AFFARI

Eni, chiesto il processo per le tangenti in Nigeria

Eni, chiesto il processo per le tangenti in Nigeria

Opl 245 è la sigla di un immenso campo d’esplorazione petrolifera in terra nigeriana. I diritti di cercare lì il petrolio sono stati acquisiti nel 2011 dall’italiana Eni e dalla olandese Shell. Ma Opl 245 è anche l’incubo che da qualche anno tormenta i sonni dei manager ai vertici dell’Eni, indagati per corruzione internazionale, che ora tremano pensando alla prossima primavera, quando il governo dovrà riconfermarli oppure mandarli a casa. Ieri la Procura di Milano, a poco più di un mese dalla chiusura delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio: siano mandati a processo l’amministratore delegato Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni e altre nove persone, manager della compagnia petrolifera come Roberto Casula e Vincenzo Armanna e mediatori dell’affare, come Luigi Bisignani, Gialuca Di Nardo, Gianfranco Falcioni e Ednan Agaev. Siano mandate a giudizio anche le due compagnie che si sono spartite l’affare, Eni e Shell, chiedono i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.

La loro richiesta arriverà sul tavolo del giudice dell’udienza preliminare Giusi Barbara, insieme ai documenti che raccontano una grande storia internazionale di soldi, affari e petrolio che si snoda, come un film di 007, tra Milano, Abuja, Londra, l’Olanda, la Svizzera e qualche paradiso fiscale. Quello che già si sa è che Eni nel 2011 pagò, per ottenere Opl 245, la bella cifra di 1 miliardo e 92 milioni di dollari; e che neppure un cent restò nelle casse pubbliche del Paese africano, perché i soldi furono girati, dirottati e dispersi in una girandola di conti in giro per il mondo. A beneficio di governanti della Nigeria e di mediatori italiani e internazionali, con qualche stecca tornata nelle tasche dei manager Eni: 917 mila dollari sarebbero arrivati ad Armanna, vicepresidente delle attività subsahariane; 50 milioni di dollari in contanti a Casula, responsabile delle attività operative in Nigeria; 21 milioni di franchi svizzeri al mediatore Gianluca Di Nardo.

Tutto regolare, replica la compagnia, che torna a “ribadire la correttezza dell’operazione conclusa, senza l’intervento di alcun intermediario, da Eni e Shell con il governo nigeriano”. La società, “non appena è venuta a conoscenza dell’esistenza di una indagine sull’acquisizione del blocco Opl 245, ha incaricato uno studio legale americano di rinomata esperienza internazionale, del tutto indipendente, di condurre le più ampie verifiche sulla correttezza e la regolarità della procedura. Dall’approfondita indagine indipendente è emersa la regolarità dell’acquisizione”. Non la pensano così i magistrati milanesi che hanno raccolto migliaia di documenti, interrogatori e intercettazioni sul colpo grosso nigeriano e sul coinvolgimento di mediatori come Bisignani, in stretto rapporto con Scaroni quando questi era al vertice della compagnia.

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Il Fatto quotidiano, 9 febbraio 2017
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