PERSONE

Emilio Molinari, un uomo chiaro come l’acqua

Emilio Molinari, un uomo chiaro come l’acqua

Quando penso a Emilio, a Emilio Molinari, penso a un uomo limpido che ha fatto della politica la passione della sua vita. Non un mestiere, una carriera, uno strumento di potere, come tanti altri, a destra ma anche a sinistra. Una passione per realizzare il bene comune, invece, com’era la politica dei movimenti e dei gruppi germinati nella bella tempesta del Sessantotto e poi degli anni Settanta. Com’è anche oggi la politica dei movimenti che vogliono una città meno diseguale, nazioni che cercano la pace, un pianeta che blocchi la sua autodistruzione.

Emilio era, negli anni Sessanta e Settanta, uno di quei ragazzi che volevano cambiare il mondo, convinti che il comunismo fosse un ideale sociale, politico e umano ancora tutto da costruire: tradito, non realizzato, dalle autocrazie del sistema sovietico.

Poi negli anni Ottanta arrivò l’alluvione neoliberista, ai diritti furono sostituiti i meriti, all’uguaglianza la competizione e il mercato. Gran parte della sinistra si adeguò, cercando terze, quarte, quinte vie che mantenevano una sola delle promesse precedenti: la conservazione dei posti, dei piccoli o grandi privilegi che la politica-mestiere aveva conquistato.

Emilio continuò invece a esercitare la politica-passione. Al rosso delle lotte operaie unì il verde dell’ambientalismo e il colore cristallino dell’acqua, diritto comune mondiale da difendere. Non si rassegnò alla sconfitta che il turbocapitalismo neoliberista aveva inflitto nel mondo ai movimenti che chiedevano più diritti e più uguaglianza, non si accontentò – come la sinistra mainstream – di accettare il mercato come unico orizzonte della dinamica sociale, mettendo in soffitta keynesismo e Stato sociale. Continuò a pensare che la politica potesse essere il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.

Non rimase però nostalgicamente e dogmaticamente aggrappato al passato. Si aprì ai nuovi movimenti e a nuove visioni del rinnovamento. La sua è la storia di un uomo del Novecento che assiste e partecipa ai rivolgimenti del nuovo millennio. Sempre con lo stesso rigore, la stessa disinteressata generosità.

L’ambientalismo è stata la continuazione delle battaglie sociali dei suoi primi anni, in una prospettiva globale che oggi, di fronte alla crisi climatica planetaria, mostra tutta la sua attualità. I movimenti degli anni Sessanta e Ottanta volevano cambiare il mondo; oggi questo mondo è anche da salvare garantendone la sopravvivenza, da preservare di fronte a un modello di sviluppo che lo porta verso l’autodistruzione.

In questo scenario Emilio Molinari è diventato il leader italiano della battaglia mondiale per l’acqua pubblica, movimento che nel nostro Paese ha ottenuto il suo più grande successo con la mobilitazione democratica e la vittoria del Sì al referendum del 2011 contro la privatizzazione dei servizi idrici.

Presidente del Comitato per un Contratto mondiale sull’Acqua, vicepresidente dell’Associazione “Laudato si’”, fondatore dell’associazione CostituzioneBeniComuni, Molinari ha vigilato sulla realizzazione dell’impegno referendario e ha sventato, anche scrivendo una lettera aperta a Papa Francesco, il rischio che nel 2024 si potesse tenere ad Assisi – nella Assisi di San Francesco e della pace – il Forum Mondiale dell’Acqua che, al di là del nome ingannatore, sarebbe stato – come ha scritto – il congresso “dei privati, delle multinazionali, della quotazione in Borsa di un bene comune fondamentale”.

Così Emilio si era rivolto in quell’occasione al papa: “Sono un non credente, sono un ex senatore della Repubblica italiana disincantato e deluso dalla sinistra, sono indignato per le ingiustizie e la disumanità di questo mondo e non me la sento di rivolgermi a Lei chiamandola Sua Santità. Ma le Sue parole nell’Enciclica Laudato si’ e il riferimento all’acqua che non può essere oggetto di mercato sono diventate una guida per me e per le Associazioni in cui mi impegno… Mi rivolgo dunque a Lei, Papa Francesco, perché è sola autorità che può cacciare i mercanti dal tempio e chiedere a tanti parroci sparsi in tutto il mondo: tuonate dai vostri pulpiti, tuonateche l’acqua non può essere quotata in Borsa, perché l’acqua è la vita”.

Vinse anche quella battaglia. Le multinazionali dell’acqua andarono a fare il loro forum a Bali, in Indonesia. Poi si è schierato nella lotta contro la guerra e per la pace. Anche firmando – già nel maggio 2021 – un appello per Gaza.

Lo ricordo con gratitudine anche perché nella primavera 2025, benché molto affaticato, volle essere presente a un incontro in cui si discuteva del Modello Milano, delle speculazioni immobiliari, dell’espulsione dalla città a causa dei costi dell’abitare. Sempre troppo appassionato del mondo per starsene zitto a casa, anche quando la salute non lo aiutava a intervenire, a parlare, a dare il suo contributo. Sempre fedele a una concezione di “politica” come amore per la collettività. Le parole che ha detto, le lotte che ha fatto restano incise nella nostra storia e nella storia del nostro Paese.

di Gianni Barbacetto. Nel volume “L’acqua di Emilio” pubblicato nel marzo 2026 dal Comitato milanese Acquapubblica
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