SEGRETI

Tavaroli: “Marco Mancini è un servitore dello Stato, ecco le bugie di lady Becciu”

Tavaroli: “Marco Mancini è un servitore dello Stato, ecco le bugie di lady Becciu”

Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Pirelli-Telecom (ha patteggiato 4 anni e mezzo per i dossieraggi illegali dei primi anni 2000), è stato indicato nelle ultime settimane come coinvolto in manovre di destabilizzazione dei vertici dei servizi segreti italiani, che sarebbero state realizzate da un gruppo che comprende personaggi come Cecilia Marogna (collaboratrice di monsignor Angelo Becciu), Francesca Chaouqui (ex collaboratrice del Vaticano), Gianmario Ferramonti (ex faccendiere della Lega), Francesco Pazienza (informalmente ai vertici del servizio segreto negli anni della P2). E Marco Mancini, dirigente del Dis (l’agenzia che coordina i servizi Aisi e Aise) e amico di Tavaroli fin dai tempi in cui i due lavoravano insieme nell’antiterrorismo di Carlo Alberto dalla Chiesa.

Tavaroli, è ripresa la stagione dei dossieraggi?

Non esiste alcun gruppo, non esiste alcun fatto di destabilizzazione in cui io sia coinvolto. Ho un antico rapporto di amicizia con Mancini, che non ha nulla a che fare con le attività istituzionali di Mancini. Esistono solo delle suggestioni, costruite dalla signora Marogna, che dovrà rispondere delle sue affermazioni davanti a un giudice.

Come sono andati i fatti?

Tre anni fa ho ricevuto una telefonata di Ferramonti che mi chiedeva di ricevere la signora Marogna che aveva bisogno di consigli professionali. L’ho incontrata, mi ha detto che voleva lavorare nel settore della geopolitica e dell’intelligence privata, le ho risposto che non ero in grado di aiutarla. Non mi pareva avesse grandi competenze e poi, in Italia, questo settore non offre grandi possibilità. Fine del primo caffè con la signora Marogna. La vicenda si riapre quando a chiamarmi, più recentemente, è Francesco Pazienza, che ho conosciuto solo qualche anno fa, ben dopo tutte le sue vicende giudiziarie, che mi chiede anch’egli di incontrare la signora Marogna.

Marogna racconta che lei, Tavaroli, e successivamente Luca Fazzo del Giornale, avreste chiesto le chat di Marogna con il generale Luciano Carta, fino al 18 maggio 2020 direttore dell’Aise, l’agenzia per la sicurezza esterna: questa è una manovra di destabilizzazione.

È falso e lo prova la data in cui io ho incontrato la signora Marogna: il 29 settembre 2020, quando Carta non era più a capo del servizio ed era già presidente di Leonardo. Proprio per questo Marogna viene da me: perché, dopo aver lavorato con Carta, non ha più rapporti con i servizi e vorrebbe che io la mettessi in contatto con Mancini. Le rispondo che io non posso farlo, che non ho rapporti con quel mondo, e che comunque Mancini ha solo ruoli amministrativi. Le consiglio invece di riprendere i contatti con il Vaticano, con cui aveva lavorato. Me lo conferma Francesca Chaouqui, che chiamo: insiste perché Marogna torni a relazionarsi con il Vaticano. Mi fornisce un indirizzo email di monsignor Pietro Parolin che io ai primi di ottobre giro a Marogna, chiedendole di fissare un appuntamento con la Segreteria di Stato vaticana. Ripeto: tutto ciò avviene dopo che Carta non era più ai servizi e monsignor Becciu era già stato rimosso. Stop.

Non l’ha più risentita?

Mi chiama lei la sera del 13 ottobre 2020, da una caserma della Guardia di finanza. Era appena stata arrestata. Mi chiede di consigliarle un avvocato. Io chiamo Fabio Federico, dello studio di Massimo Dinoia.

Poi c’è l’intervista a Report in cui la coinvolge.

Quando leggo le anticipazioni, mando subito un messaggio al suo nuovo “coordinatore del collegio di difesa”, Riccardo Sindoca, amico di Ferramonti, che subentra dopo che Dinoia e Federico rimettono il mandato difensivo. Lui mi smentisce che Marogna mi abbia coinvolto e mi assicura che ha mandato una smentita anche a Report, in cui sostiene che la sua intervista è stata montata per farle dire ciò che non aveva detto. Cosa palesemente incredibile. A questo punto il mio difensore, Marisa Sciscio, deciderà come procedere con le querele.

Da osservatore esperto, non vede manovre destabilizzanti nei servizi, e magari nella caduta dal governo Conte?

Non so, è un mondo che non frequento. Di Mancini sono amico da 40 anni, sono colpevole del solo reato di amicizia e so che è un fedele servitore dello Stato. Le manovre e gli scontri sono a un livello ben superiore: il nuovo quadro geopolitico, la nuova amministrazione Usa, il contenimento della Cina, il ruolo della Turchia… Altro che la visione dal buco della serratura della Marogna.

Il carabiniere Tavola e il suo gemello Marco
Giuliano Tavaroli nei primi anni Ottanta è brigadiere dei carabinieri in servizio, come Marco Mancini, alla sezione speciale anticrimine di via Moscova, i reparti antiterrorismo del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Fra le tante operazioni, partecipa a quella che ha condotto all’arresto di Sergio Segio, militante di Prima linea. Negli anni Novanta, diventa il capo della sicurezza della Pirelli Telecom di Marco Tronchetti Provera. Nel 2006 è arrestato per i dossieraggi illegali Telecom, con l’accusa di aver gestito un sistema di spionaggio privato che aveva realizzato migliaia di dossier su personalità della politica, dell’economia, dello sport, dello spettacolo, in contatto con l’amico Mancini, diventato intanto capo divisione del Sismi. Patteggia una pena di 4 anni e 6 mesi.

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Il Fatto quotidiano, 16 maggio 2021
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