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L’acciaieria ucraina nella delicata laguna del Friuli Venezia Giulia

L’acciaieria ucraina nella delicata laguna del Friuli Venezia Giulia

Effetti collaterali della guerra in Ucraina: la costruzione di una grande acciaieria in Friuli Venezia Giulia, in un luogo fragile e delicato dal punto di vista ambientale come la laguna di Marano, a ridosso delle località turistiche di Grado e Lignano Sabbiadoro. A investire 2 miliardi di euro per realizzare a Porto Nogaro, in provincia di Udine, la “Marghera del Friuli” dovrebbe essere la Metinvest Bv, multinazionale ucraina con sede in Olanda, fatturato 18 miliardi di dollari. È la società che controllava l’acciaieria Azovstal di Mariupol, persa nel conflitto con la Russia di Putin.

Partner dell’operazione è la multinazionale italiana Danieli, uno dei leader mondiali nella produzione di impianti siderurgici: sede a Buttrio, a un passo da Udine, più di 10 mila dipendenti, la Danieli ha costruito acciaierie in Russia, nei Paesi arabi, in Brasile, in Corea. Per realizzare quella in Friuli, ha avviato un’operazione finanziaria con la quale è diventata azionista di minoranza di Metinvest.

La regione. Primo stanziamento da 20 milioni

Le prime notizie sul progetto di costruire un impianto che dovrebbe produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio all’anno cominciano a filtrare il 17 maggio 2022, quando i sindaci dei comuni di Grado, San Giorgio di Nogaro, Carlino, Torviscosa e Marano sono convocati in Regione: l’assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, comunica loro che il Friuli Venezia Giulia ha intenzione di “riqualificare il comparto industriale con interventi infrastrutturali” e per questo ha già approvato in consiglio regionale un primo stanziamento di 20 milioni di euro.

Il 6 luglio 2022 il progetto acquista un volto: quello di Yuriy Ryzhenkov, il numero uno di Metinvest, che arriva in Friuli con i suoi più stretti collaboratori: compie un sopralluogo nell’area dove dovrebbe sorgere l’acciaieria, accompagnato dal presidente del gruppo Danieli, Gianpietro Benedetti (che è anche presidente della Confindustria di Udine), e dall’assessore Bini, che arriva con uno staff tecnico capitanato da Magda Uliana, direttrice centrale delle Attività produttive della Regione.

Filtra un cronoprogramma secondo il quale l’acciaieria dovrebbe diventare operativa nel 2026. La Giunta regionale guidata da Massimiliano Fedriga promette un finanziamento totale di almeno 60 milioni di euro per realizzare le infrastrutture indispensabili: strade, ferrovie, ma anche il drenaggio del fondo della laguna alle spalle di Grado per far arrivare le navi dal mare fino al futuro impianto.

Insorgono gli ambientalisti. Denunciano la pericolosità del progetto che comprometterebbe gli equilibri ambientali della laguna di Marano, ecosistema delicatissimo con una flora e una fauna uniche. Non solo: potrebbe avere ripercussioni anche sui due poli balneari del Friuli Venezia Giulia: Grado e Lignano Sabbiadoro. Gruppi di cittadini cominciano a organizzare manifestazioni, proteste, sit-in.

Massimo Moretuzzo, il candidato civico che ha sfidato Fedriga alle ultime elezioni regionali, chiede al rieletto presidente del Friuli Venezia Giulia di riferire in Consiglio i progetti della Regione sull’acciaieria. Francesco Martines, il consigliere del Pd con record di preferenze alla tornata del 2-3 aprile scorso, continua una netta opposizione al progetto, che già aveva avversato prima di essere eletto, tanto da aver ricevuto una strana lettera dei legali del gruppo Danieli che lo diffidavano dal parlare dell’acciaieria in campagna elettorale.

Il suo partito invece non ha ancora preso una posizione ufficiale sull’operazione, ma i consiglieri Pd del precedente consiglio regionale avevano votato sì ai finanziamenti regionali per l’acciaieria. Contro cui invece il presidente del “Comitato per la vita del Friuli rurale”, Aldevis Tibaldi, ha presentato addirittura un esposto alla Procura regionale della Corte dei conti.

Polemiche & pubblicità. “Acciaio green”, “Occasione da non perdere”

La Danieli respinge ogni accusa: in una pagina pubblicitaria pubblicata sui quotidiani locali (“Un’occasione da non perdere”) ribadisce in sei punti che l’impianto non avrebbe alcun impatto sull’ecosistema della laguna, grazie a tecnologie avanzate in grado di produrre “acciaio green”; in compenso l’acciaieria farebbe crescere di ben 8 punti il Pil del Friuli Venezia Giulia.

Ma intanto il progetto sembra rallentare. La multinazionale di Buttrio comunica che non è ancora stato deciso il luogo dove costruire l’acciaieria: l’area di Porto Nogaro è soltanto una delle tre allo studio (due in Italia, la terza in un altro Paese europeo) e benché sia stata indicata dalla Danieli come quella preferibile, la decisione finale sarà presa entro il mese di settembre.

Anche Fedriga intanto ha cominciato a frenare: nel rispondere in Consiglio regionale a Moretuzzo, ha ribadito che nessuna decisione sui finanziamenti è stata ancora presa dalla Giunta e che non sarà dato il via libera ad alcun progetto che possa danneggiare il turismo in regione.

Il Fatto quotidiano, 30 maggio 2023
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