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Metti, in Bocconi, Bazoli, Vegas e il mentore della ministra Boschi

Metti, in Bocconi, Bazoli, Vegas e il mentore della ministra Boschi 04/06/2013 Milano, conferenza stampa di presentazione della mostra "1963 e dintorni" nello spazio museale di Cantiere '900 alle Gallerie d'Italia. nella foto Giovanni Bazoli P. IntesaSanPaolo

Insieme, il presidente della Consob Giuseppe Vegas, il presidente del consiglio di sorveglianza d’Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli e il professore dell’università di Firenze Umberto Tombari. L’occasione è un convegno all’università Bocconi sulla governance delle società quotate, con due docenti bocconiani e, a presiedere, il notaio e professore Piergaetano Marchetti: una buona occasione per vedere uno accanto all’altro il controllore dei mercati finanziari, il padre della più grande banca italiana e il professore-professionista che è stato il maestro-pigmalione di una ministra e di una commissaria Consob. Sì, Maria Elena Boschi, fresca di laurea, ha lavorato nello studio professionale a Firenze di Tombari. E accademicamente vicina al professor Tombari è Anna Genovese, approdata un anno fa dall’università di Verona alla Commissione di controllo della Borsa.

Civilista di successo, Tombari è il cervello di Matteo Renzi nel settore Consob & Affini. Ieri alla Bocconi ha squadernato le sue idee sui modelli d’amministrazione e controllo nelle società quotate, accanto a Vegas e Bazoli. Due grandi esperti soprattutto di controlli, il primo indagato dalla procura di Roma (per le nomine allegre in Consob), il secondo sotto attenzione della procura di Bergamo (per il “controllo” dei voti nelle assemblee di Ubi).

Al convegno bocconiano, Vegas ha raccontato lo studio realizzato dalla sua Commissione sui modelli di governance, confrontando quello tradizionale (consiglio d’amministrazione che gestisce, collegio sindacale che controlla), monistico (un solo consiglio d’amministrazione, senza collegio sindacale) e duale (consiglio di sorveglianza eletto dall’assemblea dei soci, consiglio di gestione eletto da quello di sorveglianza).

Il presidente della Consob, in mancanza dei due nuovi commissari che il governo non ha ancora nominato (malgrado il lavorio di Tombari), continua a essere il re della Commissione, ora alle prese con partite delicatissime come il divorzio di Saipem da Eni e la quotazione di Poste italiane. Lo stile Vegas, più che del controllore, è quello del “consulente” dei controllati. Lo ha fatto alla grande con Unipol a caccia di Fonsai, continua oggi: “Ora stiamo lavorando con Poste”, dice Vegas a margine del convegno. “Spero, ragionevolmente, che riusciremo a chiudere entro la settimana prossima. Questo consentirebbe di mantenere il calendario”.

Ma torniamo alla governance. In Italia, a differenza che nel resto del mondo, prevale il modello tradizionale: su 244 società quotate, solo cinque hanno il duale e solo due il monistico. Questo, argomenta ragionevolmente Vegas, è un freno agli investimenti stranieri in Italia, in cui è preponderante un modello d’amministrazione che è quasi sconosciuto all’estero.

Bazoli ha fatto il contrappunto al presidentissimo Consob, scendendo dal cielo dei modelli astratti alla terra dell’esperienza concreta. Con Banca Intesa “siamo stati pionieri del duale e ora saremo pionieri del monistico. Il duale ha funzionato benissimo per otto anni, lo dimostrano i nostri risultati lusinghieri”. Certo, è servito anche a distribuire più poltrone, al momento del complicato matrimonio Torino-Milano tra Intesa e Sanpaolo. “Ma se serve anche ad aiutare una fusione, perché no?”, si chiede Bazoli. Che poi passa a spiegare perché, se ha funzionato così bene, ora cambia. “Nel duale, il consiglio di sorveglianza ha informazioni e contatti insufficienti con il top management della banca”. Insomma: va bene la supervisione strategica e il controllo, ma l’organismo di cui Bazoli è presidente ha troppo poco potere sulle scelte di Intesa. Meglio passare al monistico.
Il Fatto quotidiano, 30 settembre 2015
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