La “squadretta Sala” alla conquista di Atm (con Webuild)
Nell’ultimo anno da sindaco di Milano, Giuseppe Sala pensa a sé e agli amici. Il più fedele lo piazza al vertice di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici. È Christian Malangone, oggi direttore generale del Comune, dopo essere stato al fianco di Sala anche in Expo. È candidato a diventare amministratore delegato e direttore generale di Atm. Il momento della verità sarà domani, 23 aprile, quando verrà nominato il nuovo cda. Ecco i nomi che il sindaco Sala vuole nel nuovo consiglio e che il Fatto è in grado di anticipare: Oliviero Baccelli (candidato presidente), Pietro Galli, Christian Malangone, Barbara Marinali, Alessia Mosca, Alessandra Oppio, Alberto Zorzan.
Per mantenere il controllo su Atm e per avere più poltrone a disposizione su cui piazzare i suoi, Sala ha già fatto aumentare da cinque a sette i componenti del cda, in cui siederanno alcuni dei suoi fedelissimi. Malangone innanzitutto. Dimenticati i tempi in cui, da direttore generale di Expo, fu condannato a 4 mesi, ma poi prosciolto in appello.
In quei mesi ebbe un inciampo anche Pietro Galli, che in Expo era direttore generale vendite e marketing: fu segnalato dall’allora presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, perché in passato condannato per bancarotta; ma Sala decise di riconfermarlo, poiché – spiegò – la bancarotta era avvenuta tanto tempo prima e per una cifra piccola.
Malangone ha poi seguito Sala sindaco a Palazzo Marino e ha trattato per lui tutti gli affari più delicati, dai rapporti con gli operatori immobiliari (primo fra tutti Manfredi Catella) alla vendita di San Siro ai fondi Usa che controllano Inter e Milan. Indimenticabili le sue chat con Catella. Quando questi dice a lui e all’assessore Giancarlo Tancredi: “Siete i best ever” (i migliori in assoluto), Malangone interviene entusiasta: “Questo me lo tatuo sulla schiena”. Non sappiamo se il tatuaggio sia stato poi realizzato, ma è certo che Malangone è indagato per le vicende urbanistiche e la gara di San Siro che la Procura ritiene truccata.
Nella “squadretta Sala” che domani si impossesserà di Atm emergono anche Alessandra Oppio, docente del Politecnico, a cui Sala è grato per la sua perizia sul valore dello stadio dopo le accuse che il prezzo di vendita accettato dal sindaco fosse troppo basso. Poi Barbara Marinali, dal 2021 al 2024 nel cda del colosso delle costruzioni Webuild.
È a Webuild che Sala nel 2023 ha fatto arrivare 141 milioni, pagati da Atm, in cambio della sua quota di M4, comprata dal Comune che già la controllava. È con Webuild che Sala aveva trattato la ristrutturazione, senza gara, dello stadio (poi bocciata dai fondi di Inter e Milan). È Webuild che potrà essere determinante nel futuro di Atm: per la realizzazione di nuove linee di metropolitana, ma anche per la eventuale valorizzazione del patrimonio immobiliare di Atm (palazzi, aree, grandi depositi tranviari).
Qui scatta l’operazione Nexi che potrebbe far cambiare per sempre natura al trasporto pubblico cittadino: potrebbe essere affidato non più ad Atm, ma a Nexi, appunto, nuova società in cui entrano, con Atm, Webuild e Hitachi, due fornitori di Atm che realizzerebbero di fatto una parziale privatizzazione del trasporto pubblico a Milano. Anche Hitachi (come Webuild) ha incassato la sua parte, quando il Comune ha comprato il 100% di M4, acquisendo anche la quota di Hitachi.
Nexi, a fine 2026, potrebbe partecipare al posto di Atm alla gara per la gestione a Milano del Tpl, il Trasporto pubblico locale che deve essere messo a gara per aprire il mercato alla concorrenza. Con l’arrivo di Nexi, la speranza è che Hitachi sia favorita nella fornitura di nuovi tram e metropolitane ad Atm; e la Webuild di Pietro Salini a costruire nuove linee di metrò e a concludere grandi operazioni su immobili e aree dismesse da Atm.
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