AFFARI

Olimpiadi 2026. Il territorio PRIMA e DOPO la slavina di cemento

Olimpiadi 2026. Il territorio PRIMA e DOPO la slavina di cemento

Oggi, 9 gennaio 2026, mancano 28 giorni alle Olimpiadi. E già si vedono i disastri realizzati in nome del “grande evento”: sfaceli ambientali ed economici. Il Fatto quotidiano ne sta dando conto da mesi e il nostro Giuseppe Pietrobelli lo ha documentato in un libro prezioso (Una montagna di soldi, Paper First), assolutamente da leggere in questi 28 giorni che ci separano dall’“evento”.

Se poi volete vedere con i vostri occhi lo scempio perpetrato a Cortina, nel Cadore, in Valtellina, in Alto Adige e anche a Milano, allora cliccate su https://altreconomia.it/impronta-olimpica-2026/. È il lavoro fatto da Altraeconomia, diretta da Duccio Facchini, in collaborazione con PlaceMarks. Dal febbraio 2025, sono stati estratti, pubblicati e aggiornati gli scatti satellitari dei territori interessati dai lavori olimpici.

Pezzi di montagna e di città sventrati, sbancati, violentati. Via gli alberi, i larici, le conifere, sbancati i prati, sostituiti da tanto cemento. È il progetto “L’impronta olimpica” che documenta il consumo di suolo e la devastazione dei territori che costituiscono l’eredità, la vera “legacy” delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Le immagini satellitari parlano. Dicono più di cento parole. Mostrano il “prima” e il “dopo” dei siti dove sono stati realizzati gli impianti sportivi, le strade, le “opere” per i Giochi invernali. La pista di bob di Cortina d’Ampezzo, la variante di San Vito di Cadore della strada statale 51 di Belluno, la circonvallazione di Perca, la Biathlon Arena di Anterselva (Bolzano), la tangenziale di Tirano in Valtellina, i parcheggi e gli sbancamenti per le piste da sci di Livigno (Sondrio), la trasformazione urbanistica dell’area di Porta Romana e di Santa Giulia a Milano.

Il bosco di Ronco a Cortina abbattuto e trasformato in una slavina di terra per costruirci la pista da bob costata 125 milioni di euro, l’ultima che verrà realizzata al mondo per uno sport ormai finito. I pendii del Mottolino, a Livigno, alta Valtellina, sventrati per ricavarne il campo di gara da snowboard e freeski, i prati divorati dal cemento per far posto a un garage sotterraneo.

A San Vito di Cadore il cantiere della eterna incompiuta: doveva essere pronta per i Mondiali del 2021, diventerà un enorme parcheggio a cielo aperto per le auto degli spettatori che poi saliranno a Cortina sui bus navetta. A Tirano, in provincia di Sondrio, una campagna coltivata trasformata in un cantiere a ridosso della riva dell’Adda. A Milano, l’ex scalo ferroviario di Porta Romana occupato da sei casermoni in stile sovietico che saranno il villaggio olimpico e poi uno studentato carissimo, finito nell’inchiesta sull’urbanistica milanese.

Era stato annunciato come “il grande evento sostenibile”, “le olimpiadi risparmiose” (Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia), quelle in cui “il governo non ci metterà un euro” (Giancarlo Giorgetti, da sottosegretario con delega allo Sport). Invece non solo i costi si sono gonfiati, ma sono stati spesi fiumi di milioni prelevati dalle casse pubbliche, cioè dalle nostre tasche.

Le Olimpiadi “a costo zero” sono una slavina di cemento costata 5 miliardi di euro: 100 interventi, strade, ferrovie, opere sportive, tutto a carico dei contribuenti italiani. Solo una minima parte sarà terminata in questi 28 giorni: i lavori per opere per almeno 3 miliardi saranno finiti solo dopo i Giochi. Molte le incompiute, alcune opere previste non sono state ancora neppure progettate. Il Parlamento ha varato a luglio una legge che ha prolungato il fine vita della Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 spa) al 2033: poteri assoluti, deroga alle procedure, tanti soldi da spendere. Nostri.

Il Fatto quotidiano, 9 gennaio 2026
To Top