POLITICA

Prove di centro (destra). Ovvero Sala, Salis, Cerasa e Occhiuto, uniti dall’ottimismo “contro l’industria del rancore”

Prove di centro (destra). Ovvero Sala, Salis, Cerasa e Occhiuto, uniti dall’ottimismo “contro l’industria del rancore”

Prove (affettuose) di centro (-destra). A Giuseppe Sala non è bastato Matteo Renzi, che è andato a omaggiare quattro giorni fa all’assemblea milanese di Italia Viva. Ieri il sindaco è andato a festeggiare Claudio Cerasa, direttore (con soldi pubblici) del Foglio, che ha presentato a Milano L’Antidoto, “manifesto dell’ottimismo” edito da Silvio Berlusconi Editore (“il più grande ottimista d’Italia”) e scritto da Cerasa in tempi in cui effettivamente il mondo sprizza ottimismo da tutti i pori.

Per non farsi mancare niente, accanto a Cerasa e Sala c’erano Silvia Salis, sindaca di Genova, e Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicepresidente di Forza Italia, corrente Pier Silvio. I quattro vibravano all’unisono. L’ideona di Cerasa è che raccontare quello che non va produce “l’industria del Rancore” che poi “nutre il Populismo” (male assoluto) e mette in moto “l’ingranaggio della Gogna”. Dunque, bisogna invece “ridare ottimismo al Paese”. Tutti d’accordo in sala, Sala e Salis. E pure Occhiuto.

“La narrazione di Milano oggi così negativa e così cattiva è anche falsa”, proclama Sala. In sintonia con Occhiuto, sensibile soprattutto alla Gogna: “Io l’ho subita, ma ho reagito; invece di farmi rosolare dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, mi sono dimesso e ricandidato. E ho vinto”. Il giudizio di Dio. Sala non vuole restare indietro: “Io la gogna l’ho sperimentata sulla mia pelle. Dopo Expo, ho passato tre anni a difendermi in tribunale” (ingrato: secondo l’amico Renzi aveva goduto della “sensibilità istituzionale” della Procura). Ma forse adesso va anche peggio, all’ombra dei grattacieli fuorilegge.

Basta però con i cattivi pensieri, largo all’ottimismo. Occhiuto promette di non sfidare Antonio Tajani per la leadership di Forza Mediaset e butta lì che c’è “una domanda di liberismo e riformismo” che Sala e Salis ascoltano, ma non “l’attuale leadership del Pd” (l’innominata Elly Schlein).

Sala fa l’ottimista vantandosi di aver dato “una reputazione internazionale” a Milano, che ha fatto diventare “città attrattiva”. Le disuguaglianze? “Va bene la redistribuzione della ricchezza, ma prima bisogna produrla”. Avanti allora con le Grandi Opere, evviva le Olimpiadi. I quattro sono un poker di ottimismo. Sala dimentica di difendere, almeno un po’, Elly e il partito che pure sostiene la sua giunta. Dice no a ogni (timida) richiesta di “discontinuità” che proviene dal Pd più masochista d’Italia, che zitto ingoia. 

Il Fatto quotidiano, 22 gennaio 2026 (versione aggiornata)
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