Milano fa scuola. Indagine sui “mostri urbani” di Bologna
Milano fa scuola. Anche a Bologna è stata aperta un’inchiesta sull’urbanistica: sotto osservazione della Procura sono tredici “mostri urbani”. E un architetto dirigente del Comune, Alessandro Delpiano, è stato punito dal sindaco Matteo Lepore per essersi schierato pubblicamente contro la legge Salva-Milano.
La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo dopo aver ricevuto un esposto firmato da cittadini che allineano i casi di tredici grandi palazzi cresciuti negli ultimi anni in città al posto di edifici molto più bassi. In via Stalingrado, alle Due Madonne alla Bolognina, in via Toscana, in zona Ospedale Maggiore, in via Mazzini, in via Nadalini, in via Canova e in altre zone della città sono stati edificati quelli che vengono ormai comunemente chiamati “mostri urbani”, contrastati da comitati nati in varie zone della città, tra cui “Bologna vuole vivere”.
Dopo aver tentato la strada del dialogo con l’amministrazione, ponendo domande e richieste di accesso agli atti, i comitati, insoddisfatti delle risposte, hanno presentato un esposto alla Procura, chiedendo di verificare la correttezza delle procedure con cui sono stati costruiti i tredici “mostri”. La domanda posta è: il Comune ha chiesto ai costruttori le compensazioni previste dalla legge per la realizzazione di nuove imponenti volumetrie nel tessuto urbano cittadino? Sono stati pretesi i servizi ai cittadini (giardini, parcheggi o altri interventi) dovuti per legge quando si aumenta il carico urbanistico?
Dopo l’apertura del fascicolo conoscitivo da parte della Procura, il Comune ha risposto che tutte le edificazioni contestate sono a norma di legge. La legge regionale emiliana sull’urbanistica è diversa da quella lombarda, risponde innanzitutto l’amministrazione. È una risposta molto simile a quella tentata a Milano all’inizio dello scandalo: le leggi sono contraddittorie, abbiamo seguito l’interpretazione che ci pareva più utile alla città.
Nel merito, dei tredici “mostri urbani” denunciati, due sono stati realizzati con la Scia, l’autocertificazione tanto di moda a Milano. Sette hanno avuto un permesso di costruire e tre un Poc (Piano operativo comunale, che esiste solo nella legge emiliana). Dunque, almeno in dieci casi su tredici il Comune non ha preteso il piano attuativo particolareggiato, dunque neppure gli oneri che i costruttori sono tenuti a versare alle casse comunali. E i casi simili ai tredici segnalati, a Bologna sono centinaia.
Come a Milano, anche a Bologna sembra si sia installata da anni una cricca dell’urbanistica. Sette dei tredici “mostri” sono stati progettati dallo stesso architetto. E la Commissione edilizia (simile alla Commissione paesaggio milanese) vede da dieci anni la presenza preminente dello studio d’architettura Scagliarini, prima del padre Corrado e poi del figlio Federico.
Un altro collegamento con Milano è la presenza a Bologna del Politecnico milanese: ha redatto il Psc (Piano strutturale comunale) con il coordinamento generale della professoressa Patrizia Gabellini, sostituito nel 2021 dal Pug (il nuovo Piano urbano), sempre coordinato dalla professoressa Gabellini, che è stata anche assessora all’urbanistica dal 2011 al 2016. Ma anche consulente di Fico e Prelios per un mega-progetto di espansione edilizia. Tecnico, assessore, consulente.
Sembra tanto una ritorsione lo spostamento di Alessandro Delpiano, dirigente del settore Pianificazione territoriale e mobilità sostenibile, demansionato con l’arrivo nel settore mobilità dell’ex assessore Andrea Colombo. Normale rotazione di funzioni, secondo il Comune di Bologna. C’è chi osserva però che Delpiano ha firmato un articolo contro la Salva-Milano pubblicato nel novembre 2024 sulle pagine milanesi di Repubblica. Con grandi proteste del sindaco Giuseppe Sala che sono arrivate fino alle orecchie del suo collega di Bologna, Matteo Lepore.
