SISTEMA MILANO

Stefano Boeri a processo per il Bosconavigli

Stefano Boeri a processo per il Bosconavigli

È la quarta operazione urbanistica milanese che, dopo la fase delle indagini della Procura, arriva a dibattimento e approda in aula davanti a un giudice: è Bosconavigli, il casermone con le piante sui balconi progettato da Stefano Boeri. Rinviato a giudizio insieme ad altre cinque persone ieri, al termine dell’udienza predibattimentale che ha concluso l’iter della citazione diretta da parte della Procura di Milano.

La citazione diretta è prevista per i reati per i quali non è necessario passare dal giudizio del gip nell’udienza preliminare. È stata la giudice Giovanna Taricco ad accogliere le richieste del pm, Paolo Filippini, e a disporre il giudizio per i reati di lottizzazione abusiva e abuso edilizio. Il dibattimento inizierà il 16 marzo davanti al giudice Franco Cantù Rajnoldi.

Il Bosconavigli è un grande edificio residenziale costruito a San Cristoforo e affacciato sul Naviglio. Appartamenti di lusso che proseguono la moda inaugurata dal Bosco verticale, l’edificio rivestito di piante costruito nei pressi di piazza Gae Aulenti, a Porta nuova, diventato l’icona del nuovo sviluppo urbanistico di Milano.

La Procura contesta agli imputati di aver realizzato su un lotto libero di 8 mila metri quadrati un palazzo alto (nel punto massimo) oltre 40 metri, di 12 piani, costruito in un’area in cui “l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti”.

Inoltre, il palazzo è stato realizzato senza una regolare convenzione urbanistica, che per legge deve essere votata dal Consiglio comunale o almeno dalla Giunta. Invece è stata firmata – secondo le usanze del Rito Ambrosiano – davanti a un notaio, da un rappresentante dell’operatore immobiliare e un dirigente del Comune. Contestati anche gli oneri di urbanizzazione pagati dall’operatore, secondo la Procura inferiori a quelli previsti dalle norme.

Quando, a maggio 2024, la Guardia di finanza chiese agli uffici comunali milanesi di acquisire la convenzione tra il Comune e i costruttori di Bosconavigli, l’inchiesta sull’urbanistica cittadina, prima relegata nelle pagine milanesi dei quotidiani, divenne un caso nazionale per il coinvolgimento nell’operazione di Stefano Boeri, personaggio mediatico di fama internazionale.

I consulenti tecnici della Procura, Alberto Roccella e Maurizio Bracchi, nella loro relazione allegata agli atti dell’indagine hanno fatto i conti di quanto hanno pagato i costruttori al Comune e concluso che è stato provocato un “rilevante danno economico” alla pubblica amministrazione, dunque ai cittadini, con conseguente “peggioramento della qualità urbana, con danno per l’intera collettività”.

Perché i costruttori hanno pagato 2,2 milioni come monetizzazioni degli standard, con un “valore di monetizzazione non conforme ai criteri di legge”: avrebbero dovuto pagare 7,8 milioni, dunque hanno sottratto alla città almeno 5,5 milioni di euro. Così si è consumato, “dal punto di vista economico, un finanziamento occulto a carico della collettività e a favore dell’operatore edilizio, e dal punto di vista giuridico un danno patrimoniale per il Comune”.

La giudice Taricco ieri ha respinto le argomentazioni degli avvocati. Quelle del difensore di Boeri, il professor Francesco Mucciarelli, secondo cui l’architetto andava subito prosciolto perché si è limitato a progettare l’edificio senza partecipare alle operazioni urbanistiche.

Respinte anche quelle degli altri difensori (Giuseppe Iannaccone, Davide Steccanella, Stefano Solida, Francesco Moramarco) che hanno sostenuto l’assenza nei comportamenti dei loro assistiti dell’“elemento soggettivo”, cioè la consapevolezza di violare le norme urbanistiche, asseritamente complesse e soggette, a loro avviso, a diversi orientamenti giurisprudenziali. 

È la linea difensiva che si sta affermando anche negli altri dibattimenti già avviati (come Torre Milano di via Stresa e Park Tower di via Crescenzago). La giudice deve aver applicato il noto principio giuridico secondo cui “ignorantia legis non excusat” e ha rigettato le richieste degli imputati, in effetti tutti professionisti di grande esperienza, che dovrebbero conoscere bene le leggi, quelle vigenti, che invece a Milano sono state storpiate nel Rito Ambrosiano.

Nell’immagine: il Bosconavigli prima dell’arrivo delle piante sui balconi.

Il Fatto quotidiano, 10 gennaio 2026
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