SEGRETI

Candidato Imposimato

Candidato Imposimato

Per chi lo ama è l’ex magistrato che scava nei segreti inconfessabili dei misteri italiani. Per chi lo odia è il giudice di “Forum” sulle reti di Berlusconi. Per tutti, Ferdinando Imposimato è un personaggio che ha attraversato molte delle vicende più drammatiche del Paese, prima come magistrato, poi come politico eletto nelle liste del Pci-Pds, e infine come autore di libri di successo. Si è occupato di mafia e terrorismo, caso Sindona e banda della Magliana, sequestro Moro e servizi segreti. Ora (nel gennaio 2015) è il candidato numero uno per il Quirinale del Movimento cinque stelle. A chi lo ha votato sul sito di Beppe Grillo evidentemente piacciono le sue ricostruzioni che, secondo i detrattori, contengono una buona dose di dietrologia, denunciando che le Br nel caso Moro sono state eterodirette, che dietro le stragi italiane c’è il cosiddetto gruppo Bilderberg, “una specie di Grande Fratello che sta sopra, manovra, si serve di terroristi neri e massoni”, e che “Falcone e Borsellino sono morti anche perché hanno scoperto chi manovrava gli appalti su grandi infrastrutture, tra cui la Tav”.

Meno note le sue critiche a Mani pulite e i suoi attacchi al pool (“Borrelli faccia il magistrato”, tuonò nel 1993 dopo che la Camera salvò Bettino Craxi, “non faccia politica, non interferisca sulla volontà del Parlamento”). Dimenticati i suoi rapporti con i magistrati del Porto delle Nebbie come Ciccio Misiani e Renato Squillante, che era a libro paga di Cesare Previti (“Ho apprezzato molto Misiani, anch’io avrei dato consigli a Squillante, un uomo dal quale ho imparato molto”).

Cancellata dalla memoria anche la sua martellante campagna a favore di Domenico Papalia, considerato il capo dei capi della ’ndrangheta, non senza inquietanti rapporti con i servizi segreti. Fu arrestato, nel 1977, proprio per ordine del giudice istruttore Imposimato, con l’accusa di aver fatto uccidere il calabrese Antonio D’Agostino. Gli danno ragione i giudici di primo grado, d’appello e della Cassazione, che condannano Papalia all’ergastolo. Ma 15 anni dopo avviene una svolta ancor oggi difficile da spiegare: nel dicembre 1992 Imposimato va ospite al Maurizio Costanzo Show e dà il via alla sua campagna a favore di Papalia. È innocente, sostiene Imposimato, e merita la grazia. Lo ribadisce in un’intervista al Corriere della sera il 15 gennaio 1993, sotto il titolo “Imposimato: Papalia è innocente, liberatelo!”: “C’erano sufficienti indizi per il rinvio a giudizio, ma non per la condanna. Mi stupii che durante il dibattimento non fossero stati aggiunti ulteriori elementi di prova e nei tre gradi di giudizio Papalia fosse stato condannato all’ergastolo”.

Allibito il pm di Milano Alberto Nobili, padre dell’inchiesta “Nord-Sud”, che aveva raccolto pesanti conferme sulle responsabilità di Papalia direttamente da Saverio Morabito, il Buscetta della ’ndrangheta. È il procuratore aggiunto di Milano Gerardo D’Ambrosio che il giorno stesso chiama Imposimato al telefono egli comunica tutto il suo stupore per l’incomprensibile campagna pro Papalia. L’idea che si fanno alla procura di Milano è che l’ex magistrato sia oggetto di pressioni, di minacce, forse di ricatti. Ma Imposimato non cambia strada. Il 3 febbraio, sul settimanale Epoca, solleva dubbi sulla perizia balistica che egli stesso aveva accettato durante la sua istruttoria. Poi, a fine mese, arriva il botto finale: va ospite a un programma di Rai 2 che promette clamorose rivelazioni sull’“errore giudiziario”. In studio ha accanto la figlia di Domenico Papalia e l’allora sindaco di Platì. Interviene anche il giornalista Antonio Delfino, originario di Platì e fratello del generale dei carabinieri Francesco Delfino, a lungo sospettato (ma senza un riscontro giudiziario) di essere un mago nella soluzione dei sequestri di persona proprio grazie ai suoi legami con uomini dei servizi e della ’ndrangheta.

Alla fine, a Imposimato dedica pagine imbarazzanti il giudice milanese Guido Piffer: è autore di “una campagna insistente e ossessiva, finalizzata a caldeggiare la concessione della grazia a Domenico Papalia”, con “una vera arringa difensiva”, “un’agghiacciante propaganda in favore di Domenico Papalia”. Il senatore Imposimato, secondo il giudice, “è stato utilizzato, è il caso di dirlo, da scaltri manovratori, senza contare il suo preoccupante, se vera l’ipotesi, non potersi tirare indietro da pressioni o minacce provenienti da ambienti non certo di frati trappisti”.

Il Fatto quotidiano, 30 gennaio 2015
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