SISTEMA MILANO

Il Comune sta con i costruttori. Ma cittadini e “famiglie sospese” ora gli chiedono i danni

Il Comune sta con i costruttori. Ma cittadini e “famiglie sospese” ora gli chiedono i danni

Hanno ragione quelli che dicono che nelle aule di giustizia non c’è parità tra accusa e difesa. Per capirlo, basta assistere a qualche udienza dei processi di Grattacielopoli, quelli sulle vicende urbanistiche della città. Provateci: vedrete l’aula interamente occupata da una folla di avvocati, i difensori degli imputati, ossia dei costruttori, dei progettisti, dei dirigenti del Comune.

Sono decine di professionisti dei migliori studi legali di Milano, con la schiera dei loro consulenti, architetti, urbanisti, e la nidiata dei loro assistenti. I giovani di studio, per sedersi e prendere diligentemente appunti, devono cercare spazio perfino nelle gabbie solitamente destinate agli imputati detenuti.

In un angolino, nel banco di prima fila, ci sono i rappresentanti dell’accusa in nome del popolo italiano (e dei cittadini di Milano). Tre persone tre: la pm, la sua consulente tecnica, il suo assistente. Cento a tre: questo è l’equilibrio tra accusa e difesa nel mondo incantato di Grattacielo Selvaggio, quello in cui i palazzi si tirano su con una autocertificazione (la magica Scia) e sono considerati “ristrutturazioni” e non nuove costruzioni. È il Rito Ambrosiano, bellezza.

Ma a ben osservare, si può notare una particolarità ancor più clamorosa. Da che parte sta il Comune di Milano? Con gli imputati o con i cittadini danneggiati? Nei processi per abusi edilizi il Comune è formalmente “parte offesa”, danneggiata da chi ha costruito non seguendo le norme. Ma non si è costituto “parte civile”, per far valere i diritti dei cittadini che rappresenta e, in caso di condanne, ricevere il risarcimento dei danni subiti dalla città (non poca cosa, se si considera che potrebbero essere 1,5 miliardi gli oneri d’urbanizzazione e le monetizzazioni degli standard non pretesi dalle casse di Palazzo Marino).

Nella mitologia classica, l’ircocervo era un animale favoloso metà caprone e metà cervo. Il Comune di Milano è un ircocervo metà parte danneggiata e metà complice dei danneggiatori, perché il sindaco Giuseppe Sala ha sempre dichiarato che resta dalla parte dei suoi funzionari che hanno fatto valere il Rito Ambrosiano invece che le leggi.

Ora addirittura scopriamo che l’amministrazione si è schierata apertamente dalla parte degli imputati: con una memoria di 35 pagine firmata dall’avvocato Antonello Mandarano, capo dell’Avvocatura del Comune, depositata alla giudice Paola Braggion che sta conducendo il processo sulla Torre Milano di via Stresa, un grattacielo di 24 piani autorizzato come “ristrutturazione”, con Scia e senza piano attuativo.

Nelle sue 35 paginette – praticamente un manuale del Rito Ambrosiano – invece di chiedere i danni patiti dai cittadini, Mandarano giustifica e santifica tutti gli atti compiuti dal Comune e sostiene che gli imputati hanno fatto tutto per bene. Ecco: prima avevamo solo le dichiarazioni “politiche” del sindaco, ora abbiamo un atto ufficiale che certifica che l’amministrazione sta dalla parte dei cementificatori, di chi edifica nei cortili, di chi sottrae alle casse comunali (dunque ai cittadini) milioni di oneri che sarebbero destinati a verde e servizi.

A fronteggiare questo ircocervo più irco che cervo, ci sono i milanesi che hanno deciso di fare quello che il loro sindaco non fa: hanno chiesto di costituirsi loro parte civile al posto del Comune, in un processo (quello per il palazzo nel cortile di piazza Aspromonte), assistiti dall’avvocata Veronica Dini che ha sfoderato l’articolo 9 della legge 267 che prevede che i cittadini possano entrare in campo al posto dell’amministrazione inerte, distratta o traditrice.

C’è di più: ora per la prima volta ha chiesto di costituirsi parte civile anche una ventina di acquirenti degli appartamenti nel palazzone dentro il cortile. Si ritengono ingannati dalle rassicurazioni scritte fornite dal Comune, oltre che dal costruttore, che dicevano che tutto era regolare: sono “famiglie sospese” che finalmente hanno capito chi è la loro controparte e a chi devono chiedere i danni.

Il Fatto quotidiano, 27 febbraio 2026
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