischiamo di non risolvere il problema, ma di aggravarlo”.

Sono arrabbiati. “Dicono: siamo invisibili, vogliamo farci vedere. Sono figli di famiglie che lavorano, i cui genitori sono stupiti del loro comportamento. Vivono per lo più in case popolari alla periferia di Milano o nei paesi dell’hinterland. Non hanno conflitti con i genitori, che rispettano, ma ‘fanno da sé’ perché non vogliono gravare sulla famiglia. Alcuni vanno poco a scuola e vivono molto in strada, anche perché le loro abitazioni sono spesso sovraffollate”. Nei loro quartieri trovano solidarietà e orgoglio identitario, “ma trovano anche la rigida contrapposizione di chi li considera diversi e criminali”.

Gli oratori li accolgono? “Non sempre, a volte le parrocchie cattoliche si chiudono in una bolla protettiva, fanno fatica ad aprire le porte, come insegna il Vangelo”. Il motto di Don Burgio è “Non esistono ragazzi cattivi”, che è anche il titolo del suo libro uscito nel 2010. “Mi ha colpito il fatto che alcuni ragazzi hanno regalato a dei senzatetto una parte della merce che avevano preso nei negozi. Vivono una grande solitudine e hanno un senso di giustizia fai da te, da Robin Hood”.

Nella sua comunità, a Vimodrone, vivono molti ragazzi in stato di detenzione, ma i cancelli di Kairòs restano sempre aperti. “E da qui non è mai fuggito nessuno”. Anzi, qualcuno arriva qui volontariamente, per farsi aiutare. Come Luca, che si è presentato una mattina strafatto. Si è messo a posto, ora ha fatto la maturità ed è stato promosso”.

La politica continua a rendere sempre più difficile ottenere la cittadinanza italiana. È un problema devatante: “Non si sentono del Paese dei genitori perché sono nati qui, ma non possono dirsi italiani perché a molti non è concessa la cittadinanza: restano sospesi in uno spaesamento identitario che a volte si vena di vittimismo e si nutre di rabbia e aggressività. Poi i social moltiplicano tutto”.

Il sabato e la domenica per loro è normale lasciare i loro quartieri e i loro paesi. “Arrivano nel centro di Milano, nelle vie dell’opulenza. La sera vanno nei luoghi della movida, i Navigli, corso Como… Molti fanno uso di sostanze, soprattutto le canne, per rilassarsi, ma anche le pastiglie e gli psicofarmaci, gira molto Rivotril”.  

Don Claudio è stato maestro direttore della Cappella musicale del Duomo di Milano e ha insegnato Musicologia liturgica presso il Seminario arcivescovile diocesano. Ora promuove rap e trap. Nella sua comunità di Vimodrone hanno vissuto a lungo rapper notissimi come Baby Gang, Simba La Rue, Saky. “Ci sono venuti a trovare Ghali, Marracash, Artie 5ive. Baby Gang stava trovando la sua strada, ma è stato arrestato, dopo che Amadeus lo aveva selezionato per il festival di Sanremo. Poi è stato prosciolto, ma non ha potuto partecipare al festival perché era in carcere. Questo ha alimentato la sua rabbia, ora è di nuovo in carcere con accuse gravi”.

Il Fatto quotidiano, 25 ottobre 2026 (versione ampliata)
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