SISTEMA MILANO

Dieci pezzi facili. Sala: come ho cambiato Milano

Dieci pezzi facili. Sala: come ho cambiato Milano

Generosa, chilometrica e illustratissima intervista collettiva del Corriere a Giuseppe Sala, sindaco di Milano uscente, sul settimanale 7.

1. Confessione. “Quando ho iniziato il mio mandato, dieci anni fa, ho pensato che la città avesse bisogno di far crescere la sua reputazione internazionale. Così è stato: il turismo è raddoppiato, quasi la metà degli studenti del primo anno in alcune università è straniera, abbiamo grandi investimenti dall’estero, molti ricchi residenti grazie agli sgravi fiscali”.

Lo ammette: ha lavorato per una città “premium”. I risultati (crescita esponenziale del costo dell’abitare, aumento delle disuguaglianze, espulsione di 400 mila milanesi) non sono un suo problema.

2. Passato. “Per decenni a Milano si è pensato alle fasce più disagiate della popolazione, cioè a chi abita nelle case popolari”.

Tempi lontani. La Milano riformista (davvero) dei socialisti e della sinistra democristiana. Niente a che vedere con la Milano di Letizia Moratti e Giuseppe Sala.

3. Tempo scaduto. “Credo sia necessario riflettere sul tema dell’abitare”. “C’è una quantità di sfitto significativa a cui si aggiungono i patrimoni immobiliari inutilizzati di banche e assicurazioni”. “Molti sono costretti a lasciare gli appartamenti in città perché non riescono a sostenere il costo della vita”.

Necessario riflettere? Ma dov’era Sala negli ultimi undici anni? Non era lui il sindaco?

4. Case. “Il Comune non avrà nei prossimi anni le risorse sufficienti per costruire. Si vuole stringere o meno un’alleanza con l’edilizia privata per nuove case a prezzi più accettabili? L’analisi condotta da Carlo Cottarelli ritiene questa strada difficile da praticare”.

La ricerca di Cottarelli è seccamente smentita da un’altra ricerca, “L’iniquità dello sviluppo immobiliare residenziale a Milano”, realizzata da Alessandro Maggioni (Ccl): costruire a prezzi abbordabili si può.

5. Nidi. “L’amministrazione investe molto per gli asili nido comunali, ma i posti sono meno rispetto alla richiesta. È una delle questioni da risolvere al più presto”.

Al più presto? Ha avuto undici anni. Mancano nidi per 2.370 bambini. Per attrarre gli operatori immobiliari ha rinunciato a 1,5 miliardi di oneri con cui avrebbe potuto realizzare non solo nidi, ma anche case popolari.

6. Servizi.  “Bisognerà fare delle rinunce. La prossima giunta dovrà avere il coraggio di dire ai milanesi che per avere un mercato immobiliare più accessibile dovranno accettare la riduzione di altri servizi”.

Il ricatto: la coperta è corta, se volete i piedi caldi terremo al freddo le spalle. Avanti con le privatizzazioni e piscine pubbliche chiuse.

7. Borghesia. “Vedo spegnersi lo spirito della borghesia milanese… Oggi è molto ripiegata su se stessa”. “Persa la capacità di progettare il futuro attraverso la creazione della ricchezza”.

Di quale borghesia parla? Quella della rendita, dei fondi immobiliari, degli operatori edilizi, che si è enormemente arricchita grazie alle sue politiche e al suo modello di sviluppo? O il ceto medio che si è impoverito, è stato privato di servizi, ha subito immensi aumenti degli affitti, ha chiuso le sue attività commerciali, ha dovuto lasciare la città?

8. Autocritica zero. “Dovevo delegare di più ai municipi”. “Non ho riaperto i Navigli”. “Non sempre abbiamo saputo comunicare bene quello che stavamo facendo”. “Non ho esercitato più pressione verso l’alto e non ho comunicato meglio verso la base”.

9. Scuse. “Il mio primo mandato è stato glorioso, il secondo difficile, anche a causa del Covid e della situazione internazionale”. “Sul tema della casa ci vorrebbe un impulso forte del governo”.

Tutta colpa del Covid. O del governo di destra. O di fattori economici che il Comune non può governare.

10. Sicurezza. “Chi delinque prima o poi viene fermato… I posti per minorenni al Beccaria sono limitati, il pm non firma il fermo”.

Tutta colpa dei magistrati?

Il Fatto quotidiano, 29 maggio 2026
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