POLITICA

La sinistra al governo è la “sventura” che ha fatto vincere la destra

La sinistra al governo è la “sventura” che ha fatto vincere la destra

Che senso ha scrivere un libro “sui danni procurati al nostro Paese dalla sinistra”, o almeno da quei partiti che si dicono di sinistra, proprio nel momento in cui “l’Italia è in mano alla peggiore destra del dopoguerra, che la sta smantellando ulteriormente dal punto di vista economico, sociale, ambientale”?

La risposta che si danno gli autori del libro La sventura, Fabio Balocco e Romano Lupi, è che quella sinistra ha contribuito allo smantellamento, anzi lo ha iniziato. Dunque non è tafazzismo prenderne coscienza per uscire dalla spirale politica che sta generando, tra l’altro, l’aumento dell’astensionismo.

Così il Viaggio attraverso i danni della sinistra al potere (è il sottotitolo del volume edito da Multimage) diventa una dolorosa, impietosa carrellata delle scelte della sinistra di governo e un implacabile atto di accusa delle sue colpe, “che hanno contribuito alla crescita e all’affermazione di questa destra”. La parola “sinistra” è scritta dagli autori tra virgolette, ma pure la parola “destra” è “anch’essa da virgolettare perché l’attuale destra di governo non ha nulla di quella destra liberale che l’Italia ha conosciuto in tempi remoti”. O forse non ha conosciuto mai.

In verità, la sinistra del welfare e dell’espansione dei diritti sociali ha cominciato a smarrirsi in Europa a partire dagli anni Ottanta, quando la fine della contrapposizione geopolitica tra Occidente e impero sovietico ha fatto cadere la competizione con un sistema che cercava di presentarsi come alternativo al capitalismo. Rimasta sola in campo, l’economia di mercato è decollata nel turbocapitalismo neoliberista. E le sinistre europee hanno cercato improbabili terze vie che alla fine di giri più o meno tortuosi si ricongiungevano con il viale pieno di luci al neon del neoliberismo.

Molto tortuosi e perfino voluttuosi i giri della sinistra italiana. Gli autori della Sventura fanno partire la loro narrazione dal “migliorismo” della corrente del Pci capeggiata da Giorgio Napolitano e dalla sua alleanza con il Psi di Bettino Craxi. Passando per le grandi privatizzazioni degli anni Novanta, la gestione di Massimo D’Alema, la Bicamerale insieme a Silvio Berlusconi (che la farà fallire), le liberalizzazioni di Pierluigi Bersani, la promozione del Tav Torino-Lione, la leadership di Matteo Renzi, il jobs act e altre meraviglie, il libro arriva ad analizzare la gestione di tre grandi città, Roma, Torino e Milano, fino alle recenti indagini sui grandi affari immobiliari e al consolidamento del “rito ambrosiano” nell’urbanistica.

Manca qualche passaggio cruciale per capire la metamorfosi della sinistra di governo: la stagione dei “furbetti del quartierino”, quella in cui un Piero Fassino allora alla guida dei Ds si rallegrava per il fatto che una strana compagnia di immobiliaristi, banchieri e assicuratori avesse (per un istante) conquistato per il partito un antico istituto di credito (“Abbiamo una banca!”); o la vicenda del Monte dei Paschi di Siena, banca “rossa” poi salvata dal crac e oggi usata dal governo Meloni per tentare di farla diventare perno del sistema bancario-assicurativo italiano.

Il consumo di suolo, un tempo avversato dalla sinistra e dall’ambientalismo, si è via via mascherato da “rigenerazione urbana”. Esemplare la parabola di Chicco Testa, da Legambiente al tifo per il nucleare. Per una fase, il rifugio della sinistra è stato l’antiberlusconismo, che “faceva sentire parte di qualcosa anche se non c’era più niente”.

Intanto la sinistra continuava un “cambiamento antropologico che l’ha portata ad assomigliare sempre di più a quello che, a parole, diceva di voler combattere. Ieri l’opposizione a Berlusconi (ammesso che fosse vera opposizione), oggi l’opposizione a Matteo Salvini e Giorgia Meloni non sono programmi di governo”. La sventura si chiude idealmente ricordando una battuta triste del film di Ettore Scola C’eravamo tanto amati: “Credevano di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato loro”.

Il Fatto quotidiano, 6 marzo 2026
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