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Firenze come Milano. I cittadini contro i nuovi mostri urbani

Firenze come Milano. I cittadini contro i nuovi mostri urbani

Il contagio si diffonde. Dopo Milano, le proteste dei comitati di cittadini (e le susseguenti inchieste giudiziarie sull’urbanistica) si accendono in altre città: Bologna, Roma, Firenze. A Bologna sono in corso indagini su tredici “Mostri urbani”; e che cosa succederà della enorme speculazione annunciata sull’area della ex caserma Sani? A Roma l’attenzione è concentrata sulla privatizzazione dell’area degli ex Mercati generali.

A Firenze ha fatto notizia il “Cubo nero”, il complesso edilizio di appartamenti di lusso e affitti turistici sorto al posto dell’ex Teatro comunale in Corso Italia. Ma il comitato Salviamo Firenze si sta mobilitando anche contro altre operazioni immobiliari, tra cui il “Mostro di San Gallo”. Un tempo lontano, nell’isolato fiorentino tra via San Gallo e via Cavour c’erano il convento di Sant’Agata e il convento di San Clemente.

Dopo l’Unità d’Italia, i due monasteri sono stati trasformati in caserma e in ospedale militare. Spazi pubblici, che più recentemente sono stati lasciati in abbandono. Finché non si diffonde e arriva a imporsi il mito più seducente e truffaldino degli ultimi anni: quello della “rigenerazione urbana”. Una sirena che incanta molti, anche a sinistra: promette di risanare e recuperare aree abbandonate, ma invece abbandona e poi trasforma brutalmente spazi pubblici in speculazioni immobiliari private.

A Milano, capitale del marketing e dello storytelling urbano, hanno addirittura cambiato il nome all’assessorato all’urbanistica, ribattezzato “assessorato alla rigenerazione urbana”. A Firenze, viene concepito il “Mostro di San Gallo”: nel cortile del vecchio ospedale si progetta la realizzazione di una cittadella extralusso di 22 mila metri quadri, con due torri alte 23 metri che dovrebbero ospitare 33 suite, 56 camere e 10 residenze esclusive, un ristorante toscano e uno giapponese, oltre a un bar con piscina sulla terrazza in cima all’edificio.

Quattro grandi gru si mettono al lavoro. Si allarmano i cittadini residenti, che con il comitato Salviamo Firenze studiano l’operazione e preparano un esposto alla magistratura, presentato dall’avvocato Urbano Rosa, con una relazione tecnica firmata dall’urbanista Ilaria Agostini, docente dell’Università di Bologna. La Procura apre un’inchiesta: per verificare se la trasformazione dell’ex ospedale militare in resort di lusso stia violando – come sostengono i residenti – le leggi nazionali, la disciplina urbanistica comunale e il Codice dei beni culturali e del paesaggio.

L’esposto segnala la “rilevante volumetria” dei due nuovi fabbricati previsti all’interno delle corti storiche dell’isolato. Invece di liberare i cortili storici dagli “elementi di superfetazione e di saturazione degli spazi”, l’intervento propone nuove edificazioni nei cortili, come quelle già bloccate a Milano (per esempio nel ben più piccolo e non certo storico cortile di via Fauché).

Tutto ciò contro il Piano Strutturale 2010 vigente al momento dell’approvazione del piano attuativo. Anche qui, come a Milano in via Fauché e in piazza Aspromonte, i nuovi edifici crescono a pochi metri da quelli circostanti, con il risultato che “i residenti che abitano ai piani più bassi saranno letteralmente murati in casa”. Le nuove torri saranno di 10 metri più alte delle costruzioni circostanti, edifici duecenteschi e trecenteschi di 9-10 metri: è contro le norme che fissano limiti inderogabili per i centri storici, dove l’altezza massima non può superare quella degli edifici limitrofi di carattere storico-artistico.

Firenze, Bologna, Roma, Milano. Le città soffrono la svendita degli spazi pubblici (ex caserme, aree ex ferroviarie, ex mercati generali, perfino piazze, come piazzale Loreto a Milano) e l’arrivo della finanza immobiliare che ridisegna gli spazi urbani escludendo la regia pubblica, polverizzando il tessuto urbano e contribuendo ad ampliare le disuguaglianze sociali. Forse i comitati delle diverse città dovrebbero coordinarsi in vista di obiettivi comuni ormai diventati nazionali.

Il Fatto quotidiano, 30 gennaio 2026
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