POLITICA

La Boschi di Forza Italia: Cristina Rossello & Veneto Banca

La Boschi di Forza Italia: Cristina Rossello & Veneto Banca

Cristina Rossello è stata voluta da Silvio Berlusconi in persona come candidata di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un prezioso collegio di Milano, e se la giocherà con Bruno Tabacci, candidato del centrosinistra. Certo, Rossello è stata l’avvocato che ha assistito Berlusconi nella causa di separazione con l’ex moglie Veronica Lario e questo ha pesato. Se un tempo Silvio si portava in Parlamento i suoi avvocati Cesare Previti, Gaetano Pecorella, Memmo Contestabile, e poi Niccolò Ghedini, Nico D’Ascola, Piero Longo, ora si vuol portare Rossello, che non lo ha difeso in processi penali, ma lo ha sostenuto in una causa matrimoniale molto pesante.

Rossello però è molto di più che uno dei tanti avvocati di Berlusconi. È un pezzo del potere finanziario a Milano e nel Nord Italia. O meglio: un pezzo delle relazioni di potere, che in Italia sono potere (e soldi). Ma Cristina Rossello è anche la Boschi del centrodestra. Chi ricorda infatti i suoi incarichi in Mediobanca e nei consigli d’amministrazione che contano, tende a dimenticare che è stata vicepresidente di Veneto Banca, dopo essere stata membro esecutivo del cda e presidente del Comitato controllo e rischi dell’istituto. E che proprio come vicepresidente è stata duramente sanzionata dalla Consob (la commissione di vigilanza che sugli scandali bancari non è stata proprio un Viscinski delle Grandi Purghe staliniane).

Dunque i milanesi ora sono chiamati a votare Cristina Rossello, detta “la Lady di ferro di piazzetta Cuccia”, ma anche “Lady Papello”. È stata nei consigli d’amministrazione di Mondadori e di Spafid (la fiduciaria di Mediobanca), presidente di Nico New Investments Company e della Fratelli Branca. Ma è stata soprattutto la custode del “papello” della famiglia Ligresti. In quanto segretario del patto di sindacato di Mediobanca, ha conservato quel foglio, controfirmato dall’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel, in cui erano scritte a mano le richieste della famiglia Ligresti per mollare la presa sulle pericolanti aziende di don Salvatore che, dopo decenni di fedele e silenzioso servizio, dovevano essergli tolte di mano e passate a Unipol.

Questa storia è stata scritta: Ligresti ormai è passato tra le famiglie perdenti. Più difficile trovare scritto chiaro che Cristina Rossello ha ricevuto la mega-multa che ha colpito gli ex vertici di Veneto Banca. La Consob ha chiesto complessivamente 5,485 milioni. La sanzione più salata per gli ex esponenti di vertice dell’istituto, a partire dall’ex amministratore delegato e direttore generale Vincenzo Consoli e compresa la vicepresidente Rossello, è per “comportamenti irregolari nei finanziamenti concessi ai clienti per l’acquisto di azioni”, per la non correttezza delle informazioni relative alla determinazione del prezzo delle azioni dell’istituto e altre mancate comunicazioni al pubblico, per la scorretta rappresentazione della situazione della banca in occasione dell’aumento di capitale del 2014 e per analoghi comportamenti in occasione dell’emissione di bond.

Ora, Maria Elena Boschi ha gravi responsabilità politiche, in quanto ministra della Repubblica portatrice di un conflitto d’interessi a causa del padre, vicepresidente di Banca Etruria. Ma non si può dire che abbia responsabilità dirette nella gestione della banca. Rossello invece era nel gruppo di vertice di Veneto Banca. O sapeva quello che il suo istituto stava combinando, e allora è direttamente responsabile del disastro che ha coinvolto i risparmiatori e gli azionisti, oppure – peggio – non si è accorta di nulla, e quindi non si merita certo di andare a rappresentarci in Parlamento. Ma qualcuno se n’è accorto? Qualcuno ha il coraggio di scriverlo?

Il Fatto quotidiano, 16 febbraio 2018
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