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Venduti stadio e terreni per l’operazione immobiliare San Siro

Venduti stadio e terreni per l’operazione immobiliare San Siro

Venduto. La proprietà dello stadio di San Siro, dopo sei anni di trattative e polemiche, è passata dal Comune di Milano alle squadre Milan e Inter, che lo abbatteranno per costruire un nuovo impianto. La firma del rogito è avvenuta ieri, 5 novembre, davanti al notaio Filippo Zabban. Fa un balzo intanto l’inchiesta della Procura, che sull’operazione di compravendita procede per turbativa d’asta.

Il comunicato di Palazzo Marino annuncia la firma con la società Stadio San Siro spa “dell’atto notarile relativo alla compravendita del compendio immobiliare comprensivo dello stadio Giuseppe Meazza, qualificato quale ‘Grande Funzione Urbana San Siro’, ai sensi della Legge Stadi”. Grazie appunto alla Legge Stadi, ai compratori sarà permesso di realizzare un’operazione da 2 miliardi di euro, con grattacieli, uffici, hotel, centro commerciale.

Milan e Inter, in un comunicato congiunto, hanno espresso soddisfazione per la firma che permetterà “la realizzazione del nuovo stadio e dell’intervento di rigenerazione urbana per l’area di San Siro”, “un nuovo capitolo per la città di Milano e per entrambi i Club. Questo importante traguardo riflette le ambizioni condivise da Milan e Inter e dalle rispettive proprietà, RedBird e fondi gestiti da Oaktree, per un successo sportivo a lungo termine e per un investimento che permetterà di creare valore a supporto della crescita sostenibile di entrambe le società”. Il progetto di nuovo stadio, affidato agli studi Foster+Partners e Manica, “risponderà ai più alti standard internazionali ed è destinato a diventare una nuova icona architettonica per la città di Milano”.

Mentre i rappresentanti del Comune e delle due squadre erano davanti al notaio, i pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi, con la Guardia di finanza, hanno ascoltato Claudio Trotta, promoter musicale e tra i fondatori del comitato Sì Meazza che si oppone all’abbattimento dello stadio. Ha ripetuto che insieme ad altri operatori dello spettacolo avrebbe voluto presentare un’offerta, ma che gli era stato impossibile per i tempi troppo stretti.

Il Comune aveva aperto un bando internazionale per la vendita di stadio e aree circostanti il 24 marzo 2025. Alla chiusura della gara, il 30 aprile, nessuno aveva presentato offerte tranne Milan e Inter, che già da anni stavano trattando l’operazione direttamente con il sindaco, spesso dettando all’amministrazione pubblica tempi e temi della trattativa, come è stato possibile capire dalle chat (sequestrate) tra il sindaco Giuseppe Sala, il direttore generale Christian Malangone e l’assessore Giancarlo Tancredi.

La richiesta di chi si oppone all’abbattimento del Meazza, tra cui anche l’Associazione Gruppo Verde San Siro, era quella di una gara pubblica che contemplasse anche la possibilità di rifunzionalizzare il Meazza, come prevedevano alcuni progetti già realizzati (progetto Aceti-Magistretti, progetto Fenyves-Arco, progetto Webuild-Roj).

La firma del rogito è avvenuta cinque giorni prima del 10 novembre, giorno in cui (secondo il Comune) il secondo anello dello stadio Meazza compirà 70 anni e dunque potrebbe scattare il “vincolo culturale semplice” che lo renderebbe non più abbattibile. Secondo Luigi Corbani, ex vicesindaco di Milano e fondatore del comitato Sì Meazza, il compleanno del secondo anello sarebbe già avvenuto l’11 settembre, ma soprattutto sarebbe già scattato il “vincolo archivistico” che lo rende un “archivio esposto” (ospita nella tribuna ovest le targhe e le epigrafi storiche dei successi di Milan e Inter) e quindi inalienabile, non vendibile dal Comune, come già riconosciuto dalla ex soprintendente archivistica Annalisa Rossi, prima del suo trasferimento forzato in Toscana.

Il prezzo concordato per la cessione è di 197 milioni (73 per lo stadio, 124 per i terreni circostanti). Un valore ritenuto fuori mercato per Milano, visto che le aree vendute, 290 mila metri quadrati, sono state valutate al prezzo-miracolo di soli 440 euro al metro quadro.

A questo si aggiunge l’ulteriore sconto di 36 milioni (“Non chiamiamolo sconto, ma compartecipazione”, aveva dichiarato la capogruppo Pd in Comune, Beatrice Uguccioni) e gli 80 milioni che il Comune dovrà spendere per il rifacimento del tunnel di via Patroclo, che c’è già, ma che le squadre vogliono spostare per poter edificare il nuovo stadio.

Il Fatto quotidiano, 6 novembre 2025
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