Manovre alla Corte costituzionale sul decreto Meloni che salva la Fondazione olimpica
C’è una decisione della Corte costituzionale molto attesa da Giorgia Meloni, oltre che da un gruppo di manager e imprenditori sotto indagine da parte dalla Procura di Milano. È quella che deve decidere se sia legittimo, dal punto di vista costituzionale, ritenere la Fondazione olimpica Milano-Cortina un ente di diritto privato.
La vicenda è iniziata nel giugno 2024, quando il governo ha varato un decreto secondo cui la Fondazione che stava preparando le Olimpiadi invernali non deve essere considerata ente pubblico, benché abbia come soci tutti enti pubblici.
Non è una astrusa questione giuridica, perché il decreto governativo ha avuto un effetto molto concreto: bloccare le indagini dei pm milanesi Francesco Cajani e Alessandro Gobbis che avevano contestato il reato di turbativa d’asta a manager della Fondazione e imprenditori che – secondo le ipotesi d’accusa – avevano assegnato e ottenuto appalti in maniera illegittima.
A inchiesta aperta, il governo Meloni ha alzato uno scudo protettivo che ha trasformato la Fondazione in ente di diritto privato: dunque i suoi manager non sono più pubblici ufficiali e il reato di turbativa d’asta è svaporato. Cajani e Gobbis hanno preso atto della decisione del governo e hanno chiesto l’archiviazione delle accuse, con una richiesta che però è “suicida”, congegnata affinché il giudice la respinga, rivolgendosi alla Consulta.
È quello che ha fatto la giudice delle indagini preliminari Patrizia Nobile: il 6 novembre 2025 ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, ritenendo che il decreto crei una “zona franca” irragionevole e contraria alla Costituzione perché crea un regime speciale e sottrae la Fondazione alle regole pubblicistiche, rendendo inapplicabili le norme su corruzione e turbativa d’asta e congelando le inchieste su appalti ritenuti pilotati.
La Fondazione – ha eccepito la giudice – nonostante il decreto governativo dovrebbe essere qualificata come organismo di diritto pubblico, poiché gestisce interessi pubblici, è finanziata da soggetti pubblici, opera con fondi pubblici.
La richiesta arriva a Palazzo della Consulta e inizia una lunga attesa. Intanto le Olimpiadi si celebrano. La data per la discussione viene fissata per il 5 maggio 2026, con relatore il professor Giovanni Pitruzzella, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Palermo, nominato giudice della Corte costituzionale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A questo punto però accade che dal sito della Consulta si apprende che l’udienza viene rinviata al 23 giugno, ma con un nuovo giudice relatore: Francesco Saverio Marini.
Il relatore ha un peso determinante nelle decisioni della Corte costituzionale, perché è il giudice che studia a fondo la questione in discussione e propone la soluzione che gli altri giudici sono chiamati ad approvare. Il nome di Marini è risuonato più volte nelle cronache politiche degli ultimi due anni. È stato il consulente giuridico di Giorgia Meloni, l’ha assistita nell’attività di governo e ha scritto per lei la riforma costituzionale sul premierato.
Quando il centrodestra lo ha proposto al Parlamento come giudice della Consulta, le opposizioni sono insorte, protestando per il fatto che le destre volessero mandare alla Corte costituzionale non una figura istituzionale di garanzia per tutti, ma un giurista di stretta fiducia della presidente del Consiglio, poi chiamato a giudicare le riforme da lui controfirmate o addirittura ideate.
Nell’ottobre 2024 la sua candidatura viene ritirata dopo che il Fatto scopre gli accordi sotterranei delle destre per eleggerlo senza intesa parlamentare, con soli tre voti di scarto e con il vecchio sistema usato per controllare il voto e impedire i “franchi tiratori”: il suo nome sulla scheda scritto in modi diversi e concordati (Fratelli d’Italia: “Marini”; Lega: “F.S.Marini”; Forza Italia: “Francesco Saverio Marini”).
L’accordo parlamentare viene raggiunto solo nel febbraio 2025, quando Marini viene infine eletto con 510 voti. Oggi torna alla ribalta per essere stato chiamato a sostituire Pitruzzella per la sentenza costituzionale più attesa da Giorgia Meloni.
