Ruby 3, tornano in aula i testimoni sulle feste del bunga-bunga
Si riapre l’istruttoria dibattimentale dentro il processo Ruby 3, in cui 22 imputate sono accusate di corruzione in atti giudiziari. Erano ospiti assidue alle feste di Arcore del bunga-bunga: sono state pagate da Silvio Berlusconi per mentire ai giudici, per raccontare come “cene eleganti” le serate che due sentenze definitive definiscono invece come il dispiegamento di un “sistema prostitutivo”?
È la domanda a cui devono rispondere i giudici della seconda sezione della Corte d’appello di Milano. Il processo è arrivato a loro dopo che la Cassazione aveva annullato le assoluzioni per tutti in primo grado. Assoluzioni non nel merito dei fatti, ma perché le imputate, secondo i giudici di primo grado, non potevano avere la qualifica di pubblico ufficiale, quando testimoniavano sulle “cene eleganti”: perché non dovevano essere considerate semplici testimoni, con dovere di dire la verità, bensì imputate in procedimento connesso, dunque con diritto di mentire per difendersi.
La Cassazione ha raso al suolo questa impostazione: erano testimoni, avevano il dovere di dire la verità, dunque avevano la qualifica giuridica di “pubblico ufficiale”. E il “pubblico ufficiale” che incassa soldi per mentire commette il reato di corruzione.
I processi d’appello si celebrano solitamente in poche rapide udienze. Questa volta però i difensori hanno sollevato una raffica di eccezioni: chiedendo di spostare il processo da Milano a Siena (dove si è già celebrato il processo per uno degli imputati, il silenzioso pianista delle feste di Arcore); sollevando addirittura una questione di legittimità costituzionale, con la richiesta di tornare, dopo l’annullamento in Cassazione della sentenza di primo grado, non in appello ma a un nuovo collegio di primo grado.
Tutto respinto. La presidente Maria Rosaria Correra ci ha messo più di un’ora a leggere la lunghissima ordinanza con cui ha respinto le eccezioni. Ma ha accolto la richiesta di riaprire l’istruttoria dibattimentale, ammettendo 39 tra testimoni e consulenti delle difese. Verranno in aula per convincere la Corte che dovrà decidere se le imputate abbiano detto la verità o abbiano mentito ai giudici sul bunga-bunga: se insomma abbiano reso falsa testimonianza.
Questo reato, in realtà, è ormai prescritto, ma è il presupposto della corruzione in atti giudiziari: potrà essere punita la corruzione solo se sono state rese (e pagate) false dichiarazioni nei processi Ruby 1 (con imputato Berlusconi) e Ruby 2 (a Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, i procacciatori di ragazze per Silvio).
Soddisfazione delle difese per la riapertura dell’istruttoria, ma anche qualche protesta: la presidente ha deciso di concentrare le 39 testimonianze in sole tre udienze, tra settembre e ottobre. Poi accusa e difesa si confronteranno per arrivare a sentenza entro l’inizio di dicembre. Questo almeno è il programma della presidente Correra.
Nella grande aula al primo piano del palazzo di giustizia milanese, quella in cui si sono celebrati i processi più storici e affollati, aleggiava la presenza di Berlusconi: non più imputato perché deceduto, ma pur sempre protagonista, perché fu lui a essere accusato di aver pagato, con almeno 10 milioni di euro, le testimoni del bunga-bunga, per indurle a nascondere ai giudici la natura sessuale di quelle che aveva definito “cene eleganti”.
Tra loro, Karima El Mahroug, nome d’arte Ruby Rubacuori, nata in Marocco ma poi fatta passare da Berlusconi, con voto obbediente del Parlamento, per “nipote di Mubarak”. Nel 2010, ai tempi delle serate bollenti nella tavernetta sotterranea della villa di Arcore, aveva 17 anni, dunque era minorenne.
È una sua telefonata ad accendere la prima luce sui soldi pagati da “papi” per nascondere gli incontri del bunga-bunga: intercettata dalla polizia giudiziaria il 26 ottobre 2010, il giorno in cui il Fatto per primo svela che era in corso a Milano un’inchiesta su una minorenne ad Arcore, Ruby confida agli amici: “È successo un casino… Un giornale nazionale ha pubblicato tutta la storia… Mi ha chiamato lui… Il mio avvocato è venuto da me e mi ha detto: Ruby, dobbiamo trovare una soluzione…”. E poi: “Mi ha detto: cerca di passare per pazza, racconta cazzate. Lui mi ha chiamato, dicendomi: Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti metto tutto in oro, ma l’importante è che nascondi tutto. Non dire niente a nessuno. Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni”.

