GIUSTIZIA

Ruby 3, Marysthell Polanco non parla. Intanto il processo rischia di saltare

Ruby 3, Marysthell Polanco non parla. Intanto il processo rischia di saltare

I pm del processo Ruby 3, Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, si erano convinti che questa volta, dopo tanti annunci a cui non erano seguiti i fatti, Marysthell Polanco – tra le ospiti più assidue alle feste di Arcore, durante le quali si era anche travestita da Ilda Boccassini in versione sexy – volesse davvero “pulirsi” (come va ripetendo da tempo), raccontando ai giudici, nella prossima udienza del 17 novembre, finalmente la verità sulle “cene eleganti” e sui pagamenti di Silvio Berlusconi per addomesticare le dichiarazioni delle testimoni.

Non lo farà: dopo l’ordinanza del Tribunale sull’inutilizzabilità delle dichiarazioni delle testi, ha deciso di stare zitta. D’intesa con il suo difensore, Paolo Cassamagnaghi: quale avvocato, del resto, potrebbe mai consigliare un assistito a confessare un reato ormai svanito? Quell’ordinanza del collegio presieduto da Marco Tremolada (lo stesso che ha assolto tutti gli imputati del processo Eni-Nigeria) potrebbe infatti avere l’effetto di uccidere il Ruby 3 e salvare ancora una volta Berlusconi.

Tremolada, accogliendo tre anni dopo un’eccezione avanzata nel gennaio 2019 dai legali del presidente di Forza Italia, ha stabilito che le ragazze ospiti dei festini non erano testimoni, nei processi Ruby 1 (a Berlusconi imputato di prostituzione minorile per le relazioni con Karima El Mahroug in arte Ruby Rubacuori) e Ruby 2 (a Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede accusati di essere i “fornitori” delle ragazze convogliate ad Arcore): dovevano essere indagate in procedimento connesso fin “dalla primavera 2012” (quando il ragionier Spinelli raccontò in aula i suoi pagamenti alle “Olgettine” per conto di Berlusconi), perché la Procura già allora “aveva elementi indizianti le elargizioni di Berlusconi in favore delle ragazze”.

Svapora così il reato di falsa testimonianza, perché – secondo il Tribunale – le ragazze, in quanto considerate indagate in procedimento connesso, non avevano l’obbligo di dire la verità, ma, assistite da un difensore, potevano avvalersi della facoltà di non rispondere. In realtà l’accusa nel Ruby 1 e 2 non le interrogò, ritenendo inquinate le loro testimonianze, e furono sentite soltanto come testimoni della difesa.

L’orientamento del collegio Tremolada è opposto a quello di sei collegi di giudici nei tre gradi di giudizio del Ruby 1 e 2, oltre che del Gup dello stesso Ruby 3. L’accusa è dunque pronta a impugnare quell’ordinanza e a provare comunque la corruzione in atti giudiziari. Ma intanto si teme che imploda tutto il processo, perché anche il reato di corruzione in atti giudiziari potrebbe essere sostituito, per Berlusconi, con quello di induzione a mentire di indagato in procedimento connesso, che ha pene più lievi e sarebbe prescritto già nel 2020.

Il Fatto quotidiano, 13 novembre 2021
To Top