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Open, soldi, fango sul “Fatto”: ecco, in sintesi, la macchina affari-politica di Matteo Renzi

Open, soldi, fango sul “Fatto”: ecco, in sintesi, la macchina affari-politica di Matteo Renzi MATTEO RENZI

di Vincenzo Bisbiglia /

Il 19 ottobre la Procura di Firenze ha chiuso l’inchiesta sulla Fondazione Open, che vede indagati per concorso in finanziamento illecito il leader di Italia Viva Matteo Renzi, gli ex ministri Luca Lotti e Maria Elena Boschi, Alberto Bianchi (ex presidente della Open) e l’imprenditore Marco Carrai. Lotti è indagato con Bianchi anche per corruzione per l’esercizio della funzione: secondo i pm l’ex sottosegretario si sarebbe adoperato per favorire disposizioni normative di interesse di British American Tobacco Italia Spa (Bat) o del Gruppo Toto ricevendo in cambio utilità. Ad esempio? I contributi di Bat alla Fondazione. Ora gli atti dell’indagine fiorentina depositati – circa 92 mila pagine – non sono più riservati e possono essere utilizzati nell’ambito della cronaca giudiziaria. Ecco dunque cosa è emerso finora.

Conti correnti
Il 6 novembre, il Fatto pubblica alcuni bonifici in entrata su un conto di Renzi contenuti in un’informativa della Gdf del 10 giugno 2020. Sono, in gran parte, i compensi per le conferenze. Ci sono ad esempio i 43.807 euro arrivati dal Ministero delle Finanze dell’Arabia Saudita o i 19.032 euro pagati dalla 21 Investmenti Sgr, “private equity di Alessandro Benetton”. Secondo la Gdf dal giugno 2018 al marzo 2020 Renzi ha incassato (lecitamente) 2,6 milioni di euro. I compensi non sono oggetto di indagine.

Volo per Washington
Agli atti ci sono anche le conversazioni del giugno 2018 tra Renzi e l’imprenditore Vittorio Manes (non indagato). I due parlano di un volo che l’ex premier avrebbe dovuto prendere per partecipare alla cerimonia per il 50esimo anniversario della morte di Bob Kennedy. Renzi sarebbe dovuto partire dopo aver votato contro la fiducia al Conte–1. Scrive a Manes: “Non posso evitare di votare la sfiducia a queste merde”. Poi chiede: “C’è qualche tuo amico riccone che viaggia dopo le 18 verso Washington?”. Alla fine a pagare il volo sarà Open.

Ristoranti e cene
Per i pm parte dei contributi volontari incassati dalla Open sono stati utilizzati per “sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti, Boschi e della corrente renziana”. Secondo i conti della Finanza dal 2012 al 2018 la Fondazione (prima Big Bang poi Open) ha pagato per beni e servizi di cui ha usufruito Renzi 548.990 euro. Cifra che comprende, ad esempio, i 7.416 versati per la benzina e i pedaggi del “Camper Matteo”, ma anche le spese per ristoranti e alberghi. Secondo la Gdf, Open ha sostenuto spese anche per Luca Lotti (26.955 euro) e per Maria Elena Boschi (5.915 euro).

Macchina Social
Il 7 gennaio 2018 Renzi riceve una mail (che inoltrerà a Carrai) dal giornalista Fabrizio Rondolino (non indagato). La mail contiene un piano per creare una “struttura di propaganda antigrillina” che comprenda anche una “character assassination” con “rivelazioni mirate a distruggere la reputazione” di soggetti come “Grillo”, “Di Maio”, “Casaleggio”, ma anche dei giornalisti “Travaglio e Scanzi”. Per metterla in atto, Rondolino propone di creare una redazione ad hoc con due giornalisti d’inchiesta e di ingaggiare “un investigatore privato”. Renzi ha spiegato che “quel messaggio non ha avuto alcun seguito”.

Per far meglio funzionare la macchina social a supporto di Renzi – si scopre ora dalle carte – la Open ha acquistato anche due software israeliani, Voyager e Tracx, al costo di 260 mila dollari e 60 mila euro. Il quotidiano Domani ha rivelato alcune chat di Carrai del 2016, in cui si parla di una “dark room”, una “stanza oscura” messa in piedi dall’imprenditore dove “in una settimana hanno fatto 600 fakes”.

“Referendum del cazzo”
“Abbiamo speso due milioni di euro per quel referendum del cazzo”, è invece lo sfogo di Bianchi in chat. Proprio in vista del referendum del 4 dicembre, Renzi invoca, in una chat finita agli atti, l’apporto di “politici e simpatizzanti” per promuovere la sua linea. Fra le altre cose, il 12 novembre 2016 scrive: “Mandiamo Delrio in radio, ha la voce calda”.

Accordi con le tv
Agli atti c’è anche una mail del dicembre 2017 che Renzi invia a Carrai. Nel testo c’è scritto “Politiche 2018”, in riferimento alle elezioni del 2018. Si comincia dal “Mondo La7”. È scritto nella mail: “Dobbiamo pretendere una figura dedicata di raccordo tra noi e Andrea Salerno – direttore di La7, ndr – (…). Conoscere le scalette. Capire i format dei nostri avversari”. Per il “Mondo Mediaset” si punta invece a un “Accordo con Brachino/Confalonieri. Monitorare costantemente Berlusconi e chiedere di fare altrettanto, sempre”. Alla voce “Mondo Rai” è scritto: “Accordo Agnoletti/Orfeo”, dove Marco Agnoletti era il portavoce di Renzi e Mario Orfeo l’allora dg Rai.

80 mila $ da Bin Salman; 170 mila € da British America Tobacco per emendamento sulle tasse per le sigarette; 800 mila da Toto per emendamento sulle manutenzioni autostradali; 19 mila dal gruppo Benetton, quello del ponte Morandi

Tutti i protagonisti hanno smentito l’esistenza di accordi e fonti vicine all’ex premier hanno spiegato che la mail era “una sorta di elenco di compiti per l’ufficio comunicazione”. A proposito di Rai, agli atti emerge anche un appunto di inizio 2017 di Bianchi destinato a Lotti in cui fa presente di aver ricevuto “3 messaggi da Maggioni (Monica, ndr)”, appena nominata direttrice del Tg1: “Salvo opposizione improbabile (…) – scrive Bianchi – il cda sfiducia Campo dall’Orto (…) le piacerebbe assumere lei l’interim. Oppure un ticket Dal Brocco/Maggioni”. La Maggioni ha smentito la circostanza.

Non mancano nelle carte i riferimenti ai rapporti tra esponenti del Giglio magico e giornalisti. Il 9 marzo 2017 Bianchi scrive a Lotti: “La Chirico (Annalisa, estranea all’inchiesta, ndr) stasera va dalla Gruber, glielo ha chiesto Matteo”. Il 2 marzo sempre Bianchi a Lotti: “La Chirico scrive domani sul Foglio sulla vicenda Consip. L’ha sollecitata M. (…)”.

Il ruolo di Funiciello
Nelle carte è citato, ma senza essere indagato, Antonio Funiciello, capo di gabinetto del premier Mario Draghi. Agli atti ci sono i messaggi scambiati con alcuni dei protagonisti dell’inchiesta fiorentina: da una parte con il manager di Bat, Gianluca Ansalone, dall’altra con il patron delle concessioni autostradali Alfonso Toto. Funiciello all’epoca era capo dello staff di Paolo Gentiloni e, prima ancora, presidente del comitato “Basta un sì”.

“Caro Antonio, finalmente dopo un nuovo round alla Camera possiamo rilassarci un attimo”, gli scrive Ansalone il 19 dicembre 2017. “Ha lavorato ventre a terra avendo compreso la drammaticità della nostra infrastruttura”, dice invece Toto di Funiciello il 17 dicembre 2017. Dal 21 novembre Il Fatto ha chiesto a Draghi di intervenire su Funiciello: nulla si è mosso.

di Vincenzo Bisbiglia, Il Fatto quotidiano, 28 novembre 2021
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