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Il ricatto: “Vuoi un prestito? Prendi azioni della banca”

Il ricatto: “Vuoi un prestito? Prendi azioni della banca”

Quattro banche salvate: Marche, CariChieti, CariFerrara, Popolare Etruria (di cui fu vicepresidente il padre della ministra Maria Elena Boschi). I risparmiatori traditi e rovinati. Un pensionato, Luigino D’Angelo, che si toglie la vita. Ma ci sono anche altri istituti di credito sotto osservazione. Ecco la storia di PopVicenza.


L’ultima sorpresa per la Banca Popolare di Vicenza è arrivata ieri da Prato. La Guardia di finanza ha perquisito una decina di sue filiali in Toscana (a Prato, Pistoia, Lucca, Montemurlo, Agliana, Altopascio). L’iniziativa è della Procura di Prato che ha avviato un’indagine coordinata dal procuratore Giuseppe Nicolosi e dal sostituto Laura Canovai, con l’ipotesi che alcuni dirigenti dell’istituto di credito abbiano commesso il reato di estorsione nei confronti di alcuni clienti. Se vuoi continuare a ottenere i nostri finanziamenti, devi comprare azioni della banca: questa sarebbe stata l’imposizione dei dirigenti di PopVicenza, secondo le denunce di alcuni imprenditori.

La banca per 20 anni presieduta da Gianni Zonin, che ha mollato la presa solo nel novembre 2015, è da tempo sotto osservazione, e non soltanto da parte della Procura di Prato. Nel settembre scorso la Procura di Vicenza aveva mandato gli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza, guidati dal generale Giuseppe Bottillo, a perquisire le sedi di Vicenza, Milano, Roma e Palermo dell’istituto di credito, oltre alle abitazioni e agli uffici del presidente Zonin e dell’ex direttore generale Samuele Sorato. Secondo l’accusa, i sei indagati di quell’indagine prestavano soldi della banca (975 milioni di euro) ai soci, perché questi comprassero azioni della banca stessa.

Così l’istituto avrebbe finanziato, secondo il pm vicentino Luigi Salvadori, un quarto del suo capitale azionario (di circa 4 miliardi di euro). L’aggiotaggio si è consumato – si leggeva nel capo d’imputazione – perché gli indagati, “in concorso tra loro, diffondevano notizie false e ponevano in essere altri artifici concretamente idonei a incidere in modo significativo sull’affidamento riposto dal pubblico nella stabilità patrimoniale della banca”. Contestato anche il reato di ostacolo alla vigilanza, per aver omesso di “comunicare l’esistenza di numerosi finanziamenti concessi”.

Procure e Fiamme gialle si muovono dopo anni di vigilanza istituzionale piuttosto lasca. Bankitalia non si è accorta per anni che gli aumenti di capitale realizzati per tamponare le perdite erano sottoscritti dalla clientela con soldi prestati dalla Popolare stessa. Solo quando è arrivata la vigilanza Bce il nuovo amministratore delegato Francesco Iorio ha fatto decidere l’azzeramento di 974 milioni di capitale, perché corrispondente a un credito equivalente della banca nei confronti dei sottoscrittori.

Quanto alla Consob, l’Adusbef denuncia che la Commissione ha sì avviato un’attività di vigilanza nel 2014, su “carenze di carattere procedurale nonché condotte operative irregolari relative alla valutazione di adeguatezza” della clientela. Ma l’ha chiusa con una sanzione risibile (73 mila euro, meno di 4 mila euro a testa per ciascun componente del cda) e per di più non pubblicata sul bollettino, dunque invisibile, senza alcuna informazione ai risparmiatori che la Consob dovrebbe tutelare.

Ora nella banca è in corso una nuova ispezione della Commissione, avviata nella primavera 2015. Sotto osservazione sono gli acquisti di azioni e obbligazioni della PopVicenza da parte dei clienti della banca, che ha i suoi 117 mila azionisti che hanno già perso almeno l’80 per cento del loro investimento.

Le direttive Mifid sui profili di rischio obbligano gli istituti di credito ad avvertire e sconsigliare investimenti a rischio. Di solito le banche se la cavano facendo firmare, al malcapitato a cui consigliano l’acquisto, un documento che invece lo sconsiglia. Così tanti clienti hanno accettato di mettersi in portafoglio azioni PopVicenza che valevano 62,5 euro. La banca non è quotata, dunque il prezzo era stabilito dalla banca stessa, che qualche mese fa lo ha dovuto abbassare a 48 euro ad azione. Sono titoli di fatto non commerciabili, che oggi varranno non più di 10/15 euro. Stesse operazioni spregiudicate sono state fatte piazzando ai clienti obbligazioni della banca, poi convertite in azioni, che hanno subìto lo stesso deprezzamento.

Che cosa sta facendo la Consob? Sono moltissimi, secondo Elio Lannutti di Adusbef, i piccoli risparmiatori che hanno visto quasi azzerati i loro investimenti senza essere stati davvero avvertiti dei rischi che correvano.

Il Fatto quotidiano, 11 dicembre 2015
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