San Siro, la delibera fantasma/1
In giunta è stata esaminata – non approvata – e mandata al Consiglio comunale senza metterla ai voti: questo l’irrituale iter della delibera sull’operazione San Siro. Proposta da quattro dirigenti comunali (tra cui gli indagati Christian Malangone e Simona Collarini), con le firme di tre assessori (la vicesindaca Anna Scavuzzo, Emmanuel Conte e Martina Riva). Stabilisce di vendere Meazza e aree attigue ai fondi Usa che controllano Milan e Inter, affinché abbattano lo stadio per costruirne uno nuovo e soprattutto realizzino attorno un affare immobiliare da 1,2 miliardi, grattacieli, uffici, hotel e il centro commerciale urbano più grande d’Italia.
Diritti edificatori: 98.321 metri quadrati. A un prezzo di saldo per fine attività: solo 197 milioni, con ulteriore generoso sconto di 22 milioni per opere (bonifiche dei terreni e rifacimento del tunnel di via Patroclo) che si accolla il Comune. Nel contratto di vendita c’è una clausola di earn out (che gli avvocati dei fondi americani con qualche magheggio societario sapranno certo aggirare): se “l’acquirente” rivenderà a qualcun altro entro i prossimi cinque anni, “dovrà versare al Comune una percentuale decrescente nel tempo (dal 50% al 15%)” della plusvalenza realizzata.
Ma “l’acquirente” non sono le squadre (come sarebbe previsto dalla legge Stadi) bensì un misterioso veicolo societario che dovrà mantenere “direttamente o indirettamente” il controllo dell’operazione immobiliare per 15 anni. Scudo penale garantito: se partono indagini, il contratto si blocca. Solo 50 mila metri quadrati di verde profondo (quanto l’attuale Parco dei Capitani che sarà cementificato). Ora toccherà al Consiglio comunale dare l’ok alla delibera: blindata, ha avvertito Scavuzzo, prendere o lasciare, nessun emendamento sarà accettato.
Fuori dalla grazia di Dio il consigliere verde Carlo Monguzzi. Il dissidente Pd Alessandro Giungi è lapidario: “La delibera è un vero e proprio disastro: sconclusionata, priva di elementi fondamentali e del tutto appiattita sulla volontà dei fondi speculativi statunitensi proprietari di Milan e Inter”. Il via libera definitivo dovrà arrivare presto: prima che il Meazza compia 70 anni e scatti il vincolo che lo rende non più abbattibile. Il 10 novembre, sostiene il sindaco.
No, ribattono l’avvocata Veronica Dini, Luigi Corbani del comitato Sì Meazza e Gabriele Mariani del Comitato Referendum x San Siro: lo stadio ha già compiuto i 70 anni l’11 settembre e dunque non si può più abbattere. Esibiscono un documento del Comune di Milano datato sì 10 novembre 1955 (data del collaudo provvisorio ai fini amministrativi), ma che a loro avviso dimostra che la data da considerare come quella in cui lo stadio era pronto è l’11 settembre 1955.
Dunque il Meazza ha compiuto 70 anni l’11 settembre 2025. Dice infatti il documento che “il direttore dei lavori, Dr. Ing. Umberto Bonzano”, ha “accertato che fin dal 4 settembre 1955 le nuove gradinate sono state occupate dagli spettatori per la partita Milan-Dinamo, meno quella della curva Nord-Ovest, non avendo esse raggiunto la voluta stagionatura”. Ha “accertato, inoltre, che in occasione dell’incontro precampionato Milan-Inter svoltosi il giorno 11 settembre 1955, tutte le gradinate costruite dall’Impresa Sogene sono state messe a disposizione del pubblico, che le ha occupate in ogni ordine di posti, consentendo il regolare afflusso e deflusso del pubblico stesso”.
Ecco, queste ultime righe dimostrano, secondo Dini, Corbani e Mariani, che l’11 settembre 1955 il Meazza era già del tutto funzionante. Da quella data al 10 novembre vengono svolti solo lavori di finitura: “Vennero completate dall’Impresa le altre opere complementari connesse ai finimenti delle strutture principali e dei servizi”, con lavori che proseguirono anche dopo il 10 novembre per altre “opere tutt’ora in corso di esecuzione”. Ma lo stadio era già pronto l’11 settembre, e una settimana dopo, il 18 settembre, nell’impianto ampliato con il secondo anello si era già giocato anche l’incontro Milan-Novara, prima partita di campionato. Nei prossimi giorni la partita più difficile: in Consiglio comunale.
