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Dopo Expo. L’ideona di Renzi che umilia Milano

Dopo Expo. L’ideona di Renzi che umilia Milano

L’ideona per il dopo Expo tirata fuori da Matteo Renzi e annunciata in pompa magna domenica dal Corriere della sera sta raccogliendo a Milano una fila imbarazzante di commenti negativi. La proposta, molto renziana, ha un nome pomposo, Human Technopole Italy 2040, ma una realtà modesta. Si tratterebbe di impiantare nel sito dell’esposizione l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, la Fondazione Mach di Trento e l’Isi di Torino.

Un progetto “marziano”, lo ha definito l’autorevole sito Scienza in rete. “Un piano che umilia Milano”, commenta un protagonista della vita scientifica milanese. “Sono basita”, ha reagito Cristina Messa, rettore dell’Università Bicocca. “No comment” imbarazzanti sono arrivati anche dal rettore della Statale Gianluca Vago, dal Politecnico di Milano, perfino da Assolombarda, che con il presidente Gianfelice Rocca aveva lanciato il progetto Nexpo per realizzare sull’area un polo tecnologico-produttivo.

Renzi, oggi a Milano, cercherà di raddrizzare il tiro. Intanto però è riuscito in un colpo solo a scontentare tutta la Milano dell’università, della ricerca, dell’innovazione. Basta guardare alle dimensioni del progetto per capire quanto è inadeguato: occuperebbe 60-70 mila metri quadrati. In un’area di oltre 1 milione di metri quadrati, sarebbe come aprire una piccola boutique in un immenso centro commerciale deserto. Ma poi, è una boutique che ha senso portare a Milano?

Sì, rispondono gli ispiratori dell’ideona, che sono rintracciabili sull’asse Francesco Micheli-Pier Giuseppe Pelicci-Marco Carrai. Micheli è il finanziere dalle mille avventure, diventato gran sostenitore di Renzi e sponsor eccellente di Giuseppe Sala candidato sindaco. È anche l’anima di Genextra, il fondo specializzato in biofarmaceutica che, grazie alla controllata Intercept Pharmaceuticals che ha brevettato la molecola Int 747, ha in pochi giorni aumentato il suo valore da 1,4 a 8,8 miliardi di dollari. Pelicci è il direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) fondato da Umberto Veronesi. Carrai è l’uomo che sussurra a Renzi, il finanziere a lui più vicino.

Sono loro ad aver regalato al presidente del Consiglio l’idea “marziana” di trapiantare a Milano l’Iit di Genova, centro di ricerca diretto da Roberto Cingolani. Viene indicato dai suoi supporter, politici e confindustriali, come esempio d’eccellenza della ricerca in Italia. Ma il rapporto tra i soldi spesi e il numero di pubblicazioni scientifiche (il parametro normalmente usato per valutare la produttività della ricerca) è il più basso tra quelli dei principali enti di ricerca italiani. Ciò per cui invece l’Iit si distingue è l’anomalia della governance: è un soggetto di diritto privato finanziato con denaro pubblico, i cui vertici, di nomina politica, non sono soggetti a valutazione e sono inamovibili.

Giovanni Bachelet, fisico, docente alla Sapienza e deputato Pd dal 2008 al 2013, aveva presentato un’interrogazione parlamentare per conoscere la valutazione indipendente sull’Istituto voluta nel 2007 dal ministro Tommaso Padoa Schioppa. “Il ministro Gelmini mi disse che era andata perduta”, dice Bachelet. “Quello che stupisce dell’Iit”, spiega il fisico, “è la sproporzione tra i fondi impiegati e la produzione scientifica. E neanche il 3 per cento del budget viene da privati. La sensazione è che ora si cerchino giustificazioni per farlo sopravvivere”.

Più defilati gli altri due centri di ricerca indicati nel piano. La Fondazione Mach è un piccolo centro che si occupa di alimentazione. L’Isi di Torino è una sigla sconosciuta anche agli addetti ai lavori. I più spericolati si spingono fino a dire che nell’operazione c’è “profumo di massoneria”, ma anche senza dar retta ai dietrologi, resta evidente che il piano umilia il sistema milanese e lombardo della ricerca. Un sistema che conta 13 università, una quindicina di Irccs (gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), centri del Cnr, eccellenze come l’Istituto dei tumori, l’Ieo, l’Istituto Firc di oncologia molecolare, il Besta, l’Humanitas, il Mario Negri, il centro per la terapia genica del San Raffaele, l’Istituto nazionale di genetica molecolare dove lavora una donna-simbolo della scienza milanese, la senatrice a vita Elena Cattaneo.

È una rete di livello europeo dove si fa ricerca di alto livello soprattutto nella biomedicina, ma anche nei filoni dell’energia, dei nuovi materiali, delle biotecnologie e dell’information technology. “È mai possibile”, dice uno scienziato milanese, “che ora arrivi Renzi e pretenda di incantarci tutti con la sua ideina?”.
di Gianni Barbacetto e Marco Maroni / Il Fatto quotidiano, 10 novembre 2015
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