Valle d’Aosta al voto. L’Union riunita, sinistre divise
Per chi voterà, domenica 28 settembre 2025, Rocco Schiavone, il poliziotto della tv mandato per punizione a vivere e lavorare ad Aosta? In Valle, domenica 28 settembre si vota per il Consiglio regionale e per il sindaco del capoluogo e di altri 65 Comuni. La piccola Valle d’Aosta – oggi l’unica regione del Nord in cui governa il centrosinistra – si misurerà per confermare o smentire le tendenze nazionali: il centrosinistra riuscirà a confermare il suo governo regionale? O la destra, grazie all’“effetto Meloni”, conquisterà anche questa placida valle in cui da sempre gli equilibri sono decisi dal partito autonomista, la Union Valdôtaine?
Qui non c’è l’elezione diretta del presidente di Regione: si votano i candidati dei partiti da far entrare nel Consiglio regionale, poi saranno loro a eleggere il presidente. Quello uscente è Renzo Testolin, dell’Union, alla guida di una giunta di centrosinistra. Spera di succedere a se stesso, benché da sinistra gli ricordino che ha già fatto tre mandati, quindi per legge non potrebbe più fare né il presidente né l’assessore. La destra prova a insidiarlo con un patto di coalizione tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che nel caso raggiungessero insieme il 42% dei voti otterrebbero la maggioranza assoluta in Consiglio regionale.
Improbabile, dicono i nasi esperti di politica valdostana: perché la Lega, unico partito della destra che nel 2020 ha superato il quorum ed eletto consiglieri in Regione, è stata dimezzata dalle defezioni; Fratelli d’Italia potrebbe questa volta eleggerne qualcuno, ma non ha gran radicamento in regione; Forza Italia invece è in crescita, avendo dato asilo ad alcuni ex autonomisti e centristi.
Quelli dell’Union Valdôtaine sperano in un buon risultato, anche perché negli ultimi tempi hanno realizzato una “réunion” dei gruppi autonomisti che negli anni scorsi si erano divisi dalla madre. Qui non si percepisce la disaffezione alla politica come nel resto d’Italia. “Vede?”, mi dice Erika Guichardaz, iniziatrice della storica battaglia contro la funivia delle Cime Bianche e oggi candidata di Valle d’Aosta Aperta, “siamo in questo bar, e seduti ai tavolini attorno a noi, casualmente, ci sono ben cinque candidati delle varie liste”.
Sono più di mille i candidati: in una regione con 100 mila votanti, uno su cento è in lista. “Qui ci conosciamo tutti, la campagna elettorale la facciamo persona per persona”. Rapporti diretti, orgoglio autonomista, e tanti soldi da gestire: la regione autonoma Valle d’Aosta ha un bilancio di 1,8 miliardi, in proporzione alla popolazione è quattro volte quello di una Regione a statuto ordinario.
Se la destra è compatta, benché senza una personalità forte da proporre come presidente, la sinistra è (al solito) divisa. C’è la lista del Pd, partito che in Valle è molto debole. C’è Avs (Verdi e Sinistra italiana più il forte contributo delle Reti Civiche). C’è Valle d’Aosta Aperta (Gauche Autonomiste, Adu, Movimento 5 stelle, Rifondazione comunista, socialisti).
“Da noi c’è il sistema elettorale proporzionale”, spiega Elio Riccarand, di Avs, “e questo non incoraggia l’unione delle varie sigle”. Anzi, in verità le divisioni aumentano l’offerta e incentivano la partecipazione al voto. Con un rischio: che qualche lista non raggiunga il quorum, che alle regionali qui è altissimo, il 5,6%.
Nel segno della divisione a sinistra anche la corsa per il sindaco di Aosta (35 mila abitanti). Quello uscente, Gianni Nuti, pedagogista, docente universitario, si è mostrato troppo indipendente per essere ricandidato. “Io sono comunque contento di aver realizzato il mio programma”, racconta. “Ho riqualificato due quartieri della città, Dora e Cogne, ho abbattuto due grattacieli-mostri, ho riaperto il Teatro Giacosa e rianimato la vita culturale ad Aosta, ho realizzato 14 chilometri di piste ciclabili per ricucire la città”. Non gliel’hanno perdonata, infatti, i commercianti e gli automobilisti aostani.
Non gli è valso neppure l’aiuto di Zeus, la macchina supertecnologica che ha “morsicato” i due grattacieli, smantellati senza l’impiego di esplosivo: azione controcorrente, in un’epoca in cui i grattacieli, anche abusivi, in Italia si moltiplicano. La coalizione di sinistra che lo sosteneva si è allargata a destra, a ex leghisti ed autonomisti, così Nuti è stato messo da parte.
Il Pd si presenta alle comunali (dove vale la legge nazionale, con l’elezione diretta del sindaco) già in lista unica con l’Union Valdôtaine, gli autonomisti di Stella Alpina, Più Europa, socialisti e civici. Candidato sindaco Raffaele Rocco (area Union), vicesindaca Valeria Fadda (area Pd). Al primo turno si confronteranno con le altre due liste di sinistra (Avs e Valle d’Aosta Aperta) e con la destra riunita attorno al candidato sindaco Giovanni Girardini, un vero personaggio: ex prete, per famiglia proprietario immobiliare, per passione monarchico referente dell’Ordine Dinastico della Real Casa Savoia, in passato seguace del “Rinascimento” di Vittorio Sgarbi, al presente sposato con un compagno (e poi divorziato).
“Noi speriamo di fare un buon risultato al primo turno, puntando su welfare, nidi per l’infanzia, diritto alla casa. E poi ricompattare tutta la sinistra al ballottaggio del 12 ottobre”, dice Valeria Fadda, combattiva avvocata nota anche fuori dalla Valle per il suo impegno per i diritti civili e delle donne.
L’eterna Union Valdôtaine aspetta lunedì 29 settembre per contare i suoi voti e poi decidere con chi allearsi per raggiungere i 18 consiglieri (su 35) necessari per governare la Regione: molto probabilmente con gli altri autonomisti di centro; forse con il Pd (a meno che addirittura il partito non raggiunga il quorum); se saranno necessari, anche con le altre liste di sinistra. “Noi discuteremo di contenuti, di programmi da realizzare, non di alleanze di potere”, dice Elisa Tripodi, l’ex deputata Cinquestelle che fece partire con fondi Pnrr l’elettrificazione della linea ferroviaria Aosta-Ivrea. Quella che il 22 settembre Matteo Salvini è venuto a celebrare a Donnas come fosse opera sua.
