AFFARI

Formigoni deve pagare i suoi danni (47 milioni). Intanto incassa il vitalizio

Formigoni deve pagare i suoi danni (47 milioni). Intanto incassa il vitalizio

di Gianni Barbacetto e Ilaria Proietti /

La Corte di cassazione ha deciso: Roberto Formigoni deve pagare. Oltre 47 milioni di euro, per i danni arrecati alla Regione Lombardia quando, da presidente, era al centro di un “gravissimo sistema illecito di storno di denari pubblici a fini privati”.

Dopo la condanna penale definitiva per corruzione a 5 anni e 10 mesi – per aver favorito le cliniche private della Fondazione Maugeri in cambio di regali milionari ricevuti per anni (viaggi, vacanze, cene, finanziamenti e un megasconto sull’acquisto di una villa in Sardegna) – la Corte dei conti aveva chiesto a lui e ai suoi coimputati di risarcire il danno arrecato alle casse pubbliche.

E nel 2021 lo aveva condannato al pagamento “di 47.485.583 milioni di euro, a titolo di risarcimento del danno erariale”: non da solo, ma in solido con il presidente della Fondazione, Umberto Maugeri, il suo direttore centrale, Costantino Passerino, l’ex assessore lombardo alla Sanità, il ciellino Antonio Simone, e il faccendiere mediatore tra Formigoni e la Maugeri, Pierangelo Daccò.

Ora la sentenza d’appello della Corte dei conti è stata convalidata dalle sezioni unite civili della Cassazione, che hanno respinto il ricorso presentato dall’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) Fondazione Salvatore Maugeri-Clinica del Lavoro e della Riabilitazione. Il ricorso contestava la competenza della Corte dei conti ad occuparsi del caso e dunque a condannare la Maugeri e gli altri imputati, imponendo loro di rifondere il danno erariale: perché “mancherebbe il vincolo di destinazione delle somme ricevute dalla Fondazione dalla Regione Lombardia”.

Certo, non erano state pagate dalla Regione alla Maugeri per essere date a Formigoni sotto forma di “utilità” e regali. E una volta incassate dalla Fondazione, sarebbero state – secondo il ricorso – “attratte definitivamente nella struttura aziendale del privato”, sarebbero entrate nel patrimonio della Maugeri e dunque avrebbero perso “il loro valore pubblicistico”. Sarebbero diventati soldi privati, non più pubblici. E dunque privati sarebbero stati i “regali” a Formigoni.

La Cassazione, a sezioni riunite, ha respinto questa prospettazione. Ha ricordato che le sentenze penali “intervenute per tutti” i coimputati “avevano riconosciuto la loro responsabilità per i reati di associazione a delinquere, atti contrari ai doveri di ufficio, corruzione”.

Formigoni e Passerino erano stati definitivamente condannati nel 2019; in giudicato anche le condanne a Daccò e Simone; Umberto Maugeri e la Fondazione avevano patteggiato la pena. E i soldi arrivati all’allora presidente della Regione erano pubblici: perché “è sufficiente evidenziare che i finanziamenti, poi distratti, non potevano che essere destinati alle finalità pubbliche per le quali erano stati erogati e non ad altre, e di certo”, dice la sentenza, “non potevano essere retrocessi a favore dei corruttori/corrotti con sviamento di tali finalità pubbliche”.

Formigoni dunque dovrà pagare. Potrà consolarsi con il vitalizio del Senato, che ha ripreso a incassare: condannato dalla Cassazione, ma “assolto” da Palazzo Madama. Dopo la condanna penale del 2019, a luglio il Senato aveva congelato il suo vitalizio, come prescritto dalle regole interne allora vigenti. Ma poi già a novembre 2019 gli aveva accordato in via cautelare un assegno di sostentamento da 700 euro al mese, in attesa di decidere sul ricorso che aveva prontamente presentato, accompagnato addirittura da una richiesta di risarcimento dei danni. Il Celeste lamentava la decisione del Senato – “l’ingiustizia”, scriveva – di privarlo dell’assegno mensile di 7 mila euro maturato “dopo aver dedicato l’intera propria esistenza alle Istituzioni”.

La Corte dei conti già gli aveva tolto anche l’assegno maturato negli anni trascorsi ai vertici della Regione Lombardia. Ma il Senato nel 2021 ha invece accolto il suo ricorso: gli organi di giustizia interna di Palazzo Madama hanno cancellato le regole interne in vigore dal 2015 al 2021, che prevedevano la sospensione del vitalizio in caso di condanna definitiva per reati di particolare gravità. Da quel momento, a Formigoni e agli altri ex senatori con la fedina penale non proprio immacolata viene restituito tutto il malloppo: il vitalizio e anche gli arretrati.

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di Gianni Barbacetto e Ilaria Proietti / Il Fatto quotidiano, 2 febbraio 2023
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