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“Giovedì nero”: Ignazio La Russa (che c’era) querela Odifreddi

“Giovedì nero”: Ignazio La Russa (che c’era) querela Odifreddi

Il presidente del Senato annuncia una querela al matematico Piergiorgio Odifreddi, per aver sostenuto all’Aria che tira (si discuteva degli scontri con la polizia alla manifestazione di Torino per Askatasuna del 31 gennaio 2026) che Ignazio La Russa era il “mandante morale del giovedì nero” in cui morì l’agente di polizia Antonio Marino, dilaniato da una bomba a mano Srcm.

Era il 12 aprile 1973 e La Russa, responsabile provinciale del Fronte della gioventù, era tra gli organizzatori della manifestazione convocata dalla Maggioranza silenziosa con il sostegno di Msi e Fronte. Cinque giorni prima, il 7 aprile 1973, era stata programmata una strage: un ordigno doveva scoppiare sul treno Torino-Roma, piazzato da Nico Azzi, neofascista che si era fatto vedere con una copia di Lotta continua ben in vista e poi era andato in una toilette a innescare la bomba che doveva essere “rossa”.

Sbagliò l’innesco e restò ferito. Nella notte tra il 7 e l’8 aprile partì il contrordine per i gruppi neri pronti in Veneto a compiere altre stragi “rosse” già programmate. Ma i neofascisti non riuscirono a fermare la grande manifestazione di Milano “contro la violenza rossa” che era già stata programmata per chiedere ordine, disciplina e fors’anche lo stato d’emergenza. La Prefettura proibì il corteo. I neri di Ordine nuovo scesero ugualmente in piazza, armati.

La destra in doppiopetto rimase spiazzata, ma non volle o non potè fermare i neri armati. I dirigenti missini Franco Servello e Francesco Petronio, con Ignazio La Russa e Ciccio Franco, marciarono verso la Prefettura per protestare contro il divieto del corteo (foto qui sotto).

Intanto in città si scatenò l’inferno. Morì l’agente Marino e furono feriti 13 poliziotti e un passante; 150 arrestati, tra cui Romano La Russa. In seguito, il Msi scaricò i neri di Ordine nuovo e indicò i due camerati che avevano esagerato, Maurizio Murelli e Vittorio Loi. Arrestati, scagionarono i camerati missini con cui pure avevano preso accordi.


Link utili:

Chi lanciò la bomba, Murelli, racconta che fu la famiglia La Russa a mettere a disposizione i soldi per risarcire la famiglia e permettergli l’uscita anticipata dal carcere. Ecco il link:
Parla Murelli sul “giovedì nero” e famiglia La Russa

Ecco Casa La Russa, con i cimeli del Duce / clicca qui per il VIDEO


Ignazio La Russa nel film di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagina, 1972, con Gian Maria Volontè / clicca qui per il VIDEO

Il Fatto quotidiano, 7 febbraio 2026
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