Visioni/Il discorso della vittoria di un Mamdani a Milano
QUESTO È IL DISCORSO DELLA VITTORIA di Zohran Mamdani. Ma tradotto in milanese: il discorso del nuovo sindaco che farà ripartire Milano. Se è accaduto a New York, dove di grattacieli ne hanno tanti, può accadere anche a Milano.
“In questa nuova era, rifiuteremo chi coltiva l’odio e la divisione.
Che tu sia nato a Milano o in un’altra parte dell’Italia o del mondo, qualunque siano la tua religione o le tue scelte sessuali, tu sei un cittadino di questa città. Da oggi saprai di non essere escluso, saprai di avere un posto non solo nelle strade di questa città, ma anche nei palazzi del potere. Dove si vince non predicando la divisione, l’odio, l’antisemitismo, l’islamofobia.
Per anni, Palazzo Marino ha aiutato solo chi poteva ricambiare. Da oggi, ci sarà un’amministrazione che sarà di tutti.
So che molti hanno sentito il nostro messaggio attraverso il filtro della disinformazione. Sono stati investiti molti soldi per convincere chi guadagna 1.000 euro al mese che il suo nemico è chi ha meno di lui, e magari non ha neanche un lavoro. Vogliono che ci combattiamo tra noi, invece di unirci per migliorare la città di tutti.
Giorgia Meloni e voi tutti padroni della politica: so che ci state ascoltando. Ebbene, ho tre parole per voi: alzate il volume, ascoltateci bene, tenete le orecchie ben aperte.
È finita l’epoca in cui i signori della finanza e dei grattacieli venivano a Milano per arricchirsi, privatizzando ogni angolo della città, impoverendo i servizi pubblici, aumentando le disuguaglianze, facendo crescere i prezzi degli affitti, pensando solo ai proprietari e non a tutti i cittadini.
Noi riporteremo in città le regole: chi costruisce potrà farlo secondo la legge e secondo la legge contribuirà a dare servizi ai cittadini.
Noi metteremo fine alla corruzione, distinguendo i pubblici ufficiali che valutano i progetti, dai progettisti che li presentano per conto degli operatori; ridando l’orgoglio ai dipendenti comunali che lavorano per tutti i cittadini; e mantenendo un comportamento rispettoso ma rigoroso nei confronti degli operatori immobiliari e degli imprenditori che operano a Milano.
Ci impegneremo per il diritto all’abitare, per calmierare gli affitti, regolamentare gli affitti brevi, risanare e assegnare le case popolari sfitte, rendere non più conveniente tenere sfitte le case private; bloccare il processo di vendita del patrimonio pubblico e avviare un programma di realizzazione di nuove case popolari, recuperando innanzitutto il patrimonio immobiliare già realizzato. Da oggi, consumo di suolo zero, basta grattacieli nei cortili, basta impermeabilizzazione del suolo, non un albero sarà più tagliato, basta isole di calore, trasformeremo le piazze in boschi (orizzontali) come sta avvenendo a Parigi.
Siamo arrivati a Palazzo Marino non inseguendo “il centro”, ma facendo tornare a votare i cittadini che non credevano più di poter contare a Palazzo Marino. Le aspettative ora saranno alte. Le realizzeremo. Si dice che si faccia campagna in poesia e si governi in prosa. E sia. Ma che la nostra prosa abbia ritmo.
Sono un socialista democratico. E, cosa più dannosa di tutte, mi rifiuto di scusarmi per ciascuna delle due cose.
Finora, la politica si è inchinata all’altare della cautela e ha pagato un prezzo enorme. Troppi milanesi avevano abbandonato il voto e disprezzato la politica. Troppi si sono rivolti alla destra, per avere risposte sul perché sono stati lasciati indietro. Ma ora lasceremo la cautela al passato. Proveremo con i fatti che si può osare a fare Milano più inclusiva, con meno disuguaglianze, con più servizi, con più verde, con un’aria più pulita. Una città pubblica. Per i cittadini, non per le lobby, i fondi immobiliari, i campioni della rendita.
La nostra grandezza sarà tutto tranne che astratta. Sarà sentita da ogni cittadino che avrà trasporti migliori, assistenza più diffusa, servizi più efficienti. E sarà sentita quando i milanesi apriranno i giornali al mattino e leggeranno titoli su una città che torna ai suoi successi, non su inchieste e scandali. Soprattutto, sarà sentita da tutti i milanesi quando la città che amano finalmente ne ricambierà l’amore.
Le parole che abbiamo pronunciato insieme, i sogni che abbiamo sognato insieme, possano diventare l’agenda che realizzeremo insieme. Milano, milanesi, questo potere è vostro. Questa città appartiene a voi. Grazie”.
Gianni Barbacetto, 7 novembre 2025
