SISTEMA MILANO

Saldi di fine stagione. Sala offre i beni di pregio ai privati (e Conte festeggia)

Saldi di fine stagione. Sala offre i beni di pregio ai privati (e Conte festeggia)

Saldi di fine stagione. L’amministrazione di Giuseppe Sala è a fine corsa, ed ecco che cerca di piazzare in gestione ai privati alcuni pezzi pregiati del patrimonio pubblico dei milanesi. Sono Palazzo Dugnani, la Pusterla di Sant’Ambrogio, la Porta Ticinese Medievale, il Palazzo Calchi Taeggi di Porta Vigentina, i Magazzini al Bastione di Porta Venezia. E poi Palazzo Galloni, il Dazio Ovest di Porta Ticinese, l’ex Casa dell’Acqua di via Giacosa, l’ex scuola rurale di Lampugnano, l’ex circolo popolare di via Varesina e tre cascine storiche, Corba, Molino Spazzola e Cort del Colombin. E infine sette proprietà del Comune fuori Milano: ex colonie e ville sul lago di Como, a Recco, Pietra Ligure, Andora, Cesenatico e Sondalo.

È la prova provata che l’amministrazione Sala non sa (e non vuole) gestire il patrimonio pubblico. Le piscine comunali le ha chiuse o date ai privati per trasformarle in centri fitness, i mercati comunali li sta riducendo a location fighette per aperitivi milanesi, lo stadio di San Siro lo ha svenduto. Ora tocca a edifici di pregio come Palazzo Dugnani, a spazi antichi come la Pusterla, alle colonie (ormai ex) dei bambini milanesi.

Un patrimonio che faceva parte del welfare cittadino, un tempo: quando il riformismo ambrosiano c’era davvero e non era un’etichetta di marketing politico calendian-renziano a riforme zero; quando il Comune mandava in vacanza i figli delle famiglie che non potevano permettersi vacanze, quando si costruivano interi quartieri di case popolari: Quarto Oggiaro, Gallaratese, Lorenteggio, Gratosoglio, San Siro…

Oggi ho finalmente capito perché Sala diceva di avere un’“ossessione” per le periferie: non era “ossessione”, era orrore. Orrore per le case popolari. L’altro ieri lo ha confessato, parlando di sicurezza nel quartiere di San Siro: “È inutile girarci intorno. Ha una percentuale di case Aler eccessiva. Così si perde l’equilibrio sociale: la proporzione tra gli italiani e i non italiani è eccessiva, e tutto questo condiziona le scuole. Poi quello che succede è che i figli degli italiani, che li mettono in una scuola di quartiere, vedono magari che si ritarda l’apprendimento perché tanti hanno problemi con la lingua, allora li spostano”.

Capito? Ci sono troppe case popolari a San Siro! Certo: sarebbe bello che non ci fossero quartieri ghetto, le case popolari dovrebbero essere distribuite in tutta la città, anche dove costruisce Catella, anche dove Sala ha lasciato tirar su grattacieli di lusso come ristrutturazione di un garage. Ma Sala non ha costruito né interi quartieri popolari (come hanno fatto i suoi predecessori democristiani e socialisti, quelli sì davvero riformisti), né ha imposto piccole quote diffuse di edilizia popolare a chi è venuto a fare la (presunta) rigenerazione urbana. Peggio: non ha saputo gestire – insieme alla Regione – neppure le case popolari che ci sono, come quelle Aler di San Siro.

È il plateale fallimento del “riformismo” Ztl di Sala and friends. Andate in piazza Selinunte e lo vedrete con i vostri occhi. E adesso ci vogliono fare pure la lezione. Ci dicono che a San Siro c’è “una percentuale di case Aler eccessiva”, per non ammettere che non hanno saputo gestire il quartiere, né il Corvetto, né il Lorenteggio. Erano in altre faccende affaccendati: celebrare la gloria catelliana di piazza Gae Aulenti, del Bosco Verticale (senza bosco), della Biblioteca degli Alberi (senza alberi).

E adesso il candidato delfino di Sala, Emmanuel Conte, banchiere e assessore a tempo perso, emette comunicati trionfanti in cui esulta – wow! – perché ben 226 “tra architetti, interior designer, ingegneri, rappresentanti di associazioni culturali, sportive e assistenziali hanno visitato gli immobili messi a bando dal Comune. Associazioni, professionisti, operatori che guardano al patrimonio pubblico come a uno spazio da riaprire e restituire alla città, non come investitori in cerca di rendita”. Benefattori! A cui lasciar gestire pezzi pregiati del patrimonio pubblico che Sala&C hanno abbandonato.

Il Fatto quotidiano, 3 luglio 2026
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