POLITICA

Campione d’Italia: buco di 200 milioni nella sanità lombarda

Campione d’Italia: buco di 200 milioni nella sanità lombarda

C’è un buco di 200 milioni di euro nei conti della sanità della Regione Lombardia. Invisibile, per ora. Per intravvederlo, bisogna scartabellare i documenti dell’assistenza sanitaria del Canton Ticino, Svizzera italiana, prestata ai cittadini di Campione d’Italia.

Il Comune di Campione, come si sa, è un pezzetto d’Italia circondato da territorio svizzero. I suoi abitanti godono – o meglio godevano – di un trattamento speciale: potevano curarsi presso le strutture sanitarie elvetiche. Lo stabiliva un accordo tra Italia e Svizzera firmato il 28 gennaio 2005. Le spese erano anticipate da un istituto assicurativo, Lamal, che poi trasmetteva le fatture al Canton Ticino, il quale le mandava al governo federale di Berna, che poi chiedeva i pagamenti a Roma, al Sistema sanitario nazionale italiano, infine a pagare era la Regione Lombardia.

Nel 2018 la Regione – assessore al Welfare era Giulio Gallera – comincia a mostrare segni d’impazienza: fa causa al Comune italiano in terra elvetica chiedendogli il pagamento di 89 milioni di spese sanitarie che ritiene debbano essere coperte dalle casse municipali. Gallera vince in primo grado e ottiene un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune, ma in Appello i giudici bloccano l’esecuzione del pagamento.

Intanto il sistema va avanti: cambiano gli assessori regionali, da Gallera a Letizia Moratti e poi a Guido Bertolaso, e gli italiani di Campione continuano a farsi curare in Svizzera, anche perché lì le liste d’attesa sono inesistenti. Nel luglio 2020 la giunta regionale lombarda dà mandato all’Ats dell’Insubria (competente anche per Campione) di comunicare alle autorità elvetiche la fine del sistema: basta prestazioni svizzere poi rimborsate dall’Italia.

Nel novembre 2021 un’altra delibera annulla la possibilità di usufruire dell’assistenza domiciliare svizzera. Nel 2022 una nuova delibera regionale dà vita a un sistema transitorio, definito “sperimentale”: per un anno, fino al 30 settembre 2023, i campionesi avrebbero potuto usufruire delle cure svizzere, presentando però un’impegnativa di un medico italiano e aderendo a un modello (chiamato S2) che prevede la compartecipazione volontaria delle spese da parte dell’assistito, ma senza quantificare le cifre.

A questo punto, un’avvocata di Campione, Barbara Marchesini, presenta un ricorso al Tar della Lombardia, che ribalta la situazione: decreta che i campionesi sono da equiparare ai cittadini italiani che risiedono all’estero e dunque hanno diritto di rivolgersi alle strutture sociosanitarie svizzere. Tutto torna alla convenzione del 2005.

Ma intanto si è creato un debito invisibile, fuori bilancio, che nessuno vuole pagare. La Regione Lombardia dice di voler saldare soltanto la “quota capitaria” (circa 1.200 euro l’anno per cittadino), e ritiene che tutto ciò che eccede debba essere pagato dal Comune di Campione, con i soldi del contributo straordinario sanitario stabilito per legge nel 2005.

Ma quel fondo, che all’inizio era di 2 milioni l’anno, oggi è ridotto a 575 mila euro. Non riesce a coprire neppure le spese per l’acquisto dei farmaci svizzeri erogati dalla farmacia italiana di Campione. E ora? Chi paga? La Regione, il Comune, o i cittadini che hanno firmato i moduli S2 che accennano a un (non quantificato) contributo dell’assistito?

Il Fatto quotidiano, 2 giugno 2014
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