POLITICA

Sala, campagna elettorale con stipendio Expo

Sala, campagna elettorale con stipendio Expo

Resterà amministratore delegato per tutta la campagna delle primarie, fino al 1 febbraio 2016. E potrebbe restare commissario straordinario durante la campagna per l’elezione del sindaco di Milano, fino a maggio.

Nei prossimi mesi a Milano avremo due Beppe Sala: il primo sarà il candidato alle primarie del centrosinistra che farà campagna elettorale per diventare sindaco della città; il secondo sarà – e resterà – commissario straordinario, amministratore delegato e membro del consiglio d’amministrazione di Expo spa. Sala infatti manterrà i tre incarichi che cumula nella società che ha gestito l’esposizione universale: con relativo superstipendio. Farà campagna elettorale stipendiato da Expo. Ha annunciato, è vero, di aver dato le dimissioni. Ma aveva mandato una prima lettera al sindaco di Milano in cui comunicava le sue dimissioni da membro del cda a partire dal 31 dicembre 2015. Poi però a Giuliano Pisapia è arrivata una seconda lettera, in cui Sala dice di voler restare fino al 31 gennaio 2016. Un mese in più: proprio quello della campagna elettorale per le primarie (che si terranno il 7 febbraio).

Nel cda, Sala rappresenta il Comune di Milano: scelto dal sindaco di centrodestra Letizia Moratti e poi confermato da Pisapia. Ma attenzione: dal 1 febbraio 2016 Sala non sarà più il rappresentante del Comune nel cda e quindi anche l’amministratore delegato di Expo spa, resterà però commissario straordinario delegato dal governo. La nomina, che gli è arrivata con un decreto del 6 maggio 2013 del presidente del Consiglio Enrico Letta, è quella che gli ha conferito i super-poteri sull’evento Expo, soprattutto quello di dare appalti pubblici senza gara, distribuendo un fiume di soldi in modo discrezionale. È vero che il testo unico sull’ordinamento degli enti locali sancisce l’ineleggibilità alla carica di sindaco per i commissari di governo, ma dice anche che le cause di ineleggibilità decadono se l’interessato cessa dalle funzioni entro il giorno fissato per la presentazione delle candidature: cioè 30 giorni prima della data fissata per le votazioni.

Dunque, visto che si voterà presumibilmente a giugno, Sala può restare commissario Expo fino a maggio: se dovesse vincere le primarie, potrà fare quasi l’intera campagna elettorale successiva restando commissario, sempre con stipendio Expo.

Intanto i dati di bilancio Expo comunicati lunedì sono stati commentati molto negativamente da un altro candidato sindaco, Corrado Passera, che di bilanci se ne intende: “È scandaloso. Non è sopportabile la mancanza di trasparenza di Sala. Le cifre che ha diffuso prendono in giro i cittadini. Non ha dato l’indicatore più semplice: gli incassi, non ci dice quanto ha incassato davvero con i biglietti”. Ci dice la cifra dei ricavi, che però possono essere non ancora incassati o addirittura non incassabili (per esempio, per i biglietti venduti a pacchetto a qualche grande operatore che non è riuscito a piazzarli ai visitatori reali). Poi ci dà la cifra del patrimonio netto, che si ricava sottraendo l’utile (o la perdita) dell’anno dal patrimonio dell’anno precedente: ma non ci dice qual è l’utile (o la perdita) dell’anno. “Ci dà il margine operativo lordo, ma non ci dice nulla di oneri finanziari e ammortamenti. Nulla degli extracosti sui lavori, dei contenziosi con le aziende, delle bonifiche, dei costi per lo smantellamento”.

Insomma, se questo è lo stile di lavoro di Sala alle prese con un piccolo bilancio da 800 milioni, che cosa succederà se mai dovesse occuparsi del bilancio del Comune di Milano da 5 miliardi?

Finora i conti Expo galleggiano nella più assoluta mancanza di trasparenza. Quando finalmente Sala si dimetterà da tutte e tre le cariche Expo, lascerà al suo successore le patate bollenti (e inquinate) degli extracosti, dei contenziosi, delle bonifiche, spese da centinaia di milioni che non aveva previsto; e di spiegare alla Corte dei conti (che ha già detto che non si può fare) perché ben 200 milioni dati dal governo sono stati iscritti a bilancio come investimenti, cioè in conto capitale, invece che come costi. Ma quando i nodi verranno al pettine sarà già primavera e sarà probabilmente già scattata l’operazione che renderà illegibili le cifre: con la fusione tra Expo spa e Arexpo spa (la società che possiede le aree).

Gianni Barbacetto e Marco Maroni, Il Fatto quotidiano, 23 dicembre 2015
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