GIUSTIZIA

Ruby 3: il processo prosegue, le ragazze non parlano più

Ruby 3: il processo prosegue, le ragazze non parlano più

Udienza lampo, ieri 1 dicembre, al processo Ruby 3 con imputati Silvio Berlusconi e 29 testimoni dei processi Ruby 1 e 2, accusati di falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari. I giudici della settima sezione, presidente Marco Tremolada, hanno letto l’ordinanza con cui hanno respinto la richiesta delle difese che volevano l’assoluzione delle ragazze, immediata, dal reato di falsa testimonianza. Dunque il processo, che ieri poteva entrare in un buco nero, invece prosegue.

Tutto era nato con un’altra ordinanza, quella del 3 novembre: i giudici avevano accolto un’eccezione proposta dalla difesa Berlusconi all’inizio del processo, due anni e mezzo fa, e avevano dichiarato inutilizzabili le testimonianze di 18 ragazze accusate di aver mentito nelle aule dei processi Ruby 1 e 2: perché non avrebbero dovuto rivestire il ruolo di testimoni, ma – dalla primavera 2012 – di imputate in reato connesso (dunque non obbligate a dire la verità), dato che la Procura già allora “aveva elementi indizianti le elargizioni di Berlusconi in favore delle ragazze”, pagate per farle mentire ai giudici, raccontando che le feste del bunga-bunga ad Arcore nel 2010 erano solo “cene eleganti”.

Svaporata a questo punto l’accusa di falsa testimonianza, le difese delle ragazze hanno chiesto, codice alla mano, che il Tribunale facesse la “declaratoria immediata” di innocenza per quel reato, senza aspettare la fine del processo. No, ha risposto il Tribunale. Secondo i giudici, tenuto “conto dello stato avanzato, ma non completato dell’istruttoria” del dibattimento, “non sussistono i requisiti di evidenza” per applicare oggi l’articolo 129 del codice di procedura penale che prevede appunto l’obbligo di dichiarare l’immediato proscioglimento.

Così continua il processo che altrimenti si sarebbe avvitato su una questione cruciale: con il proscioglimento immediato delle imputate, i giudici sarebbero diventati “incompatibili” e non avrebbero potuto poi pronunciarsi sull’altro reato contestato, la corruzione in atti giudiziari. Perché un giudice non può giudicare due volte gli stessi imputati per gli stessi fatti. Sembra dunque essere prevalsa la tesi dell’accusa: i due reati – falsa testimonianza e corruzione – sono così strettamente intrecciati da essere inscindibili. Stralciarne uno – aveva detto il pm – sarebbe “folle”.

Entrambi i reati saranno giudicati dunque solo alla fine del processo. E per l’accusa, se anche la falsa testimonianza dovesse davvero scomparire, resterebbe la corruzione, perché le ragazze sono diventate “pubblici ufficiali” nel momento in cui sono state ammesse dal Tribunale come testimoni nel processo Ruby 1: e cioè il 23 novembre 2011 (prima della primavera 2012 in cui secondo il Tribunale dovevano assumere il ruolo di imputate). I pm, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il sostituto Luca Gaglio, aggiungono che anche l’eventuale “cessazione della qualità pubblico ufficiale”, secondo la giurisprudenza e il codice penale (articolo 360), non fa cadere il reato, contestato dall’accusa fino al 2015.

Intanto però un effetto è stato raggiunto: le ragazze saranno d’ora in avanti mute. Ora stanno zitte anche quelle che – come Barbara Guerra, Alessandra Sorcinelli e Marysthell Polanco – avevano attaccato Berlusconi e annunciato di voler parlare in tribunale, per spiegare perché avevano mentito sulle feste di Arcore. Non renderanno in aula le dichiarazioni spontanee che avevano promesso. Hanno già rinunciato ad essere sentiti anche l’avvocato Luca Giuliante, ex legale di Karima El Mahroug, in arte Ruby, e l’ex fidanzato di Ruby, Luca Risso.

Il Fatto quotidiano, 2 dicembre 2021
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