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Le prime ruspe sugli abusi edilizi a Milano. Il Comune: abbattete la palazzina di via Fauchè

Le prime ruspe sugli abusi edilizi a Milano. Il Comune: abbattete la palazzina di via Fauchè

Per la prima volta nell’inchiesta sull’urbanistica milanese si sente il rumore delle ruspe. È il Comune Milano a ordinare la demolizione della palazzina in costruzione nel cortile di via Fauchè. Piena vittoria dell’avvocata Wanda Mastrojanni che rappresenta gli abitanti del supercondominio di via Fauchè 9-11 e via Castelvetro 16-18-20, che si erano opposti alla nuova edificazione che stava crescendo nel cortile di casa.

Nell’ottobre 2022, l’immobiliarista Luigi Gigio D’Ambrosio e la sua società Fauchè 9 srl avevano cominciato a realizzare, con una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) la “ristrutturazione” di un deposito nel cortile di via Fauché 9, edificando una palazzina residenziale di tre piani. L’operazione era finita tra le decine di interventi urbanistici ritenuti fuori legge dalla Procura di Milano. Ora il Comune dà ragione ai pm, ordinando la demolizione di quanto costruito finora. “È un atto dovuto”, ha spiegato all’agenzia La Presse, “in esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato dello scorso autunno”.

Il 4 novembre 2025 infatti il massimo organo della giustizia amministrativa aveva confermato la sentenza del Tar Lombardia dell’estate 2024 e stabilito che, nonostante le leggi degli ultimi 13 anni (2013-2020-2022) abbiano notevolmente allargato il concetto di “ristrutturazione edilizia”, la demolizione con ricostruzione di un nuovo edificio non può essere considerata “ristrutturazione” se non c’è la “contestualità” fra demolizione e ricostruzione e se non viene conservata la “volumetria preesistente”, senza ulteriori “trasformazioni della morfologia del territorio”.

Altrimenti è “nuova costruzione”, che ha bisogno di un permesso di costruire e del pagamento di più alti oneri di urbanizzazione, per garantire la dotazione ai cittadini di servizi pubblici. Intanto l’immobiliarista D’Ambrosio, insieme con il direttore lavori-progettista Marco Colombo e l’impresario edile Gaetano Risi, sono a processo per abusi edilizi, secondo la pubblica accusa rappresentata dal pm Paolo Filippini (prossima udienza il 2 febbraio).

Ora il proprietario dell’area ha 90 giorni di tempo per realizzare le demolizioni ordinate dal Comune e ripristinare lo stato iniziale dell’area. Oltre il novantunesimo giorno, se l’area non è tornata com’era, scatta una sanzione da 2 mila a 20 mila euro e l’amministrazione pubblica può acquisire gratuitamente l’area facendola entrare nel patrimonio comunale.

Reazione dell’opposizione a Palazzo Marino: Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Milano, protesta: “Il Comune si muove a tentoni. Chiediamo un Consiglio comunale straordinario urgente sull’urbanistica”.

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Il Fatto quotidiano, 12 gennaio 2026
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