SEGRETI

Il testimone: “A mettere la bomba a Brescia fu Paolo Marchetti”

Il testimone: “A mettere la bomba a Brescia fu Paolo Marchetti”

“A mettere la bomba nel cestino di piazza della Loggia è stato Paolo Marchetti”: lo ha detto ieri, al processo per strage con imputato Roberto Zorzi, Gianpaolo Stimamiglio, negli anni Settanta militante di Ordine nuovo e ora supertestimone. “Non ho mai fatto questo nome, avevo paura per la mia incolumità”, ha aggiunto.

La bomba, esplosa durante il comizio finale di una manifestazione antifascista, quel 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì altre 102. Dopo molti anni di indagini, processi e depistaggi, sono stati condannati per strage il capo di Ordine nuovo nel Triveneto Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, che era contemporaneamente militante ordinovista di Brescia e informatore dei servizi segreti.

Oggi sotto processo ci sono due militanti di Ordine nuovo di Verona, Roberto Zorzi e Marco Toffaloni, già condannato a 30 anni in primo grado. Nella sua testimonianza, Stimamiglio ha raccontato che la strage fu realizzata dai veronesi: “l’apporto logistico era dei bresciani, ma erano solo veronesi quelli che erano in piazza”.

Operativi, quel giorno, erano quattro uomini di Ordine nuovo di Verona: Marchetti, Toffaloni, Claudio Bizzarri e un altro di cui non è stato in grado di fornire il nome. Marchetti, secondo marito di Rita Stimamiglio, sorella del supertestimone, era noto come neofascista dell’ambiente eversivo lombardo-veneto, ma finora non era mai stato indagato per la strage.

Bizzarri era chiamato “il Paracadutista” e con questo nomignolo era stato indicato dal giudice Guido Salvini come l’uomo che il 12 dicembre 1969 era entrato nella banca di piazza Fontana, a Milano, con la valigetta piena di esplosivo. A svelare chi era “il Paracadutista”, scrivendo per la prima volta il suo nome, fu nel novembre 2019 il Fatto quotidiano.

Ora Stimamiglio testimonia che Bizzarri era uno degli esecutori anche dell’attentato a Brescia. “Per la strage, l’input lo aveva dato Besutti e quindi in piazza c’erano solo i veronesi”, ha detto Stimamiglio rispondendo alle domande del pubblico ministero Caty Bressanelli e del presidente della Corte d’assise di Brescia Roberto Spanó.

Roberto Besutti, mantovano che gravitava su Verona, era il capo di Ordine nuovo in Lombardia. “Sopra di lui c’era solo Pino Rauti”, ha raccontato in passato Stimamiglio. “E sopra Pino Rauti il gran burattiniere della destra eversiva europea, referente dei servizi segreti americani: Yves Guérin-Sérac”.

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Il Fatto quotidiano, 12 gennaio 2026
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