Separazione delle carriere, la profezia di Licio Gelli
di Gianni Barbacetto e Wanda Marra /
“Oggi il pm e il gip vanno a letto insieme”. E il risultato è che “quello è sempre condannato” (il riferimento era a Silvio Berlusconi). Parlava così Licio Gelli in un’intervista fatta da Udo Gumpel a villa Wanda per Pandora (la web tv fondata da Giulietto Chiesa) il 5 dicembre 2008.
Il Venerabile maestro della loggia P2 aveva all’epoca già quasi 90 anni e parlava della separazione delle carriere come dell’unica parte del suo “Piano di rinascita democratica” che non era ancora stata attuata. Aggiungendo: “Me l’hanno fatta pagare cara, a me”. Riferimento al fatto che Gelli si riteneva vittima della magistratura, benché attraverso gli affiliati alla sua loggia avesse controllato a lungo i gangli dello Stato e anche una parte della magistratura.
Era il 17 marzo 1981 quando negli uffici della Giole di Castiglion Fibocchi, nei pressi di Arezzo, i giudici istruttori di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo trovarono un elenco (non completo) degli iscritti alla P2: 962 nomi, tra i quali 208 militari e appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti, 11 questori, 5 prefetti, 44 parlamentari, ministri, banchieri, imprenditori (tra cui Silvio Berlusconi), professionisti, magistrati, giornalisti. Gelli è morto nel 2015, dopo essere stato condannato per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano e per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, della quale, secondo le ultime sentenze, risulta essere stato organizzatore e finanziatore.
Ma il controllo della magistratura e la separazione delle carriere erano un punto qualificante del suo programma, come ribadisce nell’intervista di Pandora tv, e “purtroppo” non ancora realizzato al momento dell’intervista. Magistrati d’accusa e giudici – spiega – devono arrivare ai loro posti “di responsabilità mediante due concorsi diversi”. Perché “si devono odiare, non devono andare a pranzo insieme. Si devono completamente odiare”, ripete, “sennò non c’è giustizia”. Seduto su una poltrona nel salotto di villa Wanda, Gelli aggiunge dettagli: “Io avevo previsto anche una revisione biennale di una visita psichiatrica”. Ma “avevo visto qualcosa di più, io: che quando uscivano dal concorso e promossi magistrati, fargli fare una settimana di cella”.
Il “Piano di rinascita”, elaborato tra l’autunno 1975 e l’inverno 1976, segna il passaggio dalla fase golpista (quella delle stragi e dei tentati golpe tra il 1969 e il 1974) a quella dell’occupazione dei gangli del potere (dopo il tramonto dell’amministrazione Nixon e il cambio della strategia internazionale dell’oltranzismo atlantico). Gelli non ne è l’autore, ma doveva esserne l’attuatore. Indica sei obiettivi da realizzare nei partiti, nella stampa, nei sindacati, nel governo, nel Parlamento.
Il quinto punto riguarda “la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi”. Come? Introducendo “la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati” e “la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)”. Seguono sei proposte concrete. La prima riguarda proprio la separazione delle carriere, con il pm diviso dai giudici: eccola, la “riforma” che oggi si vuole portare a compimento.
Al quarto punto si toglie autonomia al Csm: “Riforma del Consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento”. Il quinto punto insiste ancora sulla separazione delle carriere e sul Csm: “Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati”.
Sono passati quasi 20 anni dall’intervista di Gumpel, che ora spiega il contesto al Fatto: “Avevo incontrato Gelli varie volte, dopo le mie inchieste sulla bancarotta dell’Ambrosiano”. Il Venerabile gli aveva raccontato anche l’affiliazione di Berlusconi alla P2: “Una cerimonia molto speciale, con le spade”. Gumpel ricorda un’affermazione ricorrente di Gelli: “Dovrebbero darmi il copyright”, per aver ideato il programma poi realizzato da Berlusconi. Non ancora la separazione delle carriere, che “era un punto chiave”. Oggi inserito nella riforma Nordio-Meloni.
