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Emilio Molinari, dalle lotte operaie del Novecento ai nuovi movimenti

Emilio Molinari, dalle lotte operaie del Novecento ai nuovi movimenti

Emilio Molinari se n’è andato a 85 anni, dopo aver attraversato da dirigente politico la grande storia del Novecento, ma anche i movimenti del nuovo millennio. È stato fino all’ultimo troppo appassionato del mondo per starsene fermo e zitto a casa. Ancora il 18 maggio scorso aveva voluto essere presente a un incontro in cui si discuteva del Modello Milano, delle speculazioni immobiliari, delle disuguaglianze crescenti, dell’espulsione dalla città a causa dei costi dell’abitare.

Per lui la politica era passione sociale e civile, non carriera. Fu consigliere comunale a Milano, regionale in Lombardia, poi parlamentare europeo e senatore della Repubblica. Dirigente di Avanguardia operaia e di Democrazia proletaria, in seguito dei Verdi arcobaleno e della Federazione dei Verdi.

Figlio di operai milanesi, era entrato giovanissimo alla Borletti (“Punti perfetti”: fabbricava macchine per cucire e pezzi di armamenti) assunto perché vi aveva lavorato la madre. “Eravamo poco più che bambini, ci chiamavano i Pierini”, aveva ricordato in un’intervista. “La mia prima paga era settimanale, ci si metteva tutti in fila davanti a un’impiegata che aveva davanti a sé la cassetta: a 14 anni presi 3.500 lire”.

Diventa operaio specializzato. “Verso i 17 anni iniziai a frequentare le scuole serali. Uscivo di casa alle 7 e mezza del mattino, facevo l’orario pieno in fabbrica, sabato compreso, e poi alle 17 andavo direttamente a scuola imbottito di panini che mi preparava mia madre”. Non sopportava il minestrone servito nella gigantesca mensa della Borletti, dove trovava apparecchiate e già riempite 3 mila scodelle di metallo. “Rientravo a casa poco prima di mezzanotte e lì mi aspettava uno zabaione fatto sempre da mia mamma”.

A 22 anni è perito industriale. “Sono passato a essere un tecnico, un impiegato. Disegnavo, progettavo. Ero passato dall’altra parte del vetro, non ero più un operaio, ma ero restato uno di loro, cresciuto fin da bambino in mezzo a loro”. Negli anni Sessanta “scopre” la politica. 1963: i primi scioperi per il contratto dei metalmeccanici. 1966: Emilio sposa Tina, inseparabile. 1968: le lotte operaie e studentesche esplodono. “Riunioni su riunioni. Lotte, scioperi. Ricordo il primo volantino, lo facemmo distribuire agli studenti, ma nacque dopo lunghe analisi e discussioni tra i lavoratori. Descrivevamo la nostra vita, i dettagli dei soprusi, della violenza dei ritmi che ci imponevano, del cottimo, dei capireparto, dei marca-tempo”. Così nascono i Cub, i comitati unitari di base.

Esaurita quella fase, chiuse le grandi fabbriche milanesi, l’ambientalismo diventa il suo nuovo terreno di impegno. Emilio Molinari diventa il leader italiano del movimento mondiale per l’acqua pubblica, che in Italia vince il referendum del 2011. Presidente del Comitato per un Contratto mondiale sull’Acqua, vicepresidente dell’Associazione “Laudato si’”, fondatore dell’associazione CostituzioneBeniComuni.

Nel 2024 scrive a papa Francesco: “Sono un non credente, sono un ex senatore della Repubblica italiana disincantato e deluso dalla sinistra, sono indignato per le ingiustizie e la disumanità di questo mondo e non me la sento di rivolgermi a Lei chiamandola Sua Santità. Ma le Sue parole nell’Enciclica Laudato si’ e il riferimento all’acqua che non può essere oggetto di mercato sono diventate una guida per me e per le associazioni in cui mi impegno… Mi rivolgo dunque a Lei, Papa Francesco, perché è la sola autorità che può cacciare i mercanti dal tempio e chiedere a tanti parroci sparsi in tutto il mondo: tuonate dai vostri pulpiti, tuonate che l’acqua non può essere quotata in Borsa, perché l’acqua è la vita”. Al termine della sua vita, Emilio è stato salutato a pugno chiuso, alla Camera del lavoro di Milano, al canto dell’Internazionale.

Il Fatto quotidiano, 11 luglio 2025
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