SEGRETI

Storie di famiglia. I padri di Draghi e di Dell’Utri cavalieri di San Giorgio

Storie di famiglia. I padri di Draghi e di Dell’Utri cavalieri di San Giorgio

di Gianni Barbacetto e Maurizio Massignan /

Le vecchie storie famigliari uniscono a volte personaggi anche molto distanti tra loro. Mario Draghi e Marcello Dell’Utri, per esempio, conducono vite lontanissime e forse non si sono neppure mai incontrati. Eppure i gradi di separazione che li dividono sono meno dei sei che si dice valgano per ogni uomo sulla Terra, piatta o non piatta che sia. I loro padri, infatti, erano membri dello stesso ordine cavalleresco: l’Ordine di San Giorgio.

Ad aprire l’Annuario 1947 dell’Ordine militare di San Giorgio di Carinzia, stampato dalla casa editrice Ugo Rubbi, alla pagina 73 dell’“Albo d’oro dei Cavalieri” si trova citato “Dell’Utri cav. Uff. Alfredo”, abitante a Palermo, e a pagina 79 “Draghi comm. Carlo”, di Roma, “Croce di guerra al Merito e Promozione per merito di guerra”. Sono i padri, rispettivamente, di Marcello e di Mario.

Che cos’è l’Ordine di San Giorgio in Carinzia? Le sue origini antiche risalgono addirittura al 1469, quando nacque sotto il patrocinio di papa Paolo II e dell’imperatore Federico III del Sacro Romano Impero che volevano premiare chi s’impegnava nella lotta contro i turchi nei territori di Carinzia e Stiria. Crebbe sotto Massimiliano I, poi declinò, dopo che la battaglia di Lepanto nel 1571 pose fine al pericolo turco.

La seconda vita dell’Ordine iniziò nell’Ottocento, per iniziativa dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria-Ungheria. Dopo il crollo dell’impero, fu mantenuto come onorificenza privata concessa dalla Casa imperiale degli Asburgo, ma in pratica prese strade autonome, tanto che nel 1978 Otto d’Asburgo lo sconfessò pubblicamente. Nel 1981 l’Ordine si trasformò in obbedienza massonica, assumendo il nome di “Gran Priorato di San Giorgio in Carinzia”.

Nel dopoguerra, comunque, quand’era ancora un ordine cavalleresco, vi erano iscritti tanto il padre del presidente del Consiglio Mario Draghi, che morì quando il figlio aveva solo 15 anni, quanto il padre di Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi, organizzatore di Forza Italia, condannato per concorso esterno in Cosa nostra. È un caso del destino, una curiosità. Nessuna irregolarità è segnalata a carico dell’Ordine in quegli anni.

Certo però che la storia recente dei Cavalieri di San Giorgio è costellata di sorprese. Molti degli appartenenti all’Ordine erano legati al principe siciliano Gianfranco Alliata di Montereale, Sovrano Gran Commendatore della Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato, poi iscritto alla P2, vicepresidente del Partito nazionale monarchico e dell’Unione monarchica italiana, indagato (e prosciolto) nell’inchiesta sul tentato golpe del principe Junio Valerio Borghese e indicato da alcune ricerche storiche come possibile mandante della strage di Portella della Ginestra.

Facevano parte della “rete Alliata” dentro l’Ordine di San Giorgio il notaio Francesco Cavallaro (poi deputato Dc), Augusto Castaldo (altissimo esponente della massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato), Demetrio di Demetrio (un amico di Alliata che si faceva chiamare “principe Dimitrij di Russia”), Canzio Allegriti (musicista, autore dell’inno fascista Gioventù d’Italia e poi iscritto alla P2).

In quel 1947 in cui fu pubblicato l’Albo d’oro, l’Ordine di San Giorgio era guidato dall’aristocratico zarista Boris Galitzine, a cui successe nel 1951 Sebastiano Visconti Prasca, il generale che guidò la tragica invasione fascista della Grecia. Nel 1961 divenne Gran Maestro il cugino del generale, Vincenzo Visconti Prasca, che nel 1965 passò la carica al nipote, Antoniotto Invrea. Dal 1976 al 1983 a guidare l’Ordine fu Luciano Pelliccioni di Poli, già sottotenente della Repubblica di Salò, decorato con la Croce di ferro nazista.

Pelliccioni si presentava come “consulente araldico” e in questa veste aveva collaborato anche con Totò, che amava fregiarsi del titolo di principe. Quando Vittorio Emanuele di Savoia nel 1972 si sposò con Marina Doria (creando scompiglio nel mondo dei monarchici poiché i quarti di nobiltà della famiglia Doria non erano ritenuti sufficienti per convolare a nozze con un rappresentante della famiglia reale), fu proprio Alliata a suggerire al Savoia di affidarsi alla consulenza di Pelliccioni, molto abile a ricostruire, e forse anche a costruire, gli alberi genealogici dei suoi clienti.

Le ultime notizie di cronaca sull’Ordine ci dicono che a fine anni Ottanta fu tra i gruppi oggetto dell’inchiesta sulla massoneria del procuratore Agostino Cordova. Fra i suoi membri fu individuato un appartenente all’organizzazione segreta Gladio (Alfredo Dario Bruno Spada). Nel 1997, un’altra indagine scoprì che un gruppo di camorristi a Napoli aveva infiltrato la polizia e il Viminale affiliando poliziotti e funzionari proprio all’Ordine di San Giorgio, con cerimonie in chiesa in cui erano esibite spade e mantelli. Dai tempi di Alfredo Dell’Utri e Carlo Draghi ne erano passati, di anni.

di Gianni Barbacetto e Maurizio Massignan, Il Fatto quotidiano, 6 ottobre 2022
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